TY  -  JOUR
AU  -  Goglio, Antonio
AU  -  Curti, Cesarina
AU  -  Rigobello, Vilma
AU  -  Patroni, Andrea
AU  -  Macor, Antonio
AU  -  Poli, Anna
AU  -  Averara, Franca
T1  -  Infezioni da Clostridium difficile:<BR>risultati di un’indagine negli ospedali italiani
PY  -  2013
Y1  -  2013-04-01
DO  -  10.1716/1345.14964
JO  -  GIMPIOS
JA  -  Gimpios
VL  -  3
IS  -  2
SP  -  54
EP  -  66
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1122-407X
Y2  -  2026/04/30
UR  -  http://dx.doi.org/10.1716/1345.14964
N2  -  Riassunto<BR>Introduzione. Le infezioni da Clostridium difficile (CDI) costituiscono un importante problema di salute pubblica nel mondo. Questa indagine si propone di “fotografare” la realtà italiana, anche alla luce delle linee guida SIMPIOS di prevenzione e controllo delle CDI e di identificare aree di miglioramento. Materiali e metodi. Nell’inverno 2011-12 gli ospedali italiani sono stati invitati a partecipare ad una indagine sulla gestione delle infezioni da Clostridium difficile (CD) mediante autocompilazione e spedizione per via elettronica di un questionario di 42 domande. Risultati. Hanno aderito all’indagine 103 ospedali, di 17/20 regioni, per complessivi 47.010 posti letto e 1.872.790 ricoveri/anno (24% del totale dei ricoveri in Italia). I dati sulle indagini microbiologiche hanno evidenziato diffuse criticità per quanto attiene la metodica utilizzata per l’identificazione di CD (il 65% utilizza solo test rapidi per ricerca tossine A/B) e la comunicazione dei risultati entro le 24 ore (82% nei giorni feriali, solo il 24% nei festivi). I casi di CDI sono stati 3,6/10.000 giornate di degenza e 1/1.000 ricoveri. Sono risultati positivi l’11% dei campioni esaminati e il 12% dei pazienti indagati. L’81% delle strutture attua un sistema di sorveglianza, basato soprattutto sulla microbiologia e, negli ultimi anni, oltre il 40% ha effettuato studi di prevalenza/incidenza. Si applica sistematicamente l’isolamento in camera singola nel 24% dei casi, sempre le precauzioni da contatto. Per l’igiene ambientale l’85% usa cloroderivati, a concentrazioni ?1.000 ppm per l’igiene quotidiana, superiori nella pulizia terminale. Il 93% delle strutture ha in atto misure per il buon uso degli antibiotici; il 62% ha organizzato iniziative di formazione per il personale; il 46% ha prodotto e distribuito materiale informativo per malati e visitatori. Conclusioni. L’indagine conferma l’ampia diffusione delle CDI ed anche l’esigenza di una più puntuale implementazione delle indicazioni delle linee guida. <BR>Parole chiave. Clostridium difficile, CDI, Italia, indagine.<BR>
ER  -   
