Tubercolosi in Italia: una riflessione
Tuberculosis in Italy: a reflection

Angelo Pan,1 Cesarina Curti2
1. Malattie infettive, Azienda socio sanitaria territoriale di Cremona
2. Comitato di Redazione GIMPIOS


Hanno destato qualche apprensione talune recenti informazioni della stampa in tema di malattie infettive in generale e di tubercolosi in particolare. A tale proposito ci ha stupito l’affermazione che nel nostro Paese si è osservato un aumento di casi di tubercolosi. Abbiamo ritenuto pertanto opportuno fare il punto della situazione tra noi operatori sanitari.
Il 24 marzo 2018, in occasione della Giornata Mondiale della Tubercolosi, l’ECDC (Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha pubblicato i dati relativi alle morti per tubercolosi nel 2016 in Europa: 4.300 decessi su oltre 5 milioni di morti da tutte le cause.1 Nel 2015 i decessi erano stati 4.500 e in generale il trend è andato diminuendo negli ultimi dieci anni.
I dati relativi all’Italia pubblicati sul sito del nostro Ministero della Salute evidenziano che nel 2016 si è osservato il numero più basso di casi di tubercolosi nel nostro Paese da quanto è attivo il sistema di sorveglianza, cioè dal 1955.2 Nel 2016 sono stati notificati 4.032 casi, pari a 6,6 /100.000 abitanti, meno di quanto osservato in altri grandi Paesi Europei (es.Germania, Regno Unito e Francia). Nel 2008 i casi erano stati 4.418, pari a 7,4/100.000 abitanti, mentre nel 1955 erano 12.247, con un tasso di 25,3/100.000 abitanti. Come riporta il sito del Ministero della Salute, anche la mortalità è diminuita, passando da 22,5/100.000 abitanti nel 1955 a 0,6/100.000 abitanti nel 2016.
In questi anni in ambito europeo è senza dubbio mutata la popolazione affetta da tubercolosi, con un aumento di casi nella popolazione immigrata;3 ciò non perché chi arriva sia già ammalato, ma perché spesso gli stranieri vivono in condizioni meno favorevoli e sono quindi esposti a un rischio più alto di contrarre la malattia, come sottolineano i dati delle sorveglianze condotte negli ultimi anni al momento degli sbarchi e nei vari centri di accoglienza dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’ Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà (INMP). Se è vero che a partire dal 2009 si è verificato un costante aumento della proporzione di casi notificati tra cittadini nati all’estero (che rappresentavano il 44% nel 2005 e il 66% nel 2014), è altresì vero che il numero assoluto dei casi è in calo anche fra gli immigrati.
È altresì opportuno ricordare che nel corso degli anni il Ministero della Salute ha emanato, in accordo con la Conferenza Stato- Regioni-Province Autonome, le linee guida per il controllo della tubercolosi sulla base delle indicazioni dell’OMS, indicazioni mirate a promuovere la standardizzazione della terapia antitubercolare, il follow-up dei pazienti trattati, il miglioramento dell’accesso ai servizi e la prevenzione e controllo della TBC nelle persone venute a contatto con pazienti in fase contagiosa, nelle persone immigrate da Paesi ad alta endemia e in ambito sanitario. 4
La storia dell’umanità è sempre stata caratterizzata da spostamenti migratori. Anche l’Italia ha vissuto in passato  due grandi ondate di emigrazione nel periodo che va dal 1861 (anno della proclamazione del Regno d’Italia) al 1985 e, dai primi anni 2000, vive una nuova tipologia di emigrazione che, come noto, interessa principalmente i giovani. Ma è altresì un dato di fatto che in questi ultimi decenni la nostra nazione è stata contestualmente interessata da un fenomeno di immigrazione importante, anche se inferiore a quello registrato da altri Paesi europei. E va da sé che i fenomeni migratori hanno un impatto anche a livello di sanità.  
Ma i problemi della salute e degli spostamenti di popolazioni sono temi troppo importanti perché vengano analizzati e discussi partendo da informazioni non corrette e/o superficiali; per trovare soluzioni realmente efficaci per il Paese è necessario partire da notizie, per quanto possibile, precise.
Noi che operiamo nell’ambito della medicina sappiamo perfettamente che, nel nostro settore, se si analizzano male i dati, i risultati ottenuti possono portare a sbagliare diagnosi ed al rischio di fare danni al paziente. Altrettanta cautela dovrebbe essere applicata nell’ambito della sociologia, per far sì che fenomeni che certamente presentano anche delle criticità possano essere gestiti al meglio, per il comune interesse della società.▪


Bibliografia
1. www.ECDC. Tuberculosis surveillance and monitoring in Europe, 2018. Surveillance report, 19 mar 2018.
2. www.Ministero della Salute. Tubercolosi in Italia.
3. Da Rold C. Tubercolosi, immigrazione e Italia. Tutti i numeri. Il Sole 24 ore, 3 aprile 2018.
4. SNLG. Il controllo della tubercolosi tra gli immigrati in Italia. Febbraio 2018 www.inmp.it/lg/LG_Tubercolosi.pdf