Sorveglianza di laboratorio

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Prevalenza della colonizzazione nasale da MRSA nei pazienti sottoposti ad artroplastica totale elettiva: esperienza multicentrica dell’ASL CN1

N. Sardi1, E. Vinai2, S. Bellino1, F. Gallo3, F. Rivera4, G. Bianco4,  G. Peirano5, M. Salvatico5, M. Rebora6

1SS Prevenzione Rischio Infettivo Correlato Assistenza, ASL CN1, Ospedale “SS Annunziata”, Savigliano (CN); 2Microbiologia, ASL CN1, Ospedale “Regina Montis Regalis”, Mondovì (CN); 3Settore Epidemiologia, Dipartimento di Prevenzione, ASL CN1, Fossano (CN); 4SC Ortopedia e Traumatologia, ASL CN1, Ospedale “SS Annunziata”, Savigliano (CN); 5SS Prevenzione Rischio Infettivo Correlato Assistenza, ASL CN1, Ospedale “Regina Montis Regalis”, Mondovì (CN); 6Direttore Sanitario, ASL CN1, Cuneo

Introduzione. La colonizzazione nasale da Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) rappresenta un fattore di rischio per infezioni del sito chirurgico nella chirurgia protesica. Le linee guida nazionali raccomandano lo screening preoperatorio nei pazienti candidati ad artroplastica elettiva. La prevalenza della colonizzazione può tuttavia variare tra differenti contesti assistenziali, rendendo utile una periodica valutazione epidemiologica locale. Obiettivo dello studio è stato valutare la prevalenza di colonizzazione nasale da MRSA nei pazienti sottoposti ad artroplastica totale elettiva e descriverne le principali caratteristiche demografiche. Metodi. È stato condotto uno studio retrospettivo multicentrico presso due ospedali dell’ASL CN1. Sono stati inclusi consecutivamente tutti i pazienti adulti sottoposti ad artroplastica totale elettiva tra giugno 2024 e agosto 2025. Lo screening nasale per MRSA è stato eseguito mediante metodica colturale nell’ambito della valutazione preoperatoria routinaria. I pazienti risultati positivi venivano sottoposti a protocollo locale di decolonizzazione e a profilassi antibiotica perioperatoria mirata. Sono stati raccolti dati anagrafici e clinici mediante revisione delle cartelle cliniche elettroniche. È stata effettuata un’analisi descrittiva della prevalenza di colonizzazione e delle caratteristiche della popolazione studiata. Risultati. Sono stati inclusi 809 pazienti. L’età media era 70,4 anni (mediana 72; range 23-91) e il 55,6% era di sesso femminile (n=450). La colonizzazione nasale da MRSA è stata identificata in 10 pazienti, con una prevalenza dell’1,2% (IC95% 0,60-2,28%). Tra i soggetti positivi, 9/10 (90%) avevano età ≥60 anni e 8/10 (80%) erano di sesso maschile. Il 98,8% dei pazienti (n=799) è risultato negativo allo screening. Conclusioni. Nella popolazione studiata la prevalenza di colonizzazione nasale da MRSA è risultata bassa. I dati osservati confermano l’importanza della sorveglianza epidemiologica locale nel supportare l’implementazione delle strategie di prevenzione del rischio infettivo e l’organizzazione dei percorsi preoperatori nella chirurgia protesica elettiva.

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Dall’ospedale al territorio: crossover epidemiologico di Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi nel contesto sanitario urbano (2016-2025)

M. Meledandri, S. Paoletti, E. Piombino, M. Rotondi,  M.L. Schiavone, S. Emili, A. Serse, A. Giona, S. Macciomei,  L. Cerullo, N. Nobilini, B. Palazzotti

