13° Congresso Nazionale SIMPIOS

Verona, 5-7 ottobre 2026

Poster

Sorveglianza clinica delle ICA e delle pratiche assistenziali

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Oltre MRSA e MSSA: i fattori di virulenza nelle infezioni cutanee da Staphylococcus aureus

A. Kuka, J. Zumelli, V. Zaccaria, C. Merla, M. Corbella, I. Mileto,  G. Petazzoni, G. Batisti Biffignandi, F. Baldanti, P. Cambieri

SC Microbiologia e Virologia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia

Introduzione. Staphylococcus aureus è una delle principali cause di infezioni della cute e dei tessuti molli (SSTI). I ceppi produttori di fattori di virulenza, quali la leucocidina di Panton-Valentine (PVL), la tossina esfoliativa A (ETA) e la tossina della sindrome da shock tossico (TSST), sono associati a lesioni cutanee e possono causare gravi manifestazioni sistemiche. Questo studio ha indagato la presenza di geni responsabili della produzione di PVL, ETA e TSST in ceppi di S. aureus isolati da pazienti con SSTI afferenti alla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo (Pavia, Italia) tra gennaio 2024 e maggio 2025. Durante il periodo gennaio 2024 - maggio 2025 in ceppi di S. aureus isolati da pazienti con SSTI si è indagata la presenza di geni responsabili della produzione di PVL, ETA e TSST, con caratterizzazione di eventuali ceppi produttori di PVL. Metodi. Sono stati inclusi 395 isolati di S. aureus, di cui 291 Staphylococcus aureus meticillino-sensibili (MSSA) e 104 meticillino-resistenti (MRSA). I geni codificanti PVL, ETA e TSST sono stati ricercati mediante PCR. I genomi dei ceppi PVL-positivi sono stati sequenziati mediante piattaforma Illumina. Sono stati determinati il Sequence Type (ST), il tipo di cassetta SCCmec e sono stati ricercati geni di resistenza e di virulenza. Risultati. Il gene lukPV della PVL è stato riscontrato in 53 isolati di 49 pazienti (13,4% degli isolati totali), 79,2% MRSA e 20,8% MSSA. Il gene tst della TSST è stato rilevato in 34 isolati (8,6% del totale) di 31 pazienti, 82,4% MSSA e 17,6% MRSA. Il gene eta dell’ETA è stato rilevato in 33 isolati (8,3%) di 29 pazienti, 84% MSSA e 16% MRSA. La maggior parte degli stipiti in grado di produrre tossine sono stati isolati da pazienti comunitari non ricoverati (Pronto soccorso e ambulatori). Una quota rilevante di isolati produttori di tossine è stata isolata da pazienti pediatrici (45% per PVL, 38,5% per ETA, 33% per TSST). In rari casi si è osservata la copresenza di più geni codificanti tossine: PVL e ETA in 1 caso, PVL+TSST in 2 casi e ETA+TSST in 2 casi. 49 isolati PVL positivi, uno per paziente, sono stati sequenziati. Tra gli isolati PVL positivi, il clone più frequentemente isolato è stato ST8 (29%, n=14), seguito da ST152 (16%, n=8), ST1153 e ST22 (10% ciascuno, n=5) e ST121 (8%, n= 4). I ST1, ST5, ST6, ST15, ST772, ST2990, ST3792 sono stati isolati sporadicamente. Tra gli isolati MRSA PVL-produttori, la cassetta comunitaria SCCmec IV è presente nel 55.2% degli isolati (21/38), SCCmec V nel 34,2% (13/38), SCCmec XIII nel 7,8% (3/38). Conclusioni. Nel presente studio, i ceppi di S. aureus produttori di tossine rappresentano una quota rilevante degli isolati responsabili di SSTI, confermando il ruolo dei fattori di virulenza nella patogenesi delle infezioni cutanee comunitarie. La positività per PVL è risultata maggiormente associata ai ceppi MRSA, mentre i geni eta e tst sono stati riscontrati prevalentemente nei ceppi MSSA. L’elevata prevalenza di SCCmec IV e V tra gli MRSA PVL-positivi conferma la predominanza di cloni comunitari, caratterizzati da elevata diffusibilità e capacità di causare infezioni cutanee invasive. Una quota significativa di ceppi produttori di tossine è stata isolata da pazienti pediatrici, dato che evidenzia il ruolo di queste tossine nelle infezioni cutanee dell’età pediatrica. Inoltre, la maggior parte degli isolati proveniva da pazienti ambulatoriali o dal Pronto Soccorso, supportando l’origine prevalentemente comunitaria di tali infezioni. Questi dati sottolineano pertanto l’importanza della sorveglianza genomica per monitorare la diffusione di ceppi produttori di tossine e supportare la gestione clinica delle SSTI gravi o ricorrenti.

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“Il ribotipo 027 non abita più l’ospedale”: età, provenienza territoriale e valore del re-testing in 432 pazienti consecutivi

C. Leli, L. Ferrara, P. Bottino, F. Gotta, D. Vay, E. Cornaglia, C.L. Magnano, V. Pizzo, M. Leone, E. Berta, E. Scomparin, A. Rocchetti

SC di Microbiologia e Virologia, Azienda Ospedaliero-Universitaria SS. Antonio e Biagio e Cesare Arrigo, Alessandria

Introduzione. L’infezione da Clostridioides difficile rappresenta una delle principali cause di diarrea associata all’assistenza sanitaria. Il ribotipo 027 è associato ad ipervirulenza, maggiore trasmissibilità e peggiori outcome clinici. Tuttavia l’attuale epidemiologia di questo ceppo appare in evoluzione e necessita di essere rivalutata nel contesto delle moderne strategie di controllo delle infezioni e stewardship diagnostica. Scopo di questo studio è stato quello di descrivere le caratteristiche epidemiologiche dei pazienti sottoposti a ricerca di C. difficile tossinogenico e ribotipo 027 e di valutare il rendimento diagnostico del re-testing dopo un iniziale risultato negativo o positivo. Metodi. Studio osservazionale retrospettivo condotto presso la S.C. di Microbiologia e Virologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Alessandria. Sono stati inclusi tutti i pazienti sottoposti a ricerca molecolare di C. difficile tossinogenico e ribotipo 027 mediante test Xpert® C. difficile BT (Cepheid), già risultati positivi ad un test di screening antigenico per ricerca GDH, nel periodo compreso tra dicembre 2021 ed aprile 2026. Risultati. Sono stati analizzati 432 pazienti, di età media 70,7 (±18,4) anni, 364/432 (84,3%) ricoverati e 68/432 (15,7%) provenienti dal territorio o da altre strutture sanitarie. C. difficile tossinogenico è risultato positivo in 258/432 (59.7%) e tra questi: 202/258 (78,3%) positivi per non-027 e 56/258 (21,7%) positivi per ribotipo 027. La frequenza di positività per C. difficile tossinogenico non è risultata associata né al sesso né alla provenienza del campione. Al contrario, il ribotipo 027 è risultato significativamente più frequente nei pazienti provenienti dal territorio o da altre strutture sanitarie rispetto ai ricoverati: 17/68 (25%) vs 39/364 (10,7%); P=0,001. Anche l’età è risultata associata alla positività per ribotipo 027, in particolare l’età avanzata: 1) tossinogenico negativo (66,8±18,7); 2) tossinogenico positivo non-027 (71,4±18,3); 3) tossinogenico ribotipo 027 (80,4±13,9); P<0,0001. Nei pazienti ricoverati, il tempo trascorso tra ricovero e primo campionamento è risultato sovrapponibile tra i tre gruppi, non supportando un’associazione tra ribotipo 027 e prolungata permanenza ospedaliera prima della diagnosi. Sessantaquattro pazienti sono stati sottoposti ad un nuovo campionamento dopo il primo con una mediana di 16,5 giorni (range interquartile: 6,5-42) tra i due e i risultati sono: 59/64 (92,2%) non hanno evidenziato nuove positività; 5/64 (7,8%) sono passati da negativi a positivi, dei quali 3/64 (4,7%) hanno successivamente evidenziato ribotipo 027. Pertanto, oltre il 92% dei re-testing non ha fornito nuove informazioni microbiologiche rilevanti. Conclusioni. I dati evidenziano come il ribotipo 027 sia oggi maggiormente associato ad età avanzata e provenienza territoriale rispetto ad una prolungata esposizione ospedaliera. L’assenza di una differenza significativa nella durata della degenza prima della diagnosi e la maggiore frequenza osservata nei pazienti provenienti dall’esterno suggeriscono che il ribotipo 027 possa rappresentare sempre più un indicatore di fragilità e vulnerabilità assistenziale piuttosto che un fenomeno prevalentemente nosocomiale. Parallelamente, lo scarso rendimento del re-testing conferma il valore delle strategie di stewardship diagnostica raccomandate dalle linee guida internazionali.

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Risultati dell’attività di sorveglianza di alert organism in un ospedale del centro Italia nell’anno 2025

R. De Dona1, C. Castelli2, F. Fanelli3, G. Matarese2, G. Santoro2, M. Tamburro3, G. Ripabelli4

1Azienda Sanitaria Regionale del Molise, Campobasso; 2Università degli Studi del Molise, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Campobasso; 3Università degli Studi del Molise, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Campobasso, Università degli Studi del Molise, Dipartimento di Medicina e di Scienze della Salute “V. Tiberio”, Campobasso; 4Azienda Sanitaria Regionale del Molise, Campobasso; Università degli Studi del Molise, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Campobasso, Università degli Studi del Molise, Dipartimento di Medicina e di Scienze della Salute “V. Tiberio”, Campobasso

Introduzione. I microrganismi alert costituiscono un importante problema di sanità pubblica per l’elevata diffusibilità e la resistenza agli antimicrobici. La sorveglianza microbiologica rappresenta un elemento chiave per il monitoraggio epidemiologico e l’attuazione di interventi di prevenzione e controllo. In questo studio sono stati analizzati gli isolamenti di microrganismi alert segnalati nel corso del 2025 presso un ospedale Hub del Centro Italia, al fine di descriverne la distribuzione e individuare i contesti assistenziali con maggiori criticità, contribuendo all’ottimizzazione delle strategie di infection prevention and control (IPC). Metodi. È stata effettuata un’analisi retrospettiva degli isolamenti di 15 microrganismi sentinella notificati tramite il sistema aziendale automatizzato, nel periodo 01/01/2025-31/12/2025. Sono stati analizzati i dati relativi ai pazienti ricoverati nei diversi reparti ospedalieri, valutando la frequenza di isolamento e la distribuzione dei patogeni oggetto di sorveglianza. Risultati. Nel periodo in esame, sono stati notificati 337 isolamenti provenienti da 16 unità operative. Gli isolamenti in ordine di decrescente sono stati i seguenti: 22,3% (n=75) Staphylococcus aureus meticillino resistente (MRSA); 22,0% (n=74) Escherichia coli Extended Spectrum Beta-Lactamase (ESBL); 14,8% (n=50) Klebsiella spp. ESBL; 13,4% (n=45) Pseudomonas aeruginosa Multi Drug Resistant (MDR); 7,4% (n=25) Enterococchi resistenti a glicopeptidi; 5,9% (n=20) Acinetobacter baumannii MDR; 5,6% (n=19) Klebsiella spp. resistente ai carbapenemi; 3,9% (n=13) Proteus spp. ESBL; 2,4% (n=8) Stenotrophomonas maltophila MDR; 1,2% (n=4) Clostridioides difficile produttore di tossine; 0,9% (n=3) Enterobacter spp. ESBL e 0,3% (n=1) Serratia spp. ESBL. Le segnalazioni hanno riguardato 278 pazienti (età media 70±20,6 anni; range 0–95; mediana 76), dei quali 43 (15,5%) hanno presentato isolamenti multipli, per una media di 2,4 isolamenti per paziente. Le segnalazioni hanno interessato i seguenti reparti: 21,1% (n=71) medicina; 14,5% (n=49) rianimazione; 11,9% (n=40) pronto soccorso; 10,4% (n=35) malattie infettive; 9,8% (n=33) chirurgia vascolare; 8,3% (n=28) nefrologia/dialisi; 6,2% (n=21) urologia; 5,3% (n=18) chirurgia generale; 3,6% (n=12) neonatologia; 3,3% (n=11) ortopedia; 2,1% (n=7 ciascuno) cardiologia e neurologia/stroke unit; 1,2% (n=4) riabilitazione e 0,3% (n=1) oncologia. Conclusioni. Il sistema di sorveglianza ha confermato una maggiore frequenza di isolamenti nei reparti a più elevata intensità assistenziale e volume di ricoveri, con un incremento delle segnalazioni in medicina rispetto alla rianimazione, che negli anni precedenti rappresentava il reparto maggiormente interessato. Il confronto con i dati del triennio 2022-2024 evidenzia un aumento delle segnalazioni di MRSA e una riduzione dei microrganismi Gram-negativi resistenti ai carbapenemi; in particolare si osserva un decremento di Klebsiella spp. produttore di carbapenemasi dal 11,3% nel 2024 al 5,6% nel 2025 e di E. coli produttore di carbapenemasi, non rilevato nel 2025 e che nel 2024 aveva raggiunto l’1,4% (n=5). I risultati esaminati contribuiscono alla definizione del quadro epidemiologico regionale, possono essere di supporto ai dati nazionali, e sottolineano l’importanza del rafforzamento dei programmi di antimicrobial stewardship, la formazione del personale sanitario e le misure di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza.

