TY  -  JOUR
AU  -  Chittò, Elisa
T1  -  “La contagione pestifera”:<br> 
l’epidemia del 1452 a Cremona
PY  -  2021
Y1  -  2021-01-01
DO  -  10.1716/3614.35953
JO  -  GIMPIOS
JA  -  Gimpios
VL  -  11
IS  -  1
SP  -  36
EP  -  43
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  1122-407X
Y2  -  2026/05/20
UR  -  http://dx.doi.org/10.1716/3614.35953
N2  -  . Fra le malattie infettive mai del tutto scomparse troviamo la peste: il batterio Yersinia pestis è ancora fra noi, e ogni anno si hanno segnalazioni soprattutto nelle parti più povere del mondo; ma si tratta di una malattia ora facilmente curabile. Ed è a questa terribile malattia epidemica, che a partire dal 1348 ha cominciato duramente a colpire le nostre città, che possiamo guardare per scoprire molte analogie con il presente e i modelli di contenimento che i nostri antenati avevano sviluppato. Un esempio può essere l’ondata di peste che aveva colpito il ducato di Milano fra il 1450 e il 1452, e nello specifico Cremona, città duramente colpita da Covid-19 dalla primavera 2020. Dai carteggi scambiati fra il duca Francesco Sforza, il suo luogotenente Giovanni da Tolentino e i magistrati della città è possibile ricostruire i provvedimenti che erano stati messi in atto per arginare e limitare il contagio, spesso accompagnato da guerre e carestie. Fra i più diffusi e forse efficaci vi erano i controlli alle porte cittadine per impedire l’ingresso di persone provenienti dai luoghi sospetti, l'introduzione di officiali sanitari addetti alla sorveglianza della salute pubblica, l’allontanamento degli ammalati in zone lontane e difficilmente raggiungibili da familiari e conoscenti, la chiusura delle case abitate da gente sospettata di essere infetta, il controllo su poveri e mendicanti per evitare che circolassero per le strade spargendo il morbo ovunque. Non sempre Milano riusciva ad imporre l'uso di misure drastiche ai podestà e ai magistrati delle città del Ducato, i quali erano sempre riluttanti a metterle in pratica.
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