Microbiologia e Virologia, Ospedale S. Filippo Neri, ASL Roma 1

Introduzione. Gli Enterobacterales resistenti ai carbapenemi, in particolare Klebsiella pneumoniae (CRKP), sono considerati patogeni prevalentemente acquisiti in ambito ospedaliero. Tuttavia, recenti evidenze indicano una estensione anche ad ambienti non ospedalieri, inclusi i servizi ambulatoriali e le strutture di assistenza a lungo termine, suggerendo un cambiamento verso un’ampia disseminazione ecologica. I sistemi sanitari urbani, caratterizzati da un’elevata densità di strutture e da una forte interconnessione tra i diversi contesti assistenziali, rappresentano ambienti ideali per tali transizioni. L’ASL Roma 1, che serve circa un milione di abitanti, è uno degli ecosistemi sanitari più articolati d’Italia, comprendente numerosi centri pubblici e privati, con diverse specializzazioni e vocazioni. In questo contesto, comprendere le dinamiche dei CRKP nei vari contesti è essenziale per definire le strategie di sorveglianza e controllo. Metodi. Studio retrospettivo sui casi di KPC identificati tra il 2016 e il 2025 nei presidi a gestione diretta di ASL Roma 1. Il setting ospedaliero comprende Ospedale San Filippo Neri, Ospedale Santo Spirito in Sassia (incluso Nuovo Regina Margherita) e Ospedale Oftalmico. Il setting territoriale comprende ambulatori distrettuali e Centri di Assistenza Domiciliare (CAD); sono stati inoltre classificati come territoriali i casi intercettati in Pronto Soccorso e in pre-ospedalizzazione. Le richieste dei CAD possono incidentalmente includere anche pazienti di strutture residenziali. Sono stati inclusi isolati unici di K. pneumoniae da campioni clinici o da screening di colonizzazione (tamponi rettali), resistenti ad almeno un carbapenemico (meropenem, imipenem, ertapenem). L’analisi dei trend è stata condotta distinguendo tre fasi: pre-covid (2016-2019), periodo covid (2020-2021), post-covid (2022-2025). Risultati. Durante il periodo di studio sono stati identificati complessivamente 1.792 casi di CRKP. Il numero annuale è aumentato da 100 casi nel 2016 a 302 casi nel 2025, con un incremento di tre volte. I casi ospedalieri sono aumentati da 49 a 122, con un picco nel 2023 (162 casi), seguito da un leggero calo. I casi comunitari sono aumentati da 51 a 180, mostrando un incremento più costante e pronunciato. Negli ultimi anni, i casi acquisiti in comunità sono diventati predominanti, rappresentando circa il 60% dei casi totali nel 2025. L’analisi delle tendenze temporali ha rivelato tre fasi distinte. 1. Pre-covid (2016-2019), aumento moderato: +13,9 casi/anno (~10,5% annuo). 2. Periodo covid (2020-2021), unico calo osservato: -12,0 casi/anno, con una riduzione da 159 a 147 casi. 3. Post-covid (2022-2025), notevole accelerazione: +30,9 casi/anno (~14% annuo). Crossover epidemiologico: nel passato recente è stato osservato un punto di svolta (2024-2025), in cui i casi acquisiti in comunità hanno superato i casi ospedalieri, segnando un cambiamento del contesto di rilevamento della CRKP. Conclusioni. L’analisi evidenzia un aumento progressivo dei casi di CRKP nel decennio, seguito da uno scambio epidemiologico dall’ospedale verso il territorio. L’emergenza covid-19 ha rappresentato l’unica interruzione della tendenza di crescita; questo calo è spiegabile dalla riduzione dell’accesso ai servizi, dal potenziamento delle misure di prevenzione delle infezioni, da riorganizzazioni varie, ecc. Tuttavia, la successiva rapida ripresa suggerisce che queste condizioni sono state transitorie. Il risultato più rilevante osservato è il crossover epidemiologico, con i casi della comunità che dopo il 2024 superano i casi ospedalieri. Va sottolineato che il contesto comunitario, in questo studio, include percorsi eterogenei. Pertanto, la tendenza esaminata riflette anche il continuum degli ambienti di cura, caratterizzato da interconnessioni e flussi di pazienti. L’ambito osservato, inoltre, rappresenta il sottoinsieme di un universo più esteso. Sebbene lo studio si concentri sulle strutture gestite direttamente, l’ASL Roma 1 comprende infatti un’ampia offerta socio-sanitaria, inclusi ospedali privati, centri universitari, strutture di riabilitazione, assistenza a lungo termine, strutture residenziali e molti studi professionali. Tale peculiarità indica la necessità di azioni integrate su questa vasta rete assistenziale.

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Il ruolo delle colture di sorveglianza di routine nell’ottimizzazione del programma di gestione responsabile degli antimicrobici