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Sorveglianza delle infezioni del sito chirurgico negli interventi di posizionamento di dispositivi cardiaci elettronici impiantabili (CIED): monitoraggio degli esiti e miglioramento delle pratiche assistenziali

C. Lorusso1, A. Centi1, L. Arpe1, A. Nicolini1, C. Di Cerbo2,  P. Donateo3, E.D.V. Aguilar3, M. Schettino3, M. Giarrusso3,  I. Aleksic3, S. Botticella3, E. Valdettaro3, M. Popa3, M. Volnghi3,  F. De Benedetti3, R. De Miceli3, S. Ferrari3, M. De Vincensi3,  S. Bisso3, S. D’Iapico3, S. La Forge4, N. Rivara3, G. Parodi3,  B. Mentore5

1Ufficio Infezioni Direzione Medica di Presidio; 2Referente Infermieristica Infezioni Ospedaliere; 3Cardiologia; 4Professioni Sanitarie; 5Direzione Medica di Presidio ASL 4 Liguria

Introduzione. Le procedure di impianto dei dispositivi cardiaci elettronici impiantabili (CIED) rappresentano un trattamento consolidato per numerose patologie cardiache ma sono associate a un rischio di infezioni correlate all’assistenza (ICA), con un’incidenza stimata in letteratura fino al 2%. Le infezioni correlate ai CIED comportano rilevanti conseguenze cliniche, organizzative ed economiche, potendo richiedere la rimozione del dispositivo e prolungati trattamenti antimicrobici. La sorveglianza attiva delle infezioni del sito chirurgico (ISC) costituisce pertanto uno strumento fondamentale sia per la misurazione degli esiti sia per il miglioramento continuo della qualità assistenziale. Metodi. Tra gennaio e giugno 2026 è stato condotto uno studio prospettico di sorveglianza attiva secondo il protocollo europeo SNICh2. Sono stati inclusi pazienti sottoposti a impianto, sostituzione o revisione di CIED. Per ciascun intervento sono stati raccolti dati clinici, procedurali e relativi all’aderenza ai bundles di prevenzione delle ISC. Il follow-up è stato effettuato a 30, 60 e 90 giorni mediante contatto telefonico strutturato e verifica degli eventuali accessi ambulatoriali o ricoveri correlati. L’attività di sorveglianza ha previsto inoltre l’osservazione diretta delle procedure in sala operatoria. Risultati. Sono stati osservati 32 interventi in 30 pazienti, di cui 19 maschi (63%) e 11 femmine (37%), con età media di 77 anni. La degenza media è risultata pari a 4,2 giorni (range 0-15). Ventisei procedure (81%) hanno riguardato il primo impianto del dispositivo e 6 (19%) la sostituzione; in due casi è stato necessario il riposizionamento degli elettrocateteri. I pacemaker hanno rappresentato l’81% dei dispositivi impiantati e i defibrillatori impiantabili (ICD) il 19%. La durata degli interventi non ha mai superato il 75° percentile previsto per la procedura. Il numero medio di aperture delle porte in sala operatoria è stato pari a 5,7 per intervento (range 0-14). L’aderenza alle misure preventive è risultata elevata: profilassi antibiotica perioperatoria appropriata nel 100% dei casi, con somministrazione all’induzione e assenza di prosecuzione postoperatoria; corretta preparazione cutanea e tricotomia nel 100%; controllo glicemico nel 97% e mantenimento della normotermia nel 97%. Durante il follow-up a 90 giorni è stata identificata una sola ISC superficiale (3%), senza coinvolgimento della tasca chirurgica né del dispositivo. Non sono state osservate infezioni profonde o infezioni correlate al CIED. Conclusioni. Lo studio conferma la fattibilità e l’utilità della sorveglianza attiva delle procedure CIED come strumento di monitoraggio degli esiti e di promozione della sicurezza delle cure. Oltre alla rilevazione dell’incidenza delle ISC, l’attività di osservazione diretta ha consentito di valutare in modo sistematico l’aderenza ai bundles chirurgici, favorendo il confronto multidisciplinare tra professionisti e l’identificazione di opportunità di miglioramento. La sorveglianza ha inoltre contribuito all’implementazione di strumenti digitali per la tracciabilità della profilassi antibiotica perioperatoria e al rafforzamento della cultura della prevenzione delle ICA, confermandosi un elemento strategico per il miglioramento continuo della qualità assistenziale.

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Sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza mediante indagini di prevalenza semestrali: esperienza di un presidio ospedaliero

L. Santoro, R. Di Benedetto, P. Nardella, A.M. Arbore, G. Di Ceglie

UOC Direzione Medica, PO Bisceglie, ASL BAT

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano un importante problema di sanità pubblica in quanto associate ad aumento della morbilità, della mortalità, della durata della degenza e dei costi per il Sistema Sanitario Nazionale. La sorveglianza epidemiologica mediante indagini di prevalenza costituisce uno strumento essenziale per monitorare l’andamento del fenomeno e valutare l’efficacia delle strategie di prevenzione e controllo adottate dalle strutture sanitarie. Metodi. È stata condotta un’indagine di prevalenza secondo la metodologia “one day study” presso le unità operative del Presidio Ospedaliero di Bisceglie. Nella giornata di rilevazione sono stati arruolati 45 pazienti, selezionati sulla base dei seguenti criteri di eleggibilità: degenza superiore alle 48 ore e assenza di dimissione programmata nella stessa giornata dello studio. La raccolta dei dati è stata effettuata mediante revisione della documentazione clinica e di laboratorio. I dati raccolti sono stati successivamente analizzati dal Gruppo Operativo per il controllo delle ICA. Risultati. Tra i 45 pazienti inclusi nell’indagine sono stati identificati 2 casi di ICA, corrispondenti a una prevalenza complessiva del 4,4%. Il dato rilevato evidenzia una limitata diffusione delle infezioni correlate all’assistenza all’interno della struttura al momento della rilevazione. L’indagine ha consentito di confermare l’importanza delle attività di sorveglianza e di verificare l’efficacia delle misure di prevenzione implementate, favorendo al contempo il coinvolgimento degli operatori sanitari nei programmi di controllo del rischio infettivo. Conclusioni. Le indagini di prevalenza semestrali rappresentano uno strumento fondamentale per la sorveglianza delle ICA e per il miglioramento continuo della qualità assistenziale. La prevalenza osservata suggerisce un buon livello di controllo del rischio infettivo, pur confermando la necessità di mantenere elevata l’attenzione sulle pratiche di prevenzione, sulla formazione degli operatori e sul monitoraggio costante degli indicatori di sicurezza delle cure.

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La governance del rischio infettivo negli ospedali per acuti: l’evoluzione del percorso di IPC, l’integrazione semestrale dei dati e il valore della rete multidisciplinare nelle strategie di stewardship e sicurezza delle cure

C. Lorusso1, A. Centi1, D. Bonassi2, L. Arpe1, A. Calzi3, A. Nicolini2,  V. Korkulanin3, A. Tori3, E. Battilana3, E. Tassara3, L. Muzio3,  F. Ginocchio3, B. Marcone3, R. Chiara3, M. Serenetti3, R. Cipro3,  C. Gandolfo3, P. Donateo3, G. Spinetto3, G. Nicolini3, S. Tassora3,  A. Mazzino3, R. Rebizzo3, M. Amidone3, E. Guaraglia3, A. Rizzo3,  C. Campodonico3, M. Lizza3, G. Volpe3, A. Focacci3, P. Raso3,  S. Romano3, C. Candido3, D. Monti3, M. Cercel3, A. Militello3,  G. Russo4, F. Casu3, B. Chinigò3, M. Maurizzi3, F.S. Pantalone3,  C. Di Cerbo3, F. Gentile3, C. Bottino3, S. Antonucci3, M.D. Barbieri3, E. Verzella3, R. Prinapori3, C. Traversi3, S. Corda3, F. Gallelli3, F. Razzetta3, E. Muzio3, G. Camera3, G. Codda3, M. Cruceli3,  A. Zecchi3, S. Bertoldi3, S. De Conca3, V. Podestà3, D. Ronco3,  A. D’Agostino3, D. Attisano3, E. Bertora3, T. Garaventa3, T. Bonassi3, S. Penco3, S. Tredici3, A. Cincinelli3, B. Berisso3, S. Nassani3,  S. Reali3, S. Lavagnino3, B. Mentore3

1Ufficio Infezioni Direzione Medica di Presidio; 2Direzione Medica di Presidio; 3Referente Infezioni Ospedaliere; 4Team Infettivologico ASL 4 Liguria

Introduzione. Il contrasto alla resistenza antimicrobica (AMR), vera “pandemia silenziosa”, richiede un cambio di paradigma nell’infection prevention and control (IPC), evolvendo da una sorveglianza passiva a percorsi di governance clinica. Dal 2022, l’adozione di un monitoraggio semestrale sistematico (aprile e novembre) tramite il protocollo ECDC PPS3 evidenzia la necessità di non limitarsi alla raccolta del dato puntuale, ma di integrarlo attivamente all’interno di un network multidisciplinare aziendale per ottimizzare l’uso delle risorse e massimizzare la sicurezza delle cure. Metodi. Studio trasversale condotto ad aprile 2026 all’interno di 3 poli ospedalieri per acuti. Oltre ai dati demografici, clinici (McCabe Score) ed espositivi a device e antibiotici raccolti su 252 pazienti, lo studio analizza l’efficacia delle strategie di rete implementate negli anni attraverso l’integrazione operativa tra i Referenti per le Infezioni (RIO) medici e infermieri, la Microbiologia clinica e l’Unità Operativa Infezioni Correlate all’Assistenza (UICA). Risultati. Su 252 pazienti (età media 70 anni, 50% donne), la prevalenza delle ICA è risultata del 2,4% (2% al netto dei trasferimenti da altri ospedali), con 6 casi clinici (33% sito chirurgico) privi di isolamento microbiologico positivo. L’analisi comparativa tra i pazienti con ICA (6) e senza ICA (246) ha dimostrato il pesante impatto clinico dell’infezione: a parità di età e gravità basale (McCabe Score fatale/rapidamente fatale al 33% vs 28%), i pazienti infetti hanno registrato un raddoppio della degenza media (19 vs 9 giorni), un’esposizione ai device del 67% (vs 28%) e un consumo antibiotico del 100% (vs 30%). La prevalenza d’uso antibiotico totale è risultata del 31,7% (102 molecole su 80 pazienti). La classificazione AWaRe dell’OMS ha evidenziato una forte pressione selettiva aziendale, con un ricorso preminente a farmaci della categoria WATCH (47%) e RESERVE (16%), e un utilizzo di molecole ACCESS (37%) ancora ampiamente inferiore rispetto al target del 60% raccomandato. Conclusioni. Il peso e la complessità del percorso IPC negli anni dimostrano che i dati epidemiologici assumono valore solo se inseriti in un framework integrato e interprofessionale. L’impatto delle ICA sulle degenze e la prevalenza di molecole Watch impongono una stretta sinergia tra diagnostic stewardship (es. microbiologia rapida per superare i limiti dei colturali negativi), antimicrobial stewardship (de-escalation, ottimizzazione PK/PD) e IPC. Il modello organizzativo basato sul coinvolgimento multidisciplinare dei RIO medici nei protocolli empirici di Pronto Soccorso (Protocollo Amico H.S.M.), dei RIO infermieri nel monitoraggio proattivo dei device e dell’igiene delle mani (Speedy Audit) e del personale UICA nelle commissioni Qualità aziendali costituisce la chiave strategica per tradurre i dati di prevalenza in best practice assistenziali per realizzare al meglio la sicurezza delle cure.

