TY  -  JOUR
AU  -  Guarneri, Davide
AU  -  Arosio, Marco
AU  -  Raglio, Annibale
T1  -  Mycobacterium chimaera:<br>solo patogeno o punta di un iceberg?<br>
Una riflessione sui dati di letteratura
PY  -  2018
Y1  -  2018-10-01
DO  -  10.1716/3144.31262
JO  -  GIMPIOS
JA  -  Gimpios
VL  -  8
IS  -  4
SP  -  148
EP  -  153
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1122-407X
Y2  -  2026/04/27
UR  -  http://dx.doi.org/10.1716/3144.31262
N2  -  Già nel 2002 era stata segnalata la difficoltà di controllare il rischio di infezioni correlato all’uso di unità di raffreddamento-riscaldamento (heater-cooler unit, HCU), e ciò a causa di una evidenziata possibilità di contaminazione/colonizzazione microbica. Nel 2011 in due pazienti con un pregresso intervento cardiochirurgico è stata diagnosticata un’infezione da Mycobacterium chimaera presso l’Ospedale Universitario di Zurigo, in Svizzera. L’infezione è stata correlata alla contaminazione, in fase di produzione, di un modello di HCU (3T SorinGroup, LivaNova). I dati ad oggi disponibili confermano il rischio di colonizzazione degli HCU e di formazione di biofilm, con possibile contaminazione nei modi più svariati, sia per contatto che per via aerea, con conseguenti infezioni da batteri acquicoli. Alcuni studi hanno dimostrato che anche HCU di altri produttori erano contaminati da M. chimaera. Questi isolati erano tuttavia geneticamente distinti poiché presentavano 47 e 49 differenze nucleotidiche puntiformi rispetto agli isolati dagli HCU Sorin 3T e non sono stati collegati con nessun caso clinico. Probabilmente le caratteristiche idrofobiche di M. chimaera possono aiutare a comprendere e/o confermare perché sia in grado più di altri acquicoli di colonizzare e diffondere per aerosol. Inoltre, l’identificazione microbiologica di M. chimaera, descritto per la prima volta nel 2004, non è semplice e fino a pochi mesi fa era possibile attraverso il sequenziamento della regione ITS del 16S-23S rRNA, del 16S rRNA e dell’hsp65. Oggi, invece, la differenziazione da M. intracellulare è possibile anche con test commerciali di ibridizzazione inversa. Questo inatteso focolaio globale causato da un onnipresente agente patogeno opportunistico da un lato evidenzia la vulnerabilità dei sistemi tecnici in uno dei campi medici più all’avanguardia, quale la cardiochirurgia, e dall’altro ricorda la necessità di gestire in modo attivo la sicurezza dell’acqua e dell’aria negli ospedali. Per quanto sino ad oggi noto, e fino a quando non si avranno altri dettagli tecnici, si consiglia di inserire HCU in stanze dedicate o all’interno di vetrate con estrazione d’aria controllata.
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