I. Uccella1, C. Sias2, F.M. Di Lella2, B. Neroni2, P. Marsella2,  C. Gargiulo2, M.G. Colella1

1Direzione Sanitaria Aziendale; 2UOC Patologia Clinica ASL Frosinone

Introduzione. Sono classificati “Alert” patogeni multi/pan-resistenti, selezionati dall’utilizzo spesso inappropriato di antimicrobici e in grado di diffondersi rapidamente, soprattutto nei “fragili”. Provocano infezioni per le quali le opzioni terapeutiche si riducono drasticamente determinando costi sanitari elevati. In ASL FR la sorveglianza microbiologica è integrata nel PARCA 26-28 Regione Lazio, e prevista nel PARS aziendale. Metodi. I dati di sorveglianza sono centralizzati con piattaforma Lab H24: Hub Frosinone-Alatri e Spoke Cassino e Sora, con la quale è stata effettuata per l’anno 2025 l’analisi delle prevalenze degli Alert con i meccanismi di resistenza, secondo materiale biologico, Presidio Ospedaliero, Macroarea Clinica e Unità Operativa. TEK e nasali sono di entrata nelle ICU/Ematologia, come da procedura Aziendale. Risultati. Emocolture positive: N.204/6735 (11%). ESBL (34%), CRE (32%), E. coli (21%), K. pneumoniae (13%), candidemie e batteriemie da MRSA (13%, rispettivamente), VRE 4%. Vie respiratorie: N.382 campioni. CRE (29%), ESBL (22%) K. pneumoniae e E. coli, A. baumannii (16%), P. aeruginosa (14%), MRSA (11%), S. maltophilia (7%), VRE (1%), Candida non-albicans (9,6%). Urinocolture: N.509. ESBL (57%), A. baumannii (34%), P. aeruginosa (3%). ISC-infezioni del sito chirurgico: Gram-(85%), ESBL (43%), CRE (19%), A. baumannii (11%), P. aeruginosa (8%). CRE: Prevalgono in infezioni d’organo con batteriemie (39%), K. pneumoniae (84%), vie urinarie (56%), Frosinone (39%), Area Medica (52%) e ICU (44%), Medicina Generale (21,3%), Geriatria/Lungodegenza (10,3%). Area Chirurgica Neurochirurgia (40%). Nell’Area Critica, Cassino (39%). ESBL: Infezioni d’organo con batteriemie (50%), E. coli (55,9%), vie urinarie (65%), Frosinone (41%). Nell’Area Medica (79%): Medicina Generale (43%), Geriatria/Lungodegenza (17%), Cardiologia e Nefrologia/Dialisi (8% rispettivamente), Unità a Gestione Infermieristica (8%). Nell’Area Chirurgica, Neurochirurgia (n.3/5). Nell’Area Critica, Alatri (41%). A. baumannii: Infezioni d’organo (80%), vie respiratorie (61%), batteriemie (11%), Cassino (51%), Area Critica (52,2%), Cardiologia (22%), Geriatria/Lungodegenza e Pneumologia (entrambe al 21%), Malattie Infettive (17%), Nefrologia (11%). P. aeruginosa: Infezioni d’organo (93,6%), vie respiratorie (62%) e batteriemie (11%), Frosinone (41%), Area Critica (50%), Medicina Generale (n.12/24), Degenze Infermieristiche (n. 5/24). MRSA: Vie respiratorie (50%), Frosinone (38%), Area Critica (45%), ICU Cassino (37,5%). VRE: Urine (59%), batteriemie (n.8/30-27%), Frosinone e Sora (41%, rispettivamente), Area Medica (n.12/22), ICUSora (60%). S. maltophilia: Vie respiratorie (80%), Area Critica (46,6%), Frosinone (56,6%). TEK: N.2092/1378 (1,5/persona), 14% positivi, K. Pneumoniae (96%), a Cassino Presidio (41%) e ICU (49%). In Ematologia 3,8% sorveglianze positive. MRSA nasale: n14 nel 2025 vs 70 nel 2024. Conclusioni. La sorveglianza rileva: una minima differenza di prevalenza ESBL vs CRE; E. coli prevale nelle sepsi a partenza urinaria, in Area Medica-Lungodegenza; K. pneumoniae germe a maggiore colonizzazione, causa sepsi respiratorie ed urinarie in Area Critica; A. baumanni prevalente in infezioni respiratorie, ICU e Area Medica ma reparti di diverso Presidio, accomunati da fragilità cardiopolmonare; P. aeruginosa prevalente nelle infezioni respiratorie più che nelle sepsi, Area Critica e Medica, anche a gestione infermieristica; le ISC da ESBL, in Neurochirurgia-UO con device invasivi; MRSA in VAP-HAP; elevato riscontro VRE su vie urinarie in ICU. Tutto ciò a documentare un’attesa, diversificata, epidemiologia locale. Sebbene tali risultati impongano una strategia di stewardship aziendale unica, richiedono una “sartoriale” condivisione del risultato con le diverse strutture sanitarie in termini di ottimizzazione dell’uso degli antibiotici, prevenzione ICA e formazione del personale sanitario.

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Sorveglianza epidemiologica, sierotipizzazione e profili di antibiotico-resistenza di Salmonella spp. isolate in urgenza: sinergia ospedale-territorio in ottica One Health

R. Coppola1, R. Napolitano1, G. Napolitano1, Y. Proroga2,  A. Balestrieri2, F. Iovino3

1UOC Patologia clinica Ospedale Evangelico Betania, Napoli; 2Dipartimento di Coordinamento di Sicurezza Alimentare, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Portici (NA); 3UOS Microbiologia, Ospedale Evangelico Betania, Napoli