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Il peso delle infezioni correlate alle pratiche assistenziali (ICA) e dell’antibiotico-resistenza nelle strutture residenziali: trend epidemiologici e strategie di rete aziendale

C. Lorusso1, A. Centi1, L. Arpe1, d. Bonassi2, A. Nicolini1,  F. Dall’Acqua3, M. Cecchini3, B. Dijk4, S. Cuneo3, I. Bonini3, E. Molinari5, C. Nerbonense3, S. Schenone2, C. Stagnaro3,  G. Barigione3, A. Pelizzari4, B. Mentore2

1Ufficio Infezioni Direzione Medica di Presidio; 2Direzione Medica di Presidio; 3Referente Infezioni Ospedaliere; 4RSA Chiavari; 5Hospice ASL 4 Liguria

Introduzione. Il progressivo invecchiamento della popolazione e l’elevato carico assistenziale rendono le strutture residenziali per anziani un setting critico per l’insorgenza di infezioni correlate all’assistenza (ICA) e lo sviluppo di resistenze batteriche. L’emergenza Covid-19 ha amplificato l’uso empirico di molecole ad ampio spettro, indebolendo le strategie terapeutiche. Per governare tale complessità, dal 2022 l’Azienda Sanitaria conduce due studi di prevalenza puntuale all’anno (aprile e novembre). L’obiettivo è analizzare l’andamento storico (2018-2026) delle ICA e dell’uso di antibiotici in ambito residenziale, validando il valore dell’integrazione dei dati e di un approccio interprofessionale per la sicurezza delle cure. Metodi. Studio trasversale condotto ad aprile 2026 presso l’RSA Chiavarese applicando il protocollo europeo ECDC HALT4. La raccolta dati è stata affidata al team multidisciplinare dei Referenti infermieristici e medici delle Infezioni Ospedaliere (RIO), specificamente formati per identificare precocemente le criticità. Sono state valutate le caratteristiche demografiche, le comorbilità, l’autonomia funzionale, l’uso di device invasivi, le infezioni attive e le terapie antibiotiche concomitanti. Risultati. Il giorno dello studio erano presenti 45 pazienti. L’analisi evidenzia un profilo di altissima fragilità e complessità assistenziale: il 44% presentava un’età superiore a 85 anni, il 100% proveniva da un ricovero in ospedale per acuti negli ultimi 3 mesi e il 31% era stato sottoposto a intervento chirurgico. Sotto il profilo dell’autonomia, il 69% dei residenti presentava incontinenza, il 36% disorientamento cognitivo, il 16% era allettato stabile e il 62% dipendente da mobilizzazione in carrozzina; il 20% presentava lesioni da decubito (LDD). L’11% della coorte era portatore di almeno un device invasivo (2% catetere vescicale, 11% accessi vascolari). Il tasso di prevalenza di infezioni attive è risultato pari al 2% (1 caso di infezione delle vie respiratorie), mentre la prevalenza di pazienti in trattamento antibiotico è risultata del 4% (2 pazienti). L’analisi storica del trend evidenzia una stabilizzazione della prevalenza delle ICA rispetto ai picchi del periodo pandemico (27,3% ad aprile 2021) e un consolidamento degli indici nel biennio 2024-2025 (media oscillante tra il 2,4% e il 3%), riflettendo l’efficacia delle azioni correttive introdotte. Conclusioni. I dati confermano una transizione epidemiologica verso una popolazione di grandi anziani caratterizzata da elevata dipendenza e frequenti transizioni di cura con gli ospedali per acuti. Il peso e la complessità del percorso IPC sviluppato negli anni dimostrano che la riduzione delle infezioni si ottiene solo superando la frammentazione dei dati. L’integrazione semestrale delle rilevazioni e l’azione coordinata delle figure multidisciplinari (RIO, clinici e personale UICA) sono indispensabili per supportare l’uso responsabile degli antibiotici, garantire una scrupolosa device stewardship (rimozione proattiva dei presidi non necessari) e promuovere l’applicazione sistematica dei bundle di prevenzione direttamente al letto del paziente fragile.

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Implementazione di un bundle istituzionale per la gestione degli accessi vascolari a lungo termine: impatto sulle infezioni del torrente circolatorio correlate a catetere in un centro di terapia del dolore

F. Saturno1, G. Monaco1, A. Salerno2, A. Cianciola3, N. Cianciola3, E. Cianciola1

1UOC Anestesia, Rianimazione e Terapia del dolore PO Sapri, ASL Salerno; 2ASL Salerno; 3Unicamillus, Roma

Introduzione. Le infezioni ematiche correlate a catetere (catheter-related bloodstream infections, CRBSI) rappresentano una delle più gravi infezioni correlate all’assistenza sanitaria associate ai dispositivi per accesso vascolare a lungo termine, determinando un aumento della morbilità, un prolungamento della durata delle terapie antibiotiche e un incremento dei costi sanitari. Le linee guida internazionali raccomandano l’adozione di bundle standardizzati per la gestione degli accessi vascolari e di team dedicati agli accessi vascolari al fine di ridurre il tasso di infezioni. Nel gennaio 2025, presso il nostro Centro di Terapia del Dolore è stato implementato un bundle istituzionale per la gestione degli accessi vascolari, basato sul protocollo dell’ASL Salerno “Best Practices for the Placement and Management of Vascular Access Devices”. Il presente studio ha valutato l’impatto di tale intervento organizzativo sull’incidenza delle CRBSI. Metodi. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo, monocentrico, che ha incluso tutti i pazienti consecutivi sottoposti a impianto di dispositivi per accesso vascolare a lungo termine tra gennaio 2024 e dicembre 2025. I dispositivi Port-a-Cath sono stati impiantati esclusivamente in pazienti oncologici, mentre i cateteri venosi centrali a inserzione periferica (PICC) sono stati utilizzati per chemioterapia, nutrizione parenterale e cure palliative. L’età media dei pazienti era di 43 anni. Nel corso del 2024, le medicazioni dei cateteri venivano eseguite sia presso il nostro Centro sia presso strutture sanitarie territoriali. A partire da gennaio 2025, tutte le medicazioni sono state centralizzate ed eseguite esclusivamente da un Team dedicato agli Accessi Vascolari, secondo un bundle istituzionale comprendente igiene delle mani, antisepsi cutanea con clorexidina al 2% in alcol isopropilico al 70%, tecnica asettica “no-touch”, medicazioni trasparenti sterili, disinfezione dei connettori needle-free, valutazione routinaria del sito di emergenza del catetere, checklist procedurali e formazione continua del personale. L’endpoint primario era rappresentato dall’insorgenza di CRBSI documentate microbiologicamente, tali da richiedere la rimozione del catetere e una terapia antimicrobica mirata. Sono stati inoltre registrati il tempo all’insorgenza dell’infezione, i patogeni isolati e gli esiti clinici. L’analisi statistica è stata effettuata mediante test esatto di Fisher. Sono stati calcolati l’odds ratio (OR), la riduzione assoluta del rischio (ARR) e la riduzione relativa del rischio (RRR), considerando statisticamente significativo un valore di p<0,05. Risultati. Sono stati inclusi complessivamente 266 pazienti. Nel 2024 sono stati impiantati 122 dispositivi per accesso vascolare a lungo termine e si sono verificate 18 CRBSI (14,8%). Dopo l’implementazione del bundle istituzionale nel 2025, sono stati impiantati 144 dispositivi e sono state documentate solo 4 CRBSI (2,8%). Il tempo medio di insorgenza dell’infezione è stato di 63 giorni dall’impianto. La durata media di permanenza del catetere è stata di circa 8 mesi per i PICC e di 24 mesi per i dispositivi Port-a-Cath. I microrganismi isolati con maggiore frequenza sono stati Staphylococcus aureus, Staphylococcus epidermidis, stafilococchi coagulasi-negativi, Enterococcus faecalis ed Escherichia coli. Tutte le CRBSI hanno richiesto la rimozione del catetere e una terapia antimicrobica mirata. L’implementazione del bundle istituzionale è stata associata a una riduzione dell’incidenza delle CRBSI dal 14,8% al 2,8%, corrispondente a una riduzione assoluta del rischio del 12,0%, a una riduzione relativa del rischio dell’81,1% e a un odds ratio di 6,06. Tale riduzione è risultata statisticamente significativa (test esatto di Fisher, p=0,0005). La maggior parte dei pazienti che hanno sviluppato una CRBSI nel 2024 aveva effettuato almeno una parte della gestione del catetere al di fuori del nostro Centro, dove non era possibile garantire l’aderenza al protocollo istituzionale. Conclusioni. L’implementazione di un bundle istituzionale per la gestione degli accessi vascolari, associata alla centralizzazione della gestione dei cateteri da parte di un Team dedicato agli Accessi Vascolari, è risultata associata a una marcata e statisticamente significativa riduzione delle CRBSI. I nostri risultati suggeriscono che protocolli standardizzati, formazione continua del personale, checklist procedurali e gestione centralizzata rappresentino strategie organizzative efficaci per la prevenzione delle infezioni correlate agli accessi vascolari. Tale modello potrebbe essere riproducibile in altri Centri di Terapia del Dolore e strutture sanitarie che gestiscono dispositivi per accesso vascolare a lungo termine, contribuendo a migliorare la sicurezza dei pazienti e la qualità dell’assistenza.

