TY  -  JOUR
AU  -  Balicco, Bruno
T1  -  Stewardship antibiotica in periodo COVID-19.<br>
Analisi dei comportamenti
nelle terapie intensive italiane:<br>sovrainfezioni o paura?
PY  -  2020
Y1  -  2020-10-01
DO  -  10.1716/3563.35425
JO  -  GIMPIOS
JA  -  Gimpios
VL  -  10
IS  -  4
SP  -  155
EP  -  160
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1122-407X
Y2  -  2026/04/19
UR  -  http://dx.doi.org/10.1716/3563.35425
N2  -  . I dati nazionali e locali sono inequivocabili. Durante l’epidemia virale di COVID-19 negli ospedali Italiani si è vista un’impennata nel consumo di antimicrobici, soprattutto nel mese di marzo, per poi ritornare a livelli di poco superiori all’epoca pre-COVID solo dopo la prima settimana di aprile. Qual è stato il razionale di tale comportamento, che anche negli ospedali normalmente più virtuosi ha scompaginato tutte le lunghe lotte per una politica sull’uso mirato e ridotto della terapia antimicrobica? In questo articolo rivisitiamo i dati della letteratura, per valutare se questo comportamento sia stato rilevato anche al di fuori dell’Italia: sia per i pazienti COVID ricoverati nei reparti di degenza, sia in particolare per quelli ricoverati nelle terapie intensive. L’abuso di farmaci antibatterici aveva un razionale nell’aumento delle coinfezioni batteriche e fungine nei pazienti affetti da SARS-CoV-2? Oppure di fronte a quadri polmonari così gravi, ed in assenza di una terapia efficace, è prevalsa la tentazione di utilizzare comunque un antimicrobico “perché non si sa mai” ? Dai dati raccolti sembra prevalere questa seconda ipotesi. È vero che i pazienti che hanno stazionato più a lungo in Terapia Intensiva hanno sviluppato sovrainfezioni batteriche anche letali; è vero anche che l’utilizzo a valanga di farmaci che hanno ridotto le difese immunitarie (tocilizumab e cortisonici in particolare) hanno fornito i presupposti per un aumento delle sovra infezioni; ma dai dati risulta che non si è verificato un aumento significativo di infezioni batteriche, tanto che il fenomeno è andato riducendosi quando abbiamo imparato a curare meglio questi pazienti. In questo articolo vogliamo valutare l’entità del fenomeno (abbandono delle pratiche di stewardship antibiotica, riduzioni delle misure di controllo delle infezioni) e ricondurre i sanitari, che stanno affrontando la nuova fase dell'epidemia, a fare riferimento al razionale scientifico piuttosto che all’emotività dettata dalla novità e gravità della pandemia ed all’ eccezionale afflusso di pazienti in un lasso brevissimo di tempo.
ER  -   