Introduzione. Le infezioni gastrointestinali da patogeni a trasmissione alimentare, in particolare sostenute da Salmonella spp., rappresentano una costante sfida per la sanità pubblica e richiedono una tempestiva gestione sin dalle prime fasi di accesso alle strutture di emergenza. Il monitoraggio epidemiologico dei sierotipi circolanti e la caratterizzazione dei profili di resistenza antimicrobica sono pilastri fondamentali sia per orientare la terapia empirica, sia per prevenire potenziali focolai nosocomiali. Lo scopo di questo studio è analizzare la prevalenza, la distribuzione dei sierotipi e l’antibiotico-resistenza di isolati clinici di Salmonella spp. da pazienti afferiti in Pronto Soccorso con gastroenterite acuta. Metodi. Nel periodo dello studio, sono stati valutati i campioni biologici (coprocolture) di 104 pazienti con sintomatologia gastrointestinale acuta afferenti al Pronto Soccorso dell’Ospedale Evangelico Betania di Napoli. L’isolamento colturale è stato eseguito mediante terreni selettivi e differenziali (Hektoen Enteric Agar e Salmonella-Shigella Agar, bioMérieux), seguiti da Identificazione biochimica e antibiogramma automatizzato tramite sistema VITEK 2 (BioMérieux).Tutti i ceppi confermati sono stati inviati all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) di Portici per la validazione colturale, la sierotipizzazione (norma ISO 6579-3) e la determinazione della Minima Concentrazione Inibente (MIC) mediante sistema Sensititre Vizion (Thermo Fisher Scientific). L’interpretazione dei profili di sensibilità è stata condotta rigorosamente secondo i breakpoint clinici EUCAST correnti. Risultati. Su 104 pazienti analizzati, 7 (6,7%) sono risultati positivi per Salmonella spp. La tipizzazione genomica/sierologica ha identificato 6 isolati come Salmonella Typhimurium e 1 isolato come Salmonella Enteritidis, confermando il trend di prevalenza segnalato a livello europeo. La caratterizzazione fenotipica delle resistenze ha evidenziato un’elevata frequenza di resistenza verso gli aminoglicosidi, una bassa percentuale di resistenza ai fluorochinoloni e una resistenza moderata alla combinazione amoxicillina/acido clavulanico (16,7%). Da notare che un isolato di S. Typhimurium ha mostrato un profilo di multi-drug resistance (MDR), pari al 14,3% (1/7) dei ceppi totali, ponendo l’accento sulla circolazione di ceppi potenzialmente critici sul territorio. Conclusioni. I dati dimostrano l’efficacia della rete di sorveglianza integrata nel riflettere l’epidemiologia dei patogeni a trasmissione ematica e alimentare. Sebbene il tasso di ceppi MDR rilevato sia numericamente contenuto, il riscontro di isolati resistenti a più classi di antibiotici in pazienti provenienti dalla comunità evidenzia il rischio di introduzione di determinanti di resistenza nel contesto ospedaliero. L’interazione strutturata tra i laboratori di Microbiologia clinica ospedaliera e gli Istituti Zooprofilattici si conferma uno strumento operativo indispensabile per attuare una sorveglianza in ottica One Health, fondamentale per pianificare efficaci strategie di Infection Prevention and Control (IPC).

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Screening molecolare su tamponi rettali di sorveglianza per l’identificazione di enterobatteri produttori di carbapenemasi

M. Gugole, I. Cerbaro, F. Buffoli, D. Pomarè Montin, D. Basile,  F. Cardullo, G. Gonzo, G. La Pietra, R.J. Leali, S. Rampazzo,  O. Riccardo, A. Zanella, M. Pascarella

UOC Microbiologia, Azienda Ulss 8 Berica, Vicenza

Introduzione. L’antimicrobico-resistenza (AMR) rappresenta una delle principali minacce per la salute pubblica, con un impatto crescente in termini di morbilità, mortalità e costi sanitari. La sorveglianza mediante tamponi rettali dei pazienti colonizzati da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE) è fondamentale per l’identificazione precoce dei soggetti a rischio e per l’attuazione tempestiva delle misure di controllo delle infezioni. L’introduzione di metodiche molecolari consente di ridurre il tempo di risposta (Turnaround Time, TAT) e di rilevare i principali geni di resistenza anche in assenza di espressione fenotipica. Metodi. Tra febbraio e maggio 2026 sono stati analizzati 6080 tamponi rettali (eSwab™ Copan). L’estrazione e la ricerca dei geni blaKPC, blaOXA-48-like, blaVIM, blaNDM e blaIMP è stata eseguita mediante STARlet-AIOS™ con il kit multiplex Real-Time PCR Allplex™ Entero-DR Assay (Seegene). I campioni positivi sono stati successivamente seminati (60 µL) su terreno cromogeno Brilliance™ CRE Agar (Thermo Fisher Diagnostics) e incubati a 37 °C per 24 ore. Le colonie isolate sono state confermate mediante test immunocromatografico NG-TEST® CARBA 5. Risultati. Dei 6.080 campioni analizzati, 72 (1,18%) sono risultati positivi per almeno un gene di resistenza. Tutti i campioni negativi sono stati refertati entro circa 4 ore. Il gene blaKPC è stato identificato in 22 campioni, con conferma fenotipica nel 100% dei casi (22/22); blaOXA-48-like in 20 campioni, con conferma nell’80% (16/20); blaVIM in 22 campioni, con conferma nel 50% (11/22); blaNDM in 8 campioni, con conferma nell’87,5% (7/8). Non sono state rilevate positività per blaIMP. Otto campioni hanno mostrato una doppia positività molecolare: sei blaNDM/blaOXA-48-like, uno blaNDM/blaKPC e uno blaKPC/blaVIM. In sette casi è stato possibile isolare il ceppo in coltura con conferma del profilo di resistenza mediante NG-TEST® CARBA 5. Complessivamente, in 16 campioni, di cui 11 positivi per blaVIM, è stata osservata una discordanza tra positività molecolare ed esame colturale negativo. Conclusioni. L’impiego della Real-Time PCR ha consentito di ridurre il TAT a circa 4 ore, favorendo una più rapida identificazione dei pazienti colonizzati e una gestione tempestiva delle misure di isolamento. L’elevata concordanza osservata per blaKPC, blaOXA-48-like e blaNDM conferma l’affidabilità della metodica come test di screening. Le discrepanze osservate, prevalentemente associate a blaVIM, suggeriscono che il test molecolare possa evidenziare determinanti genetici di resistenza non ancora espressi fenotipicamente, sottolineando l’importanza del monitoraggio microbiologico, soprattutto nei pazienti sottoposti a terapia antibiotica e nei reparti ad alto rischio.