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Sviluppo di un team dedicato agli accessi vascolari in terapia del dolore: un’iniziativa di miglioramento della qualità per aumentare la sicurezza dei pazienti e prevenire le infezioni del torrente circolatorio correlate a catetere

F. Saturno1, G. Monaco1, A. Salerno2, A. Cianciola3, N. Cianciola3,  E. Cianciola1

1UOC Anestesia, Rianimazione e Terapia del dolore PO Sapri, ASL Salerno; 2ASL Salerno; 3Unicamillus, Roma

Introduzione. I dispositivi per accesso vascolare a lungo termine (VAD) sono sempre più utilizzati in Terapia del Dolore per la chemioterapia, la nutrizione parenterale, le cure palliative e le terapie di supporto a lungo termine. La loro gestione richiede protocolli standardizzati e competenze dedicate al fine di minimizzare le complicanze correlate al catetere e le infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA). Sebbene i Team dedicati agli Accessi Vascolari (Vascular Access Teams, VAT) abbiano dimostrato risultati migliori in ambito oncologico e nelle unità di terapia intensiva, la loro implementazione nei Centri di Terapia del Dolore è stata descritta solo raramente. Nel gennaio 2025, presso il nostro Centro di Terapia del Dolore è stato istituito un VAT multidisciplinare dedicato, nell’ambito di un’iniziativa di miglioramento della qualità (Quality Improvement) finalizzata a standardizzare la gestione degli accessi vascolari, migliorare la continuità assistenziale e ridurre le complicanze prevenibili. Il presente studio ha valutato l’impatto organizzativo e clinico di tale intervento. Metodi. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo, monocentrico, presso il Centro di Terapia del Dolore dell’ASL Salerno, Italia, includendo tutti i pazienti consecutivi sottoposti a impianto di dispositivi per accesso vascolare a lungo termine tra gennaio 2024 e dicembre 2025. Il VAT multidisciplinare era costituito da medici e infermieri specificamente formati nella gestione degli accessi vascolari secondo il protocollo istituzionale dell’ASL Salerno. L’intervento di miglioramento della qualità comprendeva: valutazione standardizzata del paziente; selezione, basata sulle evidenze, del dispositivo per accesso vascolare più appropriato; impianto ecoguidato; implementazione del bundle istituzionale per la gestione degli accessi vascolari; centralizzazione delle medicazioni dei cateteri; follow-up ambulatoriale strutturato; percorso di accesso rapido per le complicanze correlate al catetere; checklist procedurali standardizzate; formazione continua degli operatori sanitari; educazione del paziente riguardo alla gestione del catetere e al riconoscimento precoce delle complicanze; audit clinici multidisciplinari periodici. I dispositivi Port-a-Cath sono stati impiantati esclusivamente in pazienti oncologici, mentre i PICC sono stati utilizzati per chemioterapia, nutrizione parenterale e cure palliative. Gli outcome organizzativi primari comprendevano l’aderenza al protocollo, la continuità assistenziale e la centralizzazione della gestione degli accessi vascolari. Gli outcome clinici secondari comprendevano le infezioni ematiche correlate a catetere (CRBSI), la rimozione del catetere per infezione, la durata di permanenza del catetere e i risultati microbiologici. L’analisi statistica è stata effettuata mediante test esatto di Fisher. Sono stati calcolati l’odds ratio (OR), la riduzione assoluta del rischio (ARR) e la riduzione relativa del rischio (RRR). Un valore di p<0,05 è stato considerato statisticamente significativo. Risultati. Sono stati inclusi complessivamente 266 pazienti: 122 nel 2024 e 144 nel 2025. A seguito dell’implementazione del VAT dedicato, tutti i pazienti sono stati gestiti esclusivamente attraverso un percorso centralizzato per gli accessi vascolari, ottenendo una completa standardizzazione della gestione dei cateteri, un follow-up programmato e l’aderenza al protocollo. L’incidenza delle CRBSI si è ridotta da 18/122 (14,8%) prima dell’implementazione del VAT a 4/144 (2,8%) dopo la sua implementazione, corrispondente a una riduzione relativa del rischio dell’81,1%, a una riduzione assoluta del rischio del 12,0% e a un odds ratio di 6,06 (test esatto di Fisher, p=0,0005). Il tempo medio di insorgenza dell’infezione è stato di 63 giorni dall’impianto. La durata media di permanenza del catetere è stata di circa 8 mesi per i PICC e di 24 mesi per i dispositivi Port-a-Cath. I patogeni isolati con maggiore frequenza sono stati Staphylococcus aureus, Staphylococcus epidermidis, stafilococchi coagulasi-negativi, Enterococcus faecalis ed Escherichia coli. Tutti i pazienti con CRBSI hanno richiesto la rimozione del catetere, seguita da terapia antimicrobica mirata sulla base dei test di sensibilità microbiologica. L’implementazione del VAT ha inoltre determinato una completa aderenza al protocollo, una standardizzazione dell’educazione dei pazienti, un miglioramento della continuità assistenziale, una documentazione uniforme, un processo decisionale multidisciplinare e un accesso immediato alla gestione specialistica in caso di complicanze. Conclusioni. L’implementazione di un Team dedicato agli Accessi Vascolari nell’ambito di un programma strutturato di miglioramento della qualità è risultata associata a un miglioramento delle performance organizzative e a una significativa riduzione delle infezioni ematiche correlate a catetere. Protocolli standardizzati, follow-up centralizzato, formazione continua del personale e gestione multidisciplinare hanno contribuito a migliorare la sicurezza dei pazienti e la qualità dell’assistenza. Tale modello organizzativo potrebbe essere efficacemente implementato in altri Centri di Terapia del Dolore che gestiscono dispositivi per accesso vascolare a lungo termine.

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Prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza e utilizzo degli antimicrobici. I risultati della point prevalence survey nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana

A. D’Orazio1, G. Arzilli1, L. Bonaldo1, A.G. Cappagli1, M. Crudele1, A. D’Atri1, S. Fondelli1, A. Morana1, T. Padua1, M. Pecchioli1,  G. Peluso1, T. Russo1, J. Scialino1, E. Tani1, G. Fabbri2, G. Gemignani2, A.D. Porretta1, A. Baggiani1, C. Rizzo1

1Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, Università di Pisa; 2Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, Pisa

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano una priorità di Sanità Pubblica per il loro significativo impatto clinico, organizzativo ed economico. La prevenzione richiede l’adozione sistematica di pratiche assistenziali sicure e di efficaci sistemi di sorveglianza. Lo studio si propone di descrivere i risultati della point prevalence survey (PPS) condotta presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana (AOUP). Metodi. È stata condotta una PPS secondo il protocollo ECDC (versione 6.0) in tutti i reparti di degenza dell’AOUP nella data del 23/02/2026. Sono stati inclusi tutti i pazienti ricoverati alle ore 8:00 con permanenza ≥24 ore. La raccolta dati è stata effettuata da personale medico in formazione specialistica di Igiene e Medicina Preventiva mediante schede standardizzate ECDC, con verifica della documentazione clinica e confronto con il personale di reparto. Le definizioni di ICA e i criteri per dispositivi invasivi e recente chirurgia seguivano rigorosamente il protocollo. I dati sono stati inseriti in REDCap con controlli di coerenza interna e successivamente analizzati per stimare prevalenze complessive e stratificate per aree di degenza e dipartimento. Risultati. Sono stati inclusi 747 pazienti. La prevalenza di ICA è risultata pari all’8% (60/747 pazienti). Sono risultati 275 pazienti (36,8%) portatori di catetere vescicale, 182 (24,4%) di catetere venoso centrale (CVC) e 36 (4,8%) risultavano intubati. Inoltre, il 45,4% aveva subito un recente intervento chirurgico. Le prevalenze più elevate di ICA sono state osservate nell’area critica (18,3%) seguita dall’area chirurgica (8,8%) e dall’area medica (6,3%). Le infezioni più frequenti sono state quelle del sito chirurgico (n=19), urinarie (n=18) e del torrente ematico (n=14), principalmente associate a Escherichia coli, Enterococcus faecalis e Staphylococcus aureus. Tra i pazienti inclusi 313 (41,7%) erano in trattamento antimicrobico. Conclusioni. I risultati confermano un burden di ICA in linea con i dati di letteratura nazionale ed europea e confermano l’associazione tra infezioni e utilizzo di dispositivi invasivi. La stratificazione per area e dipartimento consente di identificare gli ambiti assistenziali a maggiore criticità, fornendo elementi utili per la definizione di interventi mirati di antimicrobial stewardship e di prevenzione delle infezioni device-associate.

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Sorveglianza delle infezioni batteriche presso un reparto di chirurgia specialistica dell’ASST Spedali Civili di Brescia: 3 periodi a confronto ed implementazione di misure di prevenzione e controllo

D. Tomasoni1, I. Gatta1, G. Valimberti2, L. Covolo3, M.G. Festa1,  G. Nodari4, S. Amadasi5, J. Bosio6, M. Fontanella4, A. Scalmati7,  M. Panariti1

1Direzione Medica, Presidio Ospedaliero Spedali Civili, ASST Spedali Civili di Brescia; 2Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Università degli Studi di Brescia; 3Dipartimento di Specialità Mediche e Chirurgiche, Scienze Radiologiche e Sanità Pubblica, Università degli Studi di Brescia; 4Neurochirurgia, Presidio Ospedaliero Spedali Civili, ASST Spedali Civili di Brescia; 5Malattie Infettive, Presidio Ospedaliero Spedali Civili, ASST Spedali Civili di Brescia; 6Direzione Aziendale Professioni Sanitarie e Sociosanitarie, Presidio Ospedaliero Spedali Civili, ASST Spedali Civili di Brescia; 7Servizio sorveglianza e sanificazione ambientale, Presidio Ospedaliero Spedali Civili, ASST Spedali Civili di Brescia

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) sono, ad oggi, una delle complicanze più frequenti e gravi dell’assistenza sanitaria. A seguito della segnalazione di un incremento di infezioni nella Struttura Complessa (SC) di Neurochirurgia (NCH), il Servizio Infezioni Ospedaliere (SIO) del Presidio Ospedaliero (PO) Spedali Civili di Brescia ha effettuato una revisione sistematica dei ricoveri con riscontro di positività microbiologica rilevati tra il 1° trimestre (T) 2024 e il 1° T 2026. Obiettivi dello studio sono stati: valutare l’andamento delle infezioni documentate microbiologicamente, distinte in ICA e infezioni comunitarie (CAI), classificare le infezioni secondo i criteri European Center for Disease Control (ECDC), identificare i quadri clinici più rilevanti secondo gravità e impatto assistenziale. Metodi. Lo studio è stato condotto analizzando i referti microbiologici estratti dal software MERCURIO, in particolare i microrganismi isolati nel 2024, 2025 e nel 1° T 2026. È stato inoltre valutato il numero (n.) di: ricoveri in SC NCH, interventi chirurgici per T e consulenze infettivologiche. Le infezioni sono state classificate in CAI e ICA secondo i criteri ECDC, i cui tassi di incidenza (TI) sono stati espressi per 10.000 giornate di degenza (gd). Tra gli indicatori sono stati considerati: profilassi antibiotica perioperatoria (PAP), infezioni del sito chirurgico (SSI), infezioni del sangue confermate da laboratorio (BSI) e compliance all’igiene mani. Risultati. Dal 3° T 2024 il TI delle ICA mostra un trend in ascesa passando da 35,5/10.000 gd a 119,5/10.000 gd e 114,7/10.000 gd, rispettivamente nel 2° e nel 4° T del 2025. Nel 1° T 2026 si osserva invece un’inversione di tendenza con TI di 59,7/10.000 gd. Riguardo le CAI non si osserva un incremento dei TI (media 6,8/10.000 gd). Rispetto ai TI documentati non si evidenziano variazioni significative del n. dei ricoveri (3° T 2024: n. 285; 2° T 2025: n. 298; 4° T 2025: n. 316) e degli interventi chirurgici (3° T 2024: n. 193; 2° T 2025: n. 225; 4° T 2025: n. 214), mentre nel 1° T 2026 il n. dei ricoveri era 306 e il n. di interventi era 221. Le consulenze infettivologiche si mantengono stabili (n. 363 nel 2024 vs n. 379 nel 2025). Nel 2025, rispetto al 2024, si osserva un aumento delle infezioni profonde del sito chirurgico (SSI-D) (n. 12 vs n. 1), delle BSI (n. 14 vs n. 7) e il riscontro di infezioni del sistema nervoso centrale (CNS: n.2). Tra gli indicatori della PAP si evidenzia una buona compliance per scelta della molecola, timing e dosi intraoperatorie, ma minore aderenza alle tempistiche di somministrazione. Per l’igiene delle mani si osserva un incremento della compliance (67,3% nel 4° T 2025 vs 80% nel 1° T 2026) e del consumo di gel idroalcolico (11 L/1000 gd nel 1° T 2024 vs 18,8 L/1000 gd nel 4° T 2025); è in fase di elaborazione il dato del 1° T 2026. Conclusioni. Le ICA rilevate corrispondono a procedure neurochirurgiche complesse e ad alto rischio infettivo. L’inversione di tendenza dei TI nel 1° T 2026 è verosimilmente dovuto alla maggior compliance all’igiene mani e al rispetto delle precauzioni adottate da parte degli operatori. Per mantenere il trend favorevole osservato nel 1° T 2026, sarà fondamentale perseguire anche le seguenti azioni: sorveglianza continua delle infezioni, potenziamento dell’antimicrobial stewardship, consulenze infettivologiche strutturate, applicazione di bundle, ottimizzazione della PAP e feedback periodici dei dati alla SC NCH.

