Investimenti PNCAR: a che punto siamo?

PNCAR investments: where do we stand?

Fabio Arena

Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Perugia Struttura Complessa di Microbiologia, Azienda Ospedaliera di Perugia

L’antimicrobico-resistenza (AMR, Antimicrobial Resistance) rappresenta una delle più gravi minacce per la salute pubblica a livello mondiale. La progressiva perdita di efficacia degli antibiotici, dovuta all’uso eccessivo o inappropriato di questi farmaci sia in medicina umana sia in ambito veterinario, rende sempre più difficili da trattare infezioni che fino a pochi anni fa erano considerate facilmente curabili.

In questo contesto l’Italia, uno dei Paesi europei maggiormente interessati dal fenomeno, si è dotata di un Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR), uno strumento strategico che definisce obiettivi, azioni e responsabilità per contenere la diffusione delle infezioni resistenti agli antibiotici e promuovere un utilizzo più appropriato.

Il PNCAR nasce con una prima edizione riferita al periodo 2017-2020 ed è stato successivamente aggiornato con il PNCAR 2022-2025. Il Piano recepisce le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, della Commissione europea e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), adottando un approccio integrato di tipo One Health. Il PNCAR coinvolge quindi numerosi soggetti istituzionali: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Regioni e Province autonome, aziende sanitarie, ospedali, servizi veterinari, istituti zooprofilattici e professionisti della salute. L’obiettivo generale è ridurre il peso delle infezioni causate da microrganismi resistenti, limitando la comparsa di nuove resistenze attraverso un uso responsabile degli antibiotici e un rafforzamento delle attività di prevenzione e sorveglianza.

Il PNCAR individua una serie di aree prioritarie di intervento, tra le quali: sorveglianza epidemiologica; prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza; e formazione continua dei professionisti sanitari. L’approccio One Health estende infine le azioni anche al settore veterinario e agroalimentare, con l’obiettivo di ridurre l’impiego di antibiotici negli allevamenti e limitare la diffusione delle resistenze lungo la filiera alimentare.

Nel sistema sanitario italiano le Regioni rivestono un ruolo centrale nell’attuazione del PNCAR. Pur essendo definito a livello nazionale, il Piano viene infatti implementato attraverso programmi regionali che traducono gli indirizzi strategici in azioni operative. Ogni Regione è chiamata a predisporre un proprio Piano regionale, individuando referenti dedicati, reti di laboratori microbiologici, sistemi di sorveglianza e gruppi di coordinamento multidisciplinari.

Le aziende sanitarie devono inoltre sviluppare programmi di stewardship antibiotica, rafforzare il controllo delle infezioni ospedaliere e monitorare periodicamente il consumo di antibiotici e l’andamento delle resistenze. Questa organizzazione decentrata consente di adattare gli interventi alle specificità territoriali, ma comporta anche differenze nell’attuazione del Piano tra le diverse aree del Paese.

Per diversi anni il principale limite del PNCAR è stato rappresentato dalla mancanza di un finanziamento dedicato. Le attività previste venivano infatti sostenute prevalentemente attraverso le risorse ordinarie del Servizio sanitario nazionale, con conseguenti difficoltà nel garantire un’applicazione uniforme sul territorio.

Una svolta è arrivata con la Legge di Bilancio 2022, che ha istituito un finanziamento specifico per il contrasto dell’antimicrobico-resistenza.

Per il biennio 2023-2024 sono stati stanziati complessivamente 80 milioni di euro, ripartiti tra le Regioni e le Province autonome secondo criteri condivisi in sede di Conferenza Stato-Regioni. Le risorse sono state distribuite principalmente in base alla popolazione residente, con correttivi legati ai fabbisogni organizzativi dei singoli territori.

Successivamente sono stati previsti ulteriori finanziamenti destinati al consolidamento delle attività previste dal PNCAR 2022-2025, con l’obiettivo di rendere strutturali gli interventi di prevenzione e controllo.

Dagli atti pubblici disponibili si evince che una parte significativa dei finanziamenti è stata utilizzata per potenziare l’attività dei laboratori di microbiologia clinica, acquistando nuove apparecchiature per l’identificazione rapida dei microrganismi e migliorando la capacità diagnostica nell’ambito delle resistenze antimicrobiche.

Un secondo ambito riguarda il rafforzamento dei programmi di sorveglianza epidemiologica. Numerose Regioni hanno investito nell’integrazione dei sistemi informativi, nella raccolta dei dati sui consumi di antibiotici e nella condivisione delle informazioni tra ospedali, servizi territoriali e laboratori.

Un altro settore di investimento riguarda la formazione. Sono stati organizzati corsi rivolti a medici, infermieri, farmacisti e veterinari finalizzati a migliorare la prescrizione degli antibiotici e la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza.

Anche la comunicazione verso i cittadini rappresenta una voce importante di spesa. Diverse Regioni hanno promosso campagne informative per sensibilizzare la popolazione sull’importanza di non assumere antibiotici senza prescrizione medica, di completare le terapie prescritte e di evitare l’automedicazione.

In ambito veterinario i finanziamenti hanno contribuito a rafforzare i controlli negli allevamenti e a migliorare il monitoraggio dell’impiego degli antibiotici negli animali destinati alla produzione alimentare.

I primi dati mostrano alcuni segnali incoraggianti. Negli ultimi anni si è osservata una progressiva riduzione del consumo complessivo di antibiotici, soprattutto nel settore veterinario, mentre cresce la diffusione dei programmi di stewardship antibiotica negli ospedali italiani.

Permangono tuttavia importanti criticità. L’Italia continua a registrare livelli di antimicrobico-resistenza superiori alla media europea per alcuni batteri particolarmente pericolosi, come Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli, Acinetobacter baumannii e Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA). Persistono inoltre differenze significative tra le Regioni nella disponibilità di laboratori di microbiologia autonomi e attivi 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, nella qualità della sorveglianza epidemiologica e nell’attuazione dei programmi di stewardship.

È ormai evidente come il successo del PNCAR dipenda soprattutto dalla capacità di rendere permanenti gli investimenti, evitando che le attività si esauriscano con la conclusione dei finanziamenti straordinari.

Per consolidare i risultati ottenuti sarà necessario garantire continuità agli investimenti, uniformare l’attuazione delle misure sul territorio nazionale e promuovere un cambiamento culturale nell’uso degli antibiotici e un miglioramento stabile delle capacità diagnostiche nel campo delle infezioni da germi multi-resistenti.

Corrispondenza: Fabio Arena
e-mail: fabio.arena@unipg.it