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Un modello di sorveglianza locale per Streptococcus pyogenes invasivo: predizione dell’emm type mediante FT-IR e intelligenza artificiale

G. Vrenna1, V. Fox2, V. Cortazzo1, S. Raimondi1, M. Cristiano1,  G. Foglietta1, S. Carilli1, M. Rossitto2, B. Lucignano1, M. Onori1,  C.F. Perno2, M. Raponi3, P. Bernaschi1

1Unità Operativa Complessa di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia; 2Medicina Multimodale di Laboratorio; 3Direzione Medica Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS, Roma

Introduzione. Le infezioni invasive da Streptococcus pyogenes rappresentano un problema rilevante di sanità pubblica per la rapidità di evoluzione clinica, il potenziale epidemico e la diffusione di lineage emergenti. In Europa è stata descritta l’espansione di cloni emm1, inclusi M1UK, associati ad aumentata espressione di tossine e possibile maggiore impatto clinico. In Italia, tuttavia, non è disponibile una sorveglianza attiva nazionale strutturata per S. pyogenes invasivo. Lo scopo di questo lavoro è proporre un modello locale di early warning microbiologico basato su FT-IR e intelligenza artificiale per la predizione precoce dell’emm type. Metodi. Sono stati inclusi isolati pediatrici di S. pyogenes provenienti da infezioni invasive e non invasive, identificati mediante metodiche microbiologiche convenzionali e caratterizzati mediante tipizzazione molecolare dell’emm type. Gli isolati sono stati analizzati con Fourier-transform infrared spectroscopy. I profili spettrali sono stati utilizzati per addestrare e valutare modelli di machine learning finalizzati alla predizione dei principali emm type circolanti, con particolare attenzione al riconoscimento di emm1 e dei lineage M1UK rispetto ad altri profili correlati. Risultati. Nel periodo di osservazione sono stati identificati isolati pediatrici invasivi di S. pyogenes appartenenti prevalentemente a emm1, includendo sia ceppi M1UK sia ceppi M1 global. L’analisi FT-IR ha evidenziato raggruppamenti spettrali coerenti con la tipizzazione molecolare. I modelli di intelligenza artificiale applicati ai profili FT-IR hanno mostrato buone performance nella predizione dell’emm type e accuratezza elevata nella validazione interna. L’approccio ha consentito una rapida assegnazione preliminare degli isolati a cluster di interesse epidemiologico, anticipando potenzialmente il riconoscimento di segnali di diffusione clonale, aumento di specifici lineage o comparsa di profili meritevoli di conferma mediante metodiche molecolari o sequenziamento. Conclusioni. FT-IR e intelligenza artificiale possono costituire uno strumento rapido, sostenibile e scalabile di sorveglianza microbiologica per S. pyogenes invasivo, complementare alla tipizzazione molecolare tradizionale. In assenza di una sorveglianza attiva nazionale, un sistema locale di predizione dell’emm type può supportare l’identificazione precoce di lineage emergenti come M1UK, la comunicazione tempestiva con clinici e igienisti, l’attivazione di misure di infection prevention and control e la costruzione di reti pediatriche di sorveglianza.

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Riconoscimento di specie fungine non usuali in ambito ospedaliero pediatrico: approccio fenotipico e molecolare in un cluster da Candida viswanathii

V. Cortazzo1, G. Vrenna1, V. Fox2, S. Raimondi1, M. Cristiano1,  G. Foglietta1, S. Carilli1, M. Rossitto2, B. Lucignano1, M. Onori1,  A. Villani3, M.L. Ciofi Degli Atti4,5, M. Raponi5, C.F. Perno1,  P. Bernaschi1

1Unità Operativa Complessa di Microbiologia e Diagnostica di Immunologia; 2Medicina Multimodale di Laboratorio; 3Unità di Pediatria Generale e Malattie Infettive, Pediatria d’Emergenza; 4 Unità Operativa Complessa di Epidemiologia, Percorsi Clinici e Rischio Clinico, Unità di Ricerca Esiti Clinici e Percorsi Medico-Chirurgici; 5Direzione Medica Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, IRCCS, Roma