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Burkholderia gladioli nel paziente critico ventilato:
due casi clinici con differente significato infettivologico

E. Menichetti1, A. Ambrosino1, P. Notaris1, S. Mandalà1,  P. Brancaleoni2, S. Barocci1

1UOC Patologia Clinica, AST Pesaro-Urbino, Urbino; 2UOC Anestesia e Rianimazione, AST Pesaro-Urbino, Urbino

Introduzione. Nei pazienti sottoposti a ventilazione meccanica, l’isolamento di microrganismi opportunisti rari rappresenta una sfida interpretativa, poiché la distinzione tra colonizzazione e infezione può risultare complessa e condizionare le successive scelte terapeutiche. Burkholderia gladioli è un bacillo Gram-negativo, raramente isolato come patogeno opportunista in pazienti immunocompromessi, con trapianto d’organo o affetti da fibrosi cistica. Obiettivo del lavoro è valutare il significato clinico dell’isolamento di B. gladioli attraverso l’integrazione dei dati microbiologici con il quadro clinico, laboratoristico e radiologico. Metodi. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo di due casi clinici di pazienti ricoverati presso l’Unità di Terapia Intensiva dell’Ospedale di Urbino nel marzo 2026, sottoposti a ventilazione meccanica invasiva in seguito a grave trauma. I campioni microbiologici sono stati processati secondo le procedure routinarie del laboratorio. I microrganismi isolati sono stati identificati mediante spettrometria di massa MALDI-TOF (Matrix Assisted Laser Desorption/Ionization Time-of-Flight), mentre la suscettibilità agli antibiotici è stata determinata mediante sistema automatizzato di microdiluizione in brodo e interpretata secondo i breakpoints EUCAST (European Committee on Antimicrobial Susceptibility Testing). Sono stati, inoltre, raccolti e analizzati dati clinici, ematochimici e radiologici. Risultati. Caso 1: donna di 79 anni ricoverata dopo politrauma stradale con fratture multiple, veniva trasferita al reparto di terapia intensiva con importante processo infiammatorio polmonare in atto, tracheostomia e sottoposta a ventilazione meccanica invasiva. All’ingresso l’RX torace documentava un esteso interessamento flogistico bilaterale del parenchima polmonare associato a versamento pleurico. L’esame colturale del broncoaspirato risultava positivo per B. gladioli (1x104 UFC/mL), risultata sensibile ai carbapenemi, ad amoxicillina/acido clavulanico, e cloroamfenicolo; il ceppo ha mostrato resistenza, invece, a ceftazidime e trimetoprim/sulfametoxazolo. L’emogasanalisi documentava insufficienza respiratoria moderato-severa (P/F 138; FiO2 60%), mentre gli esami ematochimici mostravano Proteina C reattiva (PCR) inizialmente elevata (164 mg/L) in assenza di leucocitosi, con procalcitonina (PCT) lievemente aumentata (1.28 ng/mL). La paziente veniva dimessa con assenza di B. gladioli nei broncoaspirati e interruzione della terapia antibiotica con levofloxacina. Caso 2: uomo di 32 anni ricoverato dopo trauma cranico, veniva trasferito nel reparto di terapia intensiva con insufficienza polmonare, tracheostomia e sottoposto a ventilazione meccanica invasiva. Gli accertamenti radiologici non evidenziavano reperti suggestivi di polmonite. Dalle indagini microbiologiche è emersa una positività al broncoaspirato per B. gladioli (1x106 UFC/mL), sensibile agli aminoglicosidi, e resistente a ceftazidime. L’emogasanalisi documentava una funzione respiratoria conservata (P/F 374; FiO2 35%), mentre gli esami ematochimici evidenziavano PCR elevata (109.2 mg/L) in assenza di leucocitosi e con PCT nei limiti (0.06 ng/mL). Il paziente veniva dimesso in terapia con piperacillina/tazobactam, con persistenza dell’isolamento di B. gladioli dai broncoaspirati. Conclusioni. L’isolamento di B. gladioli nel paziente critico ventilato richiede un’attenta interpretazione clinico-microbiologica e non può essere considerato, di per sé, indicativo di infezione. Nei due casi descritti, la diversa evoluzione clinico-radiologica ha suggerito un differente significato dell’isolamento, orientando verso una probabile infezione delle basse vie respiratorie nel primo caso e una verosimile colonizzazione nel secondo. In aggiunta, l’isolamento ravvicinato di questo patogeno raro nel medesimo reparto, evidenzia l’importanza della sorveglianza microbiologica nell’identificazione precoce di eventi epidemiologici insoliti e nel supporto alle decisioni di antimicrobial stewardship.

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Antiseptic stewardship in ambito chirurgico dopo il decreto 29 marzo 2023: indicazioni operative per l’utilizzo delle formulazioni disponibili di clorexidina 2% in alcol 70% e valutazione dell’impatto sulle SSI mediante dati SIChER

G. Valentino1, N. Marcatelli2, F. Ferri3, M. Fantini4, C. Biagetti5,  L. Rossi6, T. Cocquio7, F. Pieraccini8

1Assistenza Farmaceutica Ospedaliera Rimini; 2Responsabile Processo Rischio Infettivo Direzione Infermieristica e Tecnica Rimini; 3UO Programmazione e Controllo di Gestione; 4UO Ricerca Valutativa e Policy Servizi Sanitari; 5Direttore Dipartimento Medicine Specialistiche Rimini, Direttore Malattie Infettive Rimini; 6Direttore Direzione Assistenza Farmaceutica Ospedaliera Rimini; 7Direttore Direzione Assistenza Farmaceutica Ospedaliera Farmacia Centralizzata; 8Direttore Direzione Tecnica Assistenza Farmaceutica Ausl Romagna

Introduzione. Il Decreto del Ministero della Salute del 29 marzo 2023 ha determinato una profonda revisione delle strategie di antisepsi della cute integra prima delle procedure invasive. Tra le principali criticità emerse vi erano la limitata disponibilità e il rilevante impatto economico delle specialità medicinali a base di clorexidina digluconato 2% in alcol 70%. In Ausl Romagna, nell’ambito della revisione del prontuario aziendale degli antisettici, un gruppo multidisciplinare ha ridefinito nel settembre 2025 i criteri di utilizzo della clorexidina digluconato 2% in alcol 70%, individuando i setting chirurgici ai quali riservare il prodotto industriale sterile e quelli nei quali utilizzare la formulazione multidose. Obiettivo del lavoro è valutare l’andamento degli indicatori di infezione del sito chirurgico monitorati dal sistema regionale SIChER nei Dipartimenti Chirurgico e Osteoarticolare dell’ambito di Rimini dopo l’introduzione delle modifiche. Metodi. È stata effettuata un’analisi retrospettiva degli indicatori SIChER dei Dipartimenti Chirurgico e Osteoarticolare dell’Ambito di Rimini per valutare l’impatto delle modifiche introdotte nel settembre 2025 nel Prontuario Aziendale degli Antisettici. Le modifiche hanno previsto l’utilizzo della specialità medicinale sterile monodose con applicatore nei contesti chirurgici ritenuti a maggior rischio, quali procedure caratterizzate dalla presenza di pieghe cutanee o cavità anatomiche che possono favorire il ristagno della soluzione antisettica alcolica, interventi addominali e procedure in ambito neonatale, in particolare nel neonato prematuro. Negli altri setting chirurgici è stata prevista l’introduzione della formulazione multidose di clorexidina digluconato 2% in alcol 70%. Sono stati analizzati il numero di interventi sorvegliati, il numero di infezioni del sito chirurgico (SSI) e l’SSI ratio (incidenza cumulativa) riscontrati nel periodo pre-implementazione (gennaio–agosto 2025) e post-implementazione (settembre 2025–marzo 2026) e il confronto è stato effettuato mediante test Chi² ed è stato effettuato anche il calcolo dell’OR con relativo IC95%. Risultati. Nel Dipartimento Chirurgico le SSI sono passate da 147 casi su 3.654 interventi sorvegliati nel periodo pre-implementazione (SSI ratio 4,02%) a 73 casi su 2.657 interventi nel periodo post-implementazione (SSI ratio 2,75%) (p = 0,006; OR = 1,48 (IC95% 1,11–2,00)). Nel Dipartimento Osteoarticolare l’SSI ratio è passato dal 2,11% (60 infezioni su 2.848 interventi) all’1,45% (25 infezioni su 1.728 interventi) (p = 0,109; OR = 1,47 (IC95% 0,90–2,45)). Considerando congiuntamente i due dipartimenti, l’SSI ratio complessivo è diminuito dal 3,18% al 2,23% (p = 0,003; OR = 1,44 (IC95% 1,12–1,85)). Conclusioni. La revisione del prontuario aziendale degli antisettici ha consentito di strutturare un modello di antiseptic stewardship in ambito chirurgico, orientato a coniugare appropriatezza clinica, sostenibilità organizzativa e sicurezza delle cure. Pur considerando che il confronto pre-post intervento non tiene conto di fattori confondenti quali il case-mix dei pazienti/interventi, la stagionalità e la tipologia delle procedure sorvegliate, il monitoraggio SIChER non ha evidenziato incrementi delle infezioni del sito chirurgico nei dipartimenti valutati dopo l’introduzione delle modifiche. L’esperienza suggerisce che la governance multidisciplinare degli antisettici possa rappresentare uno strumento utile per affrontare cambiamenti normativi e criticità di approvvigionamento, mantenendo sotto controllo gli indicatori di rischio infettivo.

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Risultati di nove indagini di prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza e dell’uso di antimicrobici negli ospedali della ASL 2 Savonese

C. Alicino1, R. Riente1, F. Stella2, D. Pera1, S. Penazzo1, I. Colombo1, R. Scali1, S. Billia1, F. Tassinari1, C. Russo Artimagnella3, A. Beltrame3, G. Carrega3, M. Cirone4, L. Garra1

1SC Direzione Medica, Azienda Tutela della Salute Liguria, Area Sociosanitaria 2 (ATSL - ASL2), Savona; 2Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Genova; 3SC Malattie Infettive, Azienda Tutela della Salute Liguria, Area Sociosanitaria 2 (ATSL - ASL2), Savona; 4Direttore, Azienda Tutela della Salute Liguria, Area Sociosanitaria 2 (ATSL - ASL2), Savona

Introduzione. Gli studi di prevalenza puntuale rappresentano un importante strumento di sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) a livello ospedaliero. Per questo motivo tali indagini vengono svolte periodicamente in tutti e quattro gli stabilimenti ospedalieri di ASL2, dotati complessivamente di oltre 1000 posti letto. Il presente studio ha l’obiettivo di descrivere la prevalenza delle ICA e dell’utilizzo di antibiotici registrati presso i suddetti presidi ospedalieri nel periodo 2016-2025, per un totale di nove indagini svolte. Metodi. Gli studi sono stati condotti secondo il protocollo dell’European Center for Disease Prevention and Control (ECDC) da team composti da un medico igienista e un’infermiera addetta al controllo delle ICA supportati da un medico infettivologo. Risultati. Nelle nove indagini di prevalenza sono stati arruolati complessivamente 5602 pazienti. L’età mediana dei pazienti è risultata pari a 74 anni (IQR 59 – 82). Il 26,5% dei pazienti aveva un McCabe score fatale o rapidamente fatale. Il 29,2% dei pazienti era stato sottoposto ad una procedura invasiva. Il 60,2% dei pazienti era esposto ad almeno un dispositivo invasivo. Dei 5602 pazienti, 2830 (50,5%) erano ricoverati in ambito medico, 1558 (27,8%) in ambito chirurgico, 501 (9%) in ambito riabilitativo, 192 (3,4%) in regime di terapia intensiva e 521 (9,3%) in altre discipline specialistiche. La prevalenza di ICA è risultata pari al 8,1% (IC 95% 7,4% - 8,9%). L’area specialistica in cui è stata registrata la maggior prevalenza di ICA è la terapia intensiva con un dato pari al 19,3%. Le localizzazioni d’infezione più frequenti sono risultate: le infezioni del torrente ematico (20,2%), seguite dalle infezioni delle vie urinarie (19%), dalle infezioni del sito chirurgico (18,5%) e delle infezioni delle basse vie respiratorie (14,3%). L’accertamento eziologico è avvenuto nel 57,5% delle ICA per un totale di 324 microrganismi isolati. Il microrganismo isolato con maggiore frequenza è risultato Escherichia coli (15,7%), seguito da Clostridioides difficile (11,1%) e Klebsiella pneumoniae (10,8%). Il giorno dello studio, il 47,5% (IC 95% 46,1 - 48,8) dei pazienti risultava in trattamento antibiotico. Il 48,4% dei trattamenti antibiotici era volto alla terapia di un’infezione comunitaria, il 18,5% alla terapia di un’infezione correlata all’assistenza ed il 16,5% era per profilassi medica. Conclusioni. La prevalenza delle ICA emersa complessivamente dalle nove edizioni dello studio si è rivelata in linea con quanto rilevato, a livello italiano, nell’ultimo studio di prevalenza europeo condotto nel 2022. Tuttavia, nel corso delle ultime tre edizioni, si è registrata una riduzione della prevalenza d’infezione che è rimasta stabilmente fra il 7,2% e il 7,5%. Al contrario, è stato rilevato un incremento della prevalenza del consumo di antibiotici, dal 43,8% registrato nel 2016 fino al 51,5% registrato nel 2025. Le indagini di prevalenza ripetute periodicamente rappresentano uno strumento indispensabile per monitorare nel corso del tempo l’epidemiologia delle ICA e orientare le strategie di prevenzione. Inoltre, il monitoraggio dell’uso ospedaliero degli antibiotici consente di indirizzare e implementare strategie di stewardship antibiotica finalizzante a contrastare il fenomeno dell’antibiotico resistenza. È attualmente in fasi di analisi, l’indagine di prevalenza condotta nel corso del 2026.

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Aderenza al protocollo di antibioticoprofilassi perioperatoria: un’analisi retrospettiva dei reparti chirurgici dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine

L. Tesei1, V. Ferraioli1, F. Fonda2, C. Cargnelutti3, C. Zanetti3,  D. Celotto2, R. Cocconi2, L. Arnoldo1, S. Brusaferro1

1Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Udine; 2SOC Accreditamento, Qualità e Rischio Clinico, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, Udine; 3Gruppo Operativo Rischio Infettivo, Area DMO, Ospedale SMM, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, Udine

Introduzione. Le infezioni del sito chirurgico (ISC) rappresentano una delle complicanze più rilevanti tra le infezioni correlate all’assistenza (ICA), con un forte impatto sulla prognosi del paziente e sui costi. Poiché una quota significativa di tali eventi è prevenibile attraverso l’applicazione di buone pratiche assistenziali, la compliance ai protocolli di antibioticoprofilassi (AP) risulta determinante. L’obiettivo di questa analisi è valutare il grado di aderenza ai protocolli di AP da parte dei reparti chirurgici del Presidio Ospedaliero Universitario Santa Maria della Misericordia (SMM) di Udine dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale nell’anno 2025. Metodi. Sono state analizzate retrospettivamente le cartelle cliniche di procedure chirurgiche, elettive e in urgenza, effettuate nel 2025 presso 16 reparti chirurgici del presidio ospedaliero. È stato applicato un campionamento casuale sistematico di 5 cartelle al mese per reparto, per un campione complessivo di 960 cartelle. Sono stati valutati cinque indicatori di appropriatezza della profilassi antibiotica: concordanza della molecola con il protocollo, correttezza del dosaggio, appropriatezza del timing della somministrazione iniziale (30-60 minuti prima dell’incisione), appropriatezza del redosing intraoperatorio e limitazione della durata della profilassi alle 24 ore post-operatorie. È stata inoltre rilevata la frequenza di somministrazione di AP quando non indicata da protocollo (overuse). Risultati. La concordanza della molecola scelta rispetto al protocollo aziendale è stata del 95,8% (920/960), mentre l’appropriatezza del dosaggio è stata registrata nel 98,9% (950/960) dei casi. Il timing di somministrazione iniziale è stato rispettato nel 93,7% (900/960) degli interventi. Per quanto riguarda il redosing intraoperatorio, la compliance è risultata del 93% (893/960), mentre la limitazione della profilassi alle 24 ore post-operatorie è stata osservata nel 98,9% (950/960) delle procedure. Infine, è stata rilevata la somministrazione di antibiotico in assenza di indicazione da protocollo (overuse) nell’1,4% dei casi (13/960). Conclusioni. I dati raccolti evidenziano un’ottima integrazione del protocollo di antibioticoprofilassi nella pratica clinica dei reparti chirurgici coinvolti, con livelli di compliance superiori al 92% per tutti gli indicatori monitorati e un basso tasso di overuse, con 13 casi (1,4%) di somministrazione di AP in procedure prive di indicazione clinica secondo protocollo. Il monitoraggio ha permesso di identificare il redosing intraoperatorio come l’area prioritaria per futuri interventi di formazione e miglioramento. Garantire un’elevata aderenza all’antibiotico-profilassi è una strategia essenziale non solo per ridurre il rischio di ISC e contrastare l’antibiotico-resistenza, ma anche per ottimizzare le risorse e incrementare la sicurezza assistenziale complessiva, coerentemente con gli obiettivi nazionali di prevenzione delle ICA.

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Monitoraggio delle infezioni del sito chirurgico tramite il protocollo SNICh2: risultati dei primi tre anni di sorveglianza negli ospedali della ASL2 Savonese

F. Stella1, R. Riente2, D. Pera2, S. Penazzo2, I. Colombo2, R. Scali2,  V. Faccio2, T. Beringheli3, A. Garlaschelli3, G. Carrega3, M. Cirone4, L. Garra2, C. Alicino2

1Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Genova; 2SC Direzione Medica, Azienda Tutela della Salute Liguria, Area Sociosanitaria 2 (ATSL - ASL2), Savona; 3SC Malattie Infettive, Azienda Tutela della Salute Liguria, Area Sociosanitaria 2 (ATSL - ASL2), Savona; 4Direttore, Azienda Tutela della Salute Liguria, Area Sociosanitaria 2 (ATSL - ASL2), Savona

Introduzione. Le infezioni del sito chirurgico (ISC) sono tra le più comuni infezioni correlate all’assistenza sanitaria (ICA) e sono associate ad un aumento della morbosità e mortalità per i pazienti e dei costi dell’assistenza. La sorveglianza delle ISC rappresenta uno strumento fondamentale per monitorarne l’epidemiologia e la sua attuazione è raccomandata dal Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico Resistenza 2022-2025. L’obiettivo del presente studio è descrivere i risultati ottenuti nell’ambito della sorveglianza delle ISC condotta nel periodo 2023 – 2025 presso i tre ospedali di ASL2. Metodi. La sorveglianza è stata condotta utilizzando la metodologia di raccolta dei dati e le definizioni di caso di infezione del Protocollo di Sorveglianza Nazionale delle Infezioni del Sito Chirurgico (SNICh2). I dati raccolti comprendono tutte le tipologie di interventi inserite nel suddetto protocollo, tranne le procedure cardiochirurgiche (non erogate presso ASL2). Il periodo di follow-up è stato di 30 giorni per gli interventi che non prevedevano impianto di materiale protesico e di 90 giorni per quelli che ne prevedevano l’impianto. Risultati. Nel periodo 2023-2025, sono stati complessivamente inclusi in sorveglianza 1549 interventi di cui 1386 (89,5%) con follow-up completato. Gli interventi erano suddivisi nelle seguenti classi: 317 artroplastiche dell’anca (22,9%), 304 colecistectomie (21,9%), 265 interventi sul colon (19,1%), 185 laminectomie (13,3%), 177 tagli cesarei (12,8%), 87 artroplastiche di ginocchio (6,3%), 51 interventi sul retto (3,7%). Per quanto riguarda la classe dell’intervento, 554 (34%) erano puliti, 705 (50,9%) erano pulito-contaminati, 60 (4,3%) erano contaminati e 67 (4,8%) sporchi. In 485 interventi (35%) vi è stato impianto di materiale protesico. Per quanto riguarda la classe di rischio anestesiologico dei pazienti, 94 pazienti erano ASA1 (6,8%), 552 ASA2 (39,8%), 455 ASA3 (32,8%), 83 ASA4 (6%), 12 ASA5 (0,9%) e in 190 pazienti (13,7%) l’ASA era sconosciuto. Seicentoquindici interventi (44,4%) sono stati eseguiti in regime di urgenza. In 1193 interventi (86,1%) è stata praticata la profilassi antibiotica pre-intervento. Complessivamente sono state osservate 31 ISC corrispondenti ad un’incidenza di infezione pari al 2,2%. Otto infezioni (25,8%) erano superficiali, 13 (41,9%) erano profonde e 10 (32,3%) di organo/spazio. La più elevata incidenza d’infezione è stata riscontrata negli interventi sul colon (4,5%), seguita dalle laminectomie (2,7%), tagli cesarei (2,3%), interventi sul retto (2%), artoprotesi dell’anca (1,9%), artroprotesi del ginocchio (1,2%) e, infine, colecistecomie (0,7%). Il tempo mediano di insorgenza delle ISC è stato di 11 giorni (IQR: 6 – 25). In 18 infezioni (58,1%) è stato isolato il microrganismo responsabile per un totale di 24 isolamenti microbiologici. Il 58,3% dei microrganismi apparteneva alla famiglia delle Enterobacterales. Fra questi il 35,7% era resistente alle cefalosporine di 3° generazione e il 7,1% ai carbapenemi. Conclusioni. L’incidenza di ISC emersa dai risultati raccolti nei tre anni di studio risulta superiore sia alla media italiana sia alla media europea, entrambe registrate nel 2019. Nello specifico un’incidenza più elevata rispetto al dato nazionale ed europeo si è rilevata nelle laminectomie, nei tagli cesari e negli interventi ortopedici, mentre successivamente agli interventi del colon e alle colecistectomie si registra un’incidenza d’infezione in linea o inferiore alle suddette medie. La sorveglianza ha fornito elementi conoscitivi indispensabili a orientare le future strategie di prevenzione delle ISC e a monitorane la loro efficacia.