Introduzione. L’emergenza di specie fungine rare o non usualmente riscontrate in Europa rappresenta una sfida per la sorveglianza microbiologica e per l’infection prevention and control (IPC). Candida viswanathii, descritta sporadicamente in Asia e Sud America, può essere misidentificata dai sistemi convenzionali. Lo scopo di questo lavoro è descrivere il primo outbreak europeo da C. viswanathii in un ospedale pediatrico e il contributo di un approccio integrato fenotipico e molecolare al suo riconoscimento. Metodi. Tra aprile e agosto 2025 sono stati analizzati 15 isolati da emocoltura provenienti da pazienti pediatrici ricoverati in terapia intensiva neonatale, terapia intensiva cardiochirurgica, trapianto/assistenza meccanica e cardiologia. Gli isolati sono stati studiati mediante BioFire BCID2, MALDI-TOF MS, CHROMagar Candida, antifungigramma in microdiluizione, Fourier-transform infrared spectroscopy e whole genome sequencing. Dopo conferma genomica dell’isolato indice, quattro isolati confermati sono stati utilizzati per creare spettri di riferimento interni nel database MALDI-TOF. Risultati. Tutti gli isolati sono stati inizialmente identificati come Candida tropicalis mediante MALDI-TOF MS, con score di bassa discriminazione, e non sono stati rilevati dal pannello BCID2 nonostante l’evidenza microscopica di lieviti. Il colore deep-blue su CHROMagar Candida, distinto dal blue-green tipico di C. tropicalis, e le MIC elevate per fluconazolo, pari a 2-4 mg/L, hanno generato un alert microbiologico. Il whole genome sequencing dell’isolato indice ha confermato C. viswanathii; la successiva analisi FT-IR ha mostrato elevata similarità tra gli isolati, compatibile con un cluster clonale. L’inserimento di spettri MSP locali nel database MALDI-TOF ha migliorato l’identificazione, con score successivi ≥2.0 per C. viswanathii. Gli isolati hanno mostrato basse MIC per echinocandine e amfotericina B. Le indagini ambientali e di colonizzazione non hanno identificato una sorgente certa. Conclusioni. L’esperienza dimostra che l’integrazione di fenotipo su terreno cromogeno, antifungigramma, MALDI-TOF, FT-IR e whole genome sequencing consente di riconoscere specie fungine non usuali quando i metodi convenzionali falliscono. Nei contesti pediatrici complessi, questo approccio supporta la sorveglianza di laboratorio, l’aggiornamento dei database diagnostici, la scelta terapeutica e l’attivazione tempestiva delle misure di IPC per microrganismi emergenti.

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Batteriemie da CRE: focus sui 4 presidi ospedalieri della ASL di Frosinone

F.M. Di Lella1, C. Sias1, P. Marsella1, B. Neroni1, M.C. Castellucci1, G. Panella1, G. Brocco1, M.C. Ceschi1, I. Uccella2, C. Gargiulo3,  A. Ciamberlano1

1UOC Patologia Clinica; 2Direzione Sanitaria aziendale; 3UOC Servizio di Immunoematologia Trasfusionale Ospedale F. Spaziani, Frosinone

Introduzione. Le batteriemie sostenute da I resistenti ai carbapenemi (CRE) rappresentano un’emergenza sanitaria globale ad alta prevalenza nel contesto epidemiologico italiano. La variabilità nell’espressione dei determinanti genetici di resistenza condiziona significativamente le opzioni terapeutiche, spesso limitate ed estremamente complesse. Il presente lavoro riporta i dati della sorveglianza attiva presso l’UOC di Patologia Clinica dell’Ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone, HUB di riferimento per l’intera rete aziendale. Metodi. È stata condotta un’analisi retrospettiva dei dati microbiologici relativi al periodo 1° gennaio 2025-30 giugno 2026. Sono stati inclusi gli isolati da emocoltura identificati come CRE e notificati tramite la piattaforma di sorveglianza della Regione Lazio, SERESMI. I flaconi di emocoltura provenienti da pazienti che afferivano ai 4 presidi ospedalieri della ASL di Frosinone, una volta giunti nel laboratorio di riferimento, sono stati prontamente incubati a 37°C nel sistema automatizzato BACT/ALERT® VIRTUO (bioMérieux). Quelli positivi sono stati processati con metodo molecolare multiplex PCR (BioFire® Blood Culture Identification 2 Panel, bioMérieux), contestualmente sono stati processati seguendo il gold standard (semina su terreni selettivi, incubazione a 37°C, dopo 24 ore identificazione delle colonie tramite spettrometria di massa MALDI-TOF (Vitek MS prime, bioMérieux) e antibiogramma (Vitek 2, bioMérieux). Risultati. Nel periodo esaminato non sono stati documentati casi di batteriemia da Escherichia coli CRE; le 27 segnalazioni registrate, (17 pazienti maschi e 10 femmine) erano ascrivibili esclusivamente ad isolati di Klebsiella pneumoniae. Nell’intero anno 2025 sono state 10 le segnalazioni effettuate, con la seguente distribuzione per presidio ospedaliero (PO): 6 casi presso il PO Frosinone, 1 caso al PO di Alatri, 2 casi al PO di Cassino e 1 caso al PO di Sora. Nel I Semestre 2026 invece 17: 9 casi presso il PO Frosinone, 3 al PO di Alatri, 3 casi al PO di Cassino e 2 casi al PO di Sora. La mappatura dei setting assistenziali ha mostrato un chiaro tropismo per le Unità di Terapia Intensiva/Rianimazione di tutti i presidi, seguite da reparti ad alta complessità e fragilità medica quali Ematologia, Oncologia, Neurochirurgia, Medicina d’urgenza, Geriatria e Nefrologia. Sotto il profilo molecolare, il determinante di resistenza prevalente è risultato il gene bla_KPC, identificato nel 65% dei casi (15/23). Nel restante 35% dei casi (8/23) è stata rilevata la compresenza di carbapenemasi di tipo NDM e OXA-48, in associazione a determinanti ESBL di tipo CTX-M. Conclusioni. Il monitoraggio evidenzia una concentrazione critica di isolati CRE nei reparti di rianimazione e nelle aree mediche ad alta complessità, in linea con il profilo di fragilità della popolazione ospitata. I dati epidemiologici mostrano un incremento dei fenotipi resistenti nel primo semestre del 2026 rispetto all’intero anno precedente, sottolineando la necessità di implementare e stringere i protocolli aziendali di infection control e di antimicrobial stewardship. La circolazione esclusiva di K. pneumoniae e la comparsa di metallo-beta-lattamasi pongono serie sfide terapeutiche per l’immediato futuro.