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Validazione dell’estrazione elettronica dei denominatori per la sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza associate a dispositivo invasivo

E. Esposito1, F. Baglivo1, B. Natali2, T. Perrotta2, R. Lo Giudice2,  M. Venditti2, S. De Marinis2, C. Paladino2, M. Mangione2,  L. Di Stefano2, C. Rizzo1, M. Baroni2

1Dipartimento di Ricerca Traslazionale NTMC, Università degli Studi di Pisa; 2Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, Massa-Pisa

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano un problema sanitario rilevante ma prevenibile se sorvegliate tempestivamente. Le ICA associate a dispositivo invasivo vengono valutate in termini di tassi espressi per 1000 giorni-dispositivo. Per orientare interventi mirati, in caso di aumento dei tassi, è necessario disporre di dati tempestivi e accurati, per numeratore e denominatore. Le linee guida Centers for Disease Control and Prevention (CDC)-National Healthcare Safety Network (NHSN) raccomandano, prima di adottare l’estrazione elettronica dei giorni-dispositivo come fonte ufficiale, una validazione formale di almeno 3 mesi consecutivi con concordanza entro ±5% rispetto al conteggio manuale. Lo studio ha verificato se, per la sorveglianza delle infezioni del torrente ematico associate a catetere venoso centrale (CLABSI), delle infezioni delle vie urinarie associate a catetere vescicale (CAUTI) e delle polmoniti associate a ventilazione meccanica (VAP), i denominatori estratti automaticamente dal data warehouse aziendale fossero concordanti con la rilevazione manuale. Metodi. Dal 1° luglio al 30 settembre 2025 è stato condotto uno studio osservazionale di concordanza in 7 setting di sorveglianza distribuiti nei due presidi (Massa e Pisa) di un ospedale monospecialistico con attività di cardiochirurgia e cardiologia interventistica. Per 12 settimane il personale infermieristico ha rilevato quotidianamente, alle ore 12.00 tramite modulo elettronico, quattro denominatori: giorni-paziente, giorni con catetere venoso centrale (CVC), giorni con catetere vescicale (CV) e giorni-ventilatore. I dati sono stati controllati settimanalmente e mensilmente, correggendo valori mancanti, duplicati e incongruenze e riattribuendo le osservazioni di sala operatoria al setting di provenienza. I totali trimestrali manuali corretti sono stati confrontati con le estrazioni elettroniche ottenute mediante query in linguaggio Structured Query Language (SQL), applicando la soglia di ±5%. È stato inoltre confrontato tra le due fonti il Device Utilization Ratio (DUR), rapporto tra giorni-dispositivo e giorni-paziente. Risultati. Nel periodo di studio sono state effettuate 644 osservazioni manuali giornaliere nei 7 setting ufficiali di sorveglianza, per un totale di 8.645 giornate-paziente, 2.667 giorni-CVC, 1.803 giorni-CV e 494 giorni-ventilatore. Il dataset comprendeva inoltre 143 osservazioni nei setting buffer di sala operatoria, riattribuite ai setting di ricovero, per un totale complessivo di 787 osservazioni setting-giorno. I setting, distribuiti nei due presidi aziendali, comprendevano degenze adulte e pediatriche, terapie intensive adulte e pediatriche e subintensive. Sono state inviate 51 segnalazioni ai compilatori per valori mancanti, duplicati o incongruenti, tutte risolte. Dopo le correzioni, tutti gli scostamenti tra dato manuale ed elettronico sono rientrati entro la soglia di ±5% per ciascuna combinazione setting-denominatore applicabile. Il DUR calcolato sulle due fonti è risultato sovrapponibile, con differenze assolute non superiori a 0,037 punti e, nella maggior parte dei casi, inferiori a 0,01. La query è stata validata per il denominatore delle CLABSI (giorni-CVC) e delle CAUTI (giorni-CV) in tutti i 7 setting e delle VAP (giorni-ventilatore) nei due setting di terapia intensiva, unici setting di utilizzo della ventilazione meccanica invasive. Conclusioni. La validazione ha dimostrato che l’estrazione elettronica dei denominatori è concordante con il conteggio manuale entro i limiti raccomandati e clinicamente sovrapponibile in termini di DUR, confermando l’ipotesi sperimentale. L’Azienda dispone ora di una fonte elettronica validata per il calcolo automatico dei denominatori delle ICA associate a dispositivo, migliorando efficienza, completezza e tempestività della sorveglianza e riducendo il carico di lavoro. È prevista la rivalidazione dell’algoritmo a ogni modifica strutturale e, di routine, almeno ogni due anni, mantenendo il conteggio manuale come controllo di qualità periodico. Il modello è trasferibile ad altre realtà con cartella elettronica.

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Implementazione di un protocollo integrato di screening e follow-up per il controllo di enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE) nei pazienti in trattamento dialitico ambulatoriale

M.G. Silvotti1, R. Rimondi1, V. Spinelli2, P. Cella1

1UO Igiene delle Strutture Sanitarie, Dipartimento Rete Ospedale e Territorio, Azienda USL di Piacenza; 2UO Presidio Unico, Dipartimento Rete Ospedale e Territorio, Azienda USL di Piacenza

Introduzione. I pazienti con insufficienza renale cronica in emodialisi sono ad altissimo rischio di infezioni correlate all’assistenza (ICA) e colonizzazioni da germi multi-resistenti, a causa della compromissione immunitaria, della frequente esposizione ad ambienti sanitari, della presenza di accessi vascolari e del ripetuto utilizzo di terapie antibiotiche. La diffusione di CPE (specie con profilo di resistenza NDM-New Delhi Metallo-beta-lattamasi) nel setting condiviso delle sale dialisi può determinare incremento di mortalità, morbilità, ospedalizzazione, nonché focolai di difficile gestione clinica a causa delle scarse opzioni terapeutiche. Il lavoro descrive il recepimento locale delle Linee di indirizzo della Regione Emilia-Romagna (aggiornamento 2025) tramite un percorso integrato di sorveglianza attiva e gestione clinico-organizzativa nel Day Service Ambulatoriale (DSA) e nei Centri di Assistenza Limitata (CAL) di Dialisi dell’AUSL di Piacenza, coniugando rigore infettivologico e qualità di vita del paziente cronico. Metodi. Un gruppo multidisciplinare (Igiene delle Strutture Sanitarie, Infermieri specialisti in Rischio infettivo, Nefrologi, Infermieri di Dialisi, Microbiologi) ha implementato una sorveglianza attiva e altamente personalizzata, basata su: • Screening d’ingresso: tampone rettale al primo trattamento dialitico ambulatoriale; • Mantenimento: screening semestrale standardizzato (maggio - novembre); • Screening post-evento a rischio: dimissioni, dialisi fuori-regione/estero, ricoveri ripetuti (una notte di degenza è considerata fattore di rischio indipendente) con principio di “anticipo protetto” per ricalibrare il timing senza differire i controlli; • Gestione della mancata adesione: educazione all’auto-prelievo o, in caso di rifiuto persistente, isolamento cautelativo (precauzioni da contatto) con cartellonistica ad hoc, priva di scritte per tutelare la privacy; • Follow-up positivi: stop screening, precauzioni da contatto e cohorting di seduta in stanza dedicata (7 postazioni) per 12 mesi, rivalutazione per negativizzazione (dopo 3 tamponi consecutivi); • Tracciamento: mappatura spazio-oraria di eventuali “contatti di caso”; • Reprocessing: disinfezione chimico-termica interna automatizzata delle apparecchiature e decontaminazione tracciata del posto tecnico con cloro a 1000 ppm o perossido d’idrogeno. I risultati sono stati valutati tramite indicatori di processo (tamponi eseguiti), fattibilità (tasso di rifiuto), esito (nuove colonizzazioni/infezioni) e sicurezza (audit sul reprocessing), raccolti in un database condiviso tra il Centro Hub e 3 Spoke periferici. È stata eseguita un’analisi di costo-efficacia implicita basata sul costo LEA del tampone rettale (21,95 euro). Risultati. Nei primi sei mesi (baseline novembre 2025 - follow-up maggio 2026), l’implementazione ha interessato l’intera rete aziendale (185 pazienti inseriti nel database). La presa in carico è stata del 100%. Sono stati eseguiti complessivamente 420 tamponi rettali di sorveglianza attiva. Le mancate adesioni sono diminuite a maggio 2026 (da 19 a 15 pazienti), azzerandosi nell’Hub grazie al counselling infermieristico e concentrandosi in un CAL periferico (oggetto di audit mirato). Non si è registrata nessuna nuova positività per CPE e nessuna trasmissione crociata intra-ospedaliera. Economicamente, a fronte di un aumento di costo diretto di 9.219 euro e un tempo-operatore infermieristico inferiore a 5 minuti per tampone integrato nelle attività routinarie, il programma ha evitato i gravosi costi diretti e indiretti di sepsi o focolai (giornate di degenza aggiuntive, farmaci costosi, gestione isolamenti). Conclusioni. Il protocollo introdotto/adottato si è dimostrato sostenibile, sicuro e trasferibile ad altri setting (es. Day Hospital/Day Service oncologici). La personalizzazione proattiva del timing monitorata tramite database condiviso, il cohorting dei positivi e il reprocessing sistematico hanno azzerato la trasmissione di CPE, garantendo sicurezza delle cure, ottimizzazione/efficientamento delle risorse e tutela della privacy del paziente cronico, riducendo lo stigma dell’isolamento.

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Prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza e consumo di antibiotici nella popolazione pediatrica ospedalizzata in Italia: risultati della terza indagine di prevalenza puntuale dell’European Centre for Disease Prevention and Control

A. Russotto, C. Gastaldo, M. Castagnotto, R. Bussolino,  C.M. Zotti, C. Vicentini

Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, Università degli Studi di Torino

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza rappresentano una delle principali cause di morbosità nei pazienti ospedalizzati e contribuiscono alla diffusione della resistenza antimicrobica, strettamente legata all’uso inappropriato degli antibiotici. In ambito pediatrico le evidenze epidemiologiche sono ancora limitate. Obiettivo dello studio è descrivere la prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza, il consumo di antibiotici e i principali fattori associati nella popolazione pediatrica ricoverata negli ospedali italiani. Metodi. Sono stati analizzati i dati della terza indagine di prevalenza puntuale promossa dall’European Centre for Disease Prevention and Control e condotta in Italia tra settembre e novembre 2022. Lo studio ha incluso 5.393 pazienti pediatrici ricoverati in 216 ospedali. I fattori associati alla presenza di infezioni correlate all’assistenza e all’uso di antibiotici sono stati valutati mediante modelli di regressione logistica multilivello. Risultati. La prevalenza delle infezioni correlate all’assistenza è risultata pari al 4,13% (IC 95%: 3,60-4,67), mentre il 29,85% (IC 95%: 28,63-31,09) dei pazienti riceveva almeno un antibiotico. Le infezioni più frequenti erano batteriemie, infezioni correlate a catetere venoso centrale, sepsi neonatali, polmoniti e infezioni del sito chirurgico. Il rischio di infezioni correlate all’assistenza aumentava significativamente nei pazienti con degenza ≥15 giorni (prevalence rate ratio [PRR] 8,24; IC 95%: 4,41-16,46), in presenza di almeno un dispositivo invasivo (PRR 6,28; IC 95%: 4,06-9,86) e nei pazienti sottoposti a intervento chirurgico (PRR 2,28; IC 95%: 1,36-3,79). Una maggiore disponibilità di dispenser per l’igiene delle mani al letto del paziente risultava invece associata a una riduzione del rischio (PRR 0,45; IC 95%: 0,20-0,99). L’utilizzo di antibiotici era più frequente nei bambini di età compresa tra 1 e 5 anni (PRR 8,96; IC 95%: 6,70-12,08), nei pazienti sottoposti a chirurgia (PRR 2,15; IC 95%: 1,58-2,92) e con dispositivi invasivi (PRR 5,46; IC 95%: 4,33-6,91). Oltre il 70% delle profilassi chirurgiche aveva una durata superiore alle 24 ore. Conclusioni. Lo studio fornisce il più ampio quadro nazionale disponibile sulle infezioni correlate all’assistenza e sull’impiego di antibiotici nella popolazione pediatrica ospedalizzata italiana. I risultati evidenziano la necessità di rafforzare le strategie di prevenzione delle infezioni, promuovere programmi di stewardship antimicrobica dedicati all’età pediatrica e migliorare l’appropriatezza della profilassi antibiotica chirurgica, riducendone la durata quando non indicata dalle linee guida.

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Gestione delle infezioni del sito chirurgico e rischio clinico dopo chirurgia toracica mininvasiva

C. Luciani1, S. Esposito1, G. Sansone2

1UOSVD Chirurgia EBP e Specialistica, PO “A. Cardarelli” ASReM, Campobasso; 2ASReM Distretto Socio-Sanitario di Campobasso, Università degli Studi del Molise, Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva

Introduzione. Le infezioni del sito chirurgico (ISC) rappresentano una delle complicanze post-operatorie più critiche, con un profondo impatto su esiti clinici, prolungamento della degenza, costi sanitari e responsabilità medico-legale. Sebbene la diffusione della chirurgia mininvasiva abbia ridotto l’invasività delle procedure, i pazienti presentano un rischio intrinseco di complicanze infettive legato alle comorbidità. A livello di “governance” di un Centro HUB, la gestione delle ISC funge da barometro primario della performance di un reparto chirurgico; la discrepanza tra aspettative di guarigione e tassi di infezione espone le strutture a elevata vulnerabilità legale e spinge verso la medicina difensiva. L’obiettivo dello studio è valutare l’incidenza, i fattori di rischio e la gestione clinico-legale delle ISC in chirurgia toracica, supportando i dati della nostra esperienza istituzionale con le evidenze della letteratura. Metodi. È stata condotta un’analisi retrospettiva sui dati raccolti presso la Chirurgia Toracica del PO “A. Cardarelli” di Campobasso, Azienda Sanitaria Regione Molise. Al fine di determinare l’incidenza delle ISC, è stato preso in esame un periodo temporale di tre anni e sono state valutate inizialmente 304 procedure chirurgiche. In parallelo, sono state analizzate l’efficacia e la sicurezza della tecnica u-VATS (uniportal-video-assisted thoracoscopy) nel trattamento dell’empiema pleurico di stadio II su un campione di 29 pazienti (15 adulti e 14 anziani). I risultati sono stati esaminati alla luce delle revisioni della letteratura scientifica e delle linee guida CDC 2017, comparandoli con gli esiti di ampi e recenti studi di coorte e metanalisi. Risultati. L’analisi ha evidenziato lo sviluppo di ISC in 23 casi, pari a un’incidenza del 7,6%. Nel setting specifico dell’empiema pleurico trattato con u-VATS non si è registrata alcuna infezione del sito chirurgico, dimostrando un decorso post-operatorio sicuro, con tempi di degenza significativamente più brevi negli adulti rispetto agli anziani. I tassi sono coerenti con le evidenze globali: uno studio su 1231 lobectomie mininvasive ha riportato un’incidenza di ISC del 7,0%, dimostrando inoltre che non vi è alcuna differenza statistica nell’incidenza tra approccio VATS e robotico (RATS). Un’ulteriore ampia coorte di 3370 pazienti ha documentato un’incidenza di ISC del 7,1% per le procedure “open” e del 2,1% per la VATS. L’analisi combinata della letteratura identifica molteplici fattori di rischio indipendenti per le ISC toraciche: sesso maschile, fumo, diabete mellito scompensato, obesità, trasfusioni di sangue intraoperatorie, grado di contaminazione della ferita, durata del drenaggio, elevato score ASA e prolungati tempi operatori. Conclusioni. La prevenzione delle ISC richiede l’adesione rigorosa a protocolli evidence-based per mitigare il rischio clinico e le dispute legali. Le linee guida CDC raccomandano pratiche fondamentali, tra cui un controllo glicemico rigoroso (mantenendo la glicemia al di sotto di 200 mg/dL), il mantenimento della normotermia e l’uso di agenti a base alcolica per la preparazione cutanea. Cruciale per arginare l’antibiotico-resistenza – una problematica sempre più complessa a livello globale – è la corretta tempistica della profilassi antimicrobica, che non deve prevedere dosi aggiuntive post-chiusura in sala operatoria per interventi puliti o puliti-contaminati, persino in presenza di drenaggi. La Chirurgia Toracica mininvasiva garantisce elevata sicurezza e tassi ridotti di complicanze, ma non azzera il rischio di ISC. La “governance” di tali infezioni impone un approccio sistemico: sorveglianza attiva, rigorosa aderenza ai protocolli antimicrobici e valutazione preoperatoria dei fattori di rischio modificabili. Ottimizzare tali processi è necessario non solo per migliorare gli esiti clinici, ma anche per garantire un’adeguata difesa medico-legale attraverso la trasparenza e l’aderenza alle linee guida.

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Sorveglianza dei microrganismi sentinella e impatto del sistema di allerta microbiologica: confronto tra i periodi gennaio-giugno 2025 e gennaio-giugno 2026 nel PO “F. Ferrari” di Casarano, ASL Lecce

E. Corsano1, A. Miggiano1, V. Rini2, A. Aloisi2, S. De Micheli2,  L. Puce2

1Direzione Medica; 2Patologia Clinica PO Casarano, ASL LE

Introduzione. La diffusione di alert organisms multiresistenti rappresenta una sfida critica per le cure. La sorveglianza microbiologica e la tempestiva comunicazione tra il Laboratorio -Settore di Microbiologia, la Direzione Medica e le Unità Operative costituiscono uno strumento per l’attuazione delle misure di Infection Prevention and Control (IPC), al fine di limitare la trasmissione ospedaliera e a contenere il rischio di batteriemie correlate all’assistenza. Metodi. Sono stati confrontati gli isolamenti ematici degli 8 ceppi batterici sotto sorveglianza AR-ISS (Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter species, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium) nei periodi gennaio-giugno 2025 e gennaio-giugno 2026. Seguendo le linee guida AMCLI, sono stati eseguiti per ogni paziente adulto tre set di prelievo (flaconi aerobi ed anaerobi), con 8-10 cc di sangue per flacone, poi messi nello strumento BacT-ALERT 3D (Biomerieux) ed incubati per 5 giorni. Sulle emocolture positive, in base alle indicazioni morfologiche-tintoriali del Gram, sono state eseguite delle sub-colture, su COS (agar sangue) e PVX (agar cioccolato) incubate a 35-37°C in 5% CO2 per 24-48 ore e su MRSM/SAIDE (agar cromogeno per MRSA), MCK (agar MacConkey) e CPSE (agar cromogeno), incubate a 35-37°C in atmosfera aerobia per 24-48 ore. Dopo è stata eseguita l’identificazione biochimica e l’antibiogramma, preparando una sospensione batterica di 0,5-0,65 McFarland e posizionando le card sullo strumento Vitek2 (Biomerieux). Per ciascun alert, è stato valutato l’impatto del flusso di segnalazione alle Unità Operative e delle conseguenti misure di controllo, correlando l’andamento epidemiologico con il volume dei ricoveri nei reparti maggiormente interessati (Geriatria, Lungodegenza, Medicina, Rianimazione, Neurologia, Urologia, Cardiologia). Risultati. Nel primo semestre 2026 si è osservata una rilevante riduzione delle batteriemie da microrganismi sentinella, scese a n. 17 casi rispetto ai n. 26 del primo semestre 2025 (-34,6%). Tale decremento epidemiologico è stato registrato a fronte di un significativo e generalizzato aumento del volume di ricoveri nei medesimi reparti: Medicina (+22,5%, da 333 a 408), Lungodegenza (+31,6%, da 57 a 75), Geriatria (+11,2%, da 331 a 368), Neurologia (+13,3%, da 218 a 247), Urologia (+5,6%, da 426 a 450) e Rianimazione (+5,4%, da 37 a 39). Sotto il profilo microbiologico, i batteri multiresistenti predominanti sono stati E. coli e K. pneumoniae. Il calo più evidente ha interessato la Rianimazione (da n. 5 a n. 2 casi) e la Geriatria (da n. 8 a n. 5 casi, con E. coli sceso da n. 3 a n. 2 e K. pneumoniae da n. 3 a n. 2). Al contrario, l’area medica (Medicina Interna) ha mostrato una sostanziale stabilità (da n. 6 a n. 7 casi), con una prevalenza di E. coli (n. 4) nel 2026. Conclusioni. Nel periodo osservato si è registrata una riduzione delle batteriemie da microrganismi sentinella pari al 34,6%, nonostante l’aumento dell’attività assistenziale nei reparti a maggiore complessità. I risultati suggeriscono che un sistema strutturato di sorveglianza microbiologica, basato sulla rapida comunicazione tra Laboratorio-Settore di Microbiologia, Direzione Medica e Reparti Clinici, associato alla tempestiva attuazione delle misure di IPC, possa contribuire al contenimento della diffusione dei microrganismi alert e al miglioramento della sicurezza delle cure.

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Sviluppo di un’applicazione interattiva per l’integrazione dei dati di sensibilità antimicrobica con le linee guida locali

M. Morra, D. Fasan, E. Carrara, E. Tacconelli

Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Unità di Malattie Infettive, Verona

Introduzione. La resistenza antimicrobica (AMR) rappresenta una minaccia crescente per la salute pubblica, aggravata dall’uso improprio degli antibiotici e dal rallentamento nello sviluppo di nuove molecole. I programmi di gestione degli antimicrobici richiedono strumenti in grado di integrare sistematicamente i dati di sorveglianza microbiologica locale con le linee guida di terapia empirica, in particolare nei pazienti con sospetta batteriemia e in contesti con elevata prevalenza di microrganismi multiresistenti (MDRO). Obiettivo del lavoro è stato lo sviluppo di un sistema informatico capace di analizzare in modo riproducibile i pattern di sensibilità locali e di confrontarli con le linee guida vigenti, secondo il modello proposto dal progetto EPI-Net COACH. Metodi. È stata sviluppata un’applicazione interattiva in linguaggio R (versione 4.4.2), basata sul framework Shiny per l’interfaccia utente e sul pacchetto R denominato AMR per l’analisi standardizzata e riproducibile dei dati microbiologici. Il sistema elabora dati anonimizzati di emocolture e tamponi rettali di sorveglianza, consentendo all’utente di selezionare reparto, intervallo temporale e criterio di inclusione degli isolati (per isolato, per paziente, per episodio o basato sul fenotipo). L’applicazione genera antibiogrammi cumulativi e combinati, stratificati per specie, ordine e categoria Gram, con suddivisione opzionale per stato di colonizzazione da MDRO. Sono state implementate le regole del Comitato europeo per i test di sensibilità agli antimicrobici (EUCAST) e regole aggiuntive personalizzate per inferire sensibilità non testate direttamente, oltre a un modulo per la distribuzione delle concentrazioni minime inibenti (MIC) basato sui breakpoint EUCAST o, in loro assenza, sui breakpoint farmacocinetici/farmacodinamici (PK/PD). L’accuratezza del sistema è stata verificata tramite validazione incrociata con i report statici prodotti dall’osservatorio epidemiologico ospedaliero. Risultati. Il sistema è stato applicato a oltre 22.000 emocolture positive e 37.000 tamponi rettali di sorveglianza raccolti tra il 2018 e il 2024. La validazione incrociata ha mostrato una concordanza del 100% tra i risultati dell’applicazione e i report di riferimento, per tutte le modalità di filtraggio testate. Il modulo di antibiogramma combinato ha permesso, ad esempio, di evidenziare come l’aggiunta di amikacina alla terapia empirica ripristini un’elevata copertura verso i patogeni Gram-negativi, tra cui Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae, anche in presenza di isolati resistenti ai carbapenemi. L’applicazione si è dimostrata uno strumento flessibile, riproducibile e aggiornabile nel tempo, utile al supporto della revisione periodica delle linee guida locali di terapia empirica. Conclusioni. Lo sviluppo di un sistema informatico basato su R e Shiny ha permesso di integrare in modo sistematico e riproducibile i dati di sorveglianza microbiologica locale con le linee guida di terapia empirica, fornendo uno strumento affidabile a supporto delle decisioni nell’ambito dei programmi di gestione degli antimicrobici. L’estensione dell’approccio ad altri contesti clinici e l’implementazione di aggiornamenti in tempo reale rappresentano le prospettive future per potenziare ulteriormente le pratiche di stewardship.