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Sorveglianza degli Enterobacterales resistenti ai carbapenemi (CRE) mediante metodica molecolare: monitoraggio della compliance e della percentuale di positività allo screening

F. Gentiloni Silverj1, C. Alteri2, B.S. Orena2, L. Cariani2,  D. Mangioni3, A. Muscatello3, A. Teri2, M. Tonelli2, M. Bernazzani1, R. Lonuzzo1, A. Bandera3, A. Callegaro2

1Direzione Medica di Presidio; 2SC Microbiologia e Virologia; 3SC Malattie Infettive Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Milano

Introduzione. La diffusione degli Enterobacterales resistenti ai carbapenemi (CRE) richiede l’implementazione di strategie di sorveglianza attiva finalizzate a intercettare precocemente la circolazione e la trasmissione di tali microrganismi. Dal 2024, presso Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, è stato introdotto uno screening universale per CRE all’ammissione in reparto, indipendentemente dall’appartenenza dei pazienti alle categorie di rischio previste dalla Circolare Ministeriale per la sorveglianza delle batteriemie da CRE (2013, aggiornamento 2019). Lo screening viene eseguito mediante metodica molecolare su tampone rettale con ricerca dei principali geni di resistenza (KPC, NDM, OXA-48, VIM, IMP), garantendo un risultato definitivo entro 12 ore. Tutte le positività rilevate con metodo molecolare sono state successivamente confermate mediante metodo colturale. L’introduzione della sorveglianza attiva ha consentito una più rapida gestione dei posti letto, favorendo l’adozione tempestiva di misure di isolamento in stanza singola o a coorte e contribuendo al contenimento della diffusione intraospedaliera dei CRE. Metodi. Per valutare l’effettiva applicazione della procedura e il suo impatto sulla prevenzione degli outbreak, è stata monitorata trimestralmente la compliance allo screening effettuato entro 24-48 ore dal ricovero, unitamente alla percentuale di pazienti positivi. I risultati sono stati restituiti periodicamente alle Strutture Complesse coinvolte. Nel gennaio 2025, a fronte di una compliance ritenuta non soddisfacente, è stato avviato un programma formativo capillare rivolto ai reparti interessati, focalizzato sulle pratiche evidence-based di prevenzione e controllo delle infezioni. Contestualmente è stata monitorata l’insorgenza di eventuali outbreak da CRE. Risultati. Nel periodo gennaio-dicembre 2024 sono stati processati 3.905 tamponi rettali. La compliance media allo screening entro le prime 24 ore di ricovero è risultata pari al 48,37%, con una variabilità compresa tra il 20% e il 64,37% tra i diversi reparti. Sono stati identificati 110 pazienti positivi (4%), mentre i meccanismi di resistenza maggiormente rappresentati sono risultati KPC (28,5%) e l’associazione KPC+NDM (6%). Complessivamente, è stata osservata una concordanza tra metodo molecolare e metodo colturale dell’86,7% dei tamponi positivi per KPC e del 100% di quelli positivi per l’associazione KPC+NDM. Nel 2025, in seguito all’intervento formativo, la compliance media è aumentata al 72,94%, con valori compresi tra il 35,25% e il 94,26%. Sono stati processati 4.719 tamponi rettali, di cui 179 (3,7%) positivi. Tra i meccanismi di resistenza prevalenti è emerso il gene VIM (31,9%). Tuttavia, è stata riscontrata una concordanza tra metodo molecolare e metodo colturale solo del 57,8% per i tamponi positivi per VIM, mentre la concordanza era nettamente superiore per tutti gli altri marcatori di resistenza (80% per OXA-48, 91% per KPC e 100% per NDM). Nel 2024 non sono stati registrati outbreak da CRE, mentre nel 2025 è stato documentato un unico outbreak da Klebsiella pneumoniae KPC; l’audit condotto ha individuato come possibile fattore favorente il ritardo nell’esecuzione dello screening, determinando come principale azione correttiva l’anticipazione del prelievo già in Pronto Soccorso. Conclusioni. A due anni dall’introduzione della procedura, lo screening universale per CRE all’ingresso in ospedale rappresenta uno strumento consolidato di sorveglianza, in grado di fornire una mappatura puntuale delle aree a maggior rischio e di supportare una gestione tempestiva dei posti letto attraverso l’attuazione precoce delle misure di isolamento. L’incremento della compliance osservato dopo l’intervento formativo evidenzia l’importanza della restituzione sistematica dei dati e delle attività educative nel miglioramento delle pratiche assistenziali.

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Sorveglianza dei microrganismi Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli su campioni di urine nel presidio ospedaliero “F. Ferrari” di Casarano-ASL Lecce: risultati nel periodo gennaio- giugno 2025 e gennaio-giugno 2026

L. Puce1, A. Miggiano2, V. Rini1, A. Aloisi1, S. De Micheli1,  E. Corsano2

1Patologia clinica; 2Direzione Medica PO Casarano ASL LE

Introduzione. La diffusione di microrganismi multi-resistenti rappresenta un importante problema di sanità pubblica. Monitorare l’incidenza di questi patogeni è fondamentale per guidare le strategie di infection prevention and control (IPC) in ambiente ospedaliero. Il PO di Casarano partecipa alla sorveglianza dell’Antibiotico-Resistenza, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità (AR-ISS), che dal 2024 ha previsto, oltre alla sorveglianza sulle infezioni invasive da Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter species, Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, anche una sorveglianza sulle infezioni urinarie sostenute da Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli, in coerenza con le indicazioni della rete di sorveglianza globale GLASS dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Metodi. Sono stati analizzati e confrontati i dati delle urinocolture positive per Klebsiella pneumoniae (Kp) ed Escherichia coli (Ec) nel primo semestre 2025 e nel primo semestre 2026. Seguendo le linee guida AMCLI ETS (Associazione Microbiologi Clinici Italiani), nell’adulto l’urinocoltura è stata eseguita sul mitto intermedio, raccolto direttamente nel contenitore sterile, dopo aver effettuato una accurata detersione dei genitali esterni. Nel caso di richiesta di esame colturale “standard” per la ricerca di microorganismi non esigenti, l’urina è stata seminata, con ansa da 10 microlitri, su piastra CPSE (terreno cromogeno), poi incubata in ambiente termostatato a 35-37°C in atmosfera aerobia per 24 ore. Successivamente da colonie isolate è stata preparata una sospensione batterica di 0,5-0,65 McFarland, per allestire la card GN per l’identificazione biochimica dei batteri Gram Negativi e la card AST 438 e AST XN26 per l’antibiogramma. Tali card sono state posizionate sullo strumento Vitek2 (Biomerieux), che fornisce risultati quantitativi (MIC) e qualitativi (S, I, R) sui vari antibiotici, confrontandoli con gli standard internazionali EUCAST. Risultati. Nel primo semestre 2025 sono stati identificati 65 isolati multi-resistenti (MDRO), scesi a 43 nel primo semestre 2026, evidenziando una riduzione complessiva del 33,8%. Il reparto a maggiore prevalenza è risultato la Geriatria in entrambi i periodi (20 isolati nel 2025 vs 18 nel 2026). Nel primo semestre dell’anno 2025: Geriatria n. 20 isolati fra cui 8 Kp e 12 Ec; Lungodegenza n. 6 isolati di cui 4 di Kp e 2 di Ec; Medicina n. 15 isolati di cui 3 Kp e 12 di Ec; Rianimazione n. 10 isolati tutti di Kp; Neurologia n. 14 isolati di cui 2 di Kp, e 12 di Ec. Nel primo semestre dell’anno 2026: Geriatria n. 18 isolati fra cui 14 di Kp e 4 di Ec; Lungodegenza n. 5 isolati di cui 4 di Kp ed 1 di Ec; Medicina n. 9 isolati di cui n.6 di Kp e 3 di Ec; Rianimazione n. 2 isolati di Ec; Neurologia n. 3 isolati di cui 2 di Kp e 1 di Ec; Urologia n. 6 isolati di cui 2 di Kp e 4 di Ec. Conclusioni. La sorveglianza microbiologica ha evidenziato una riduzione del 33,8 % delle infezioni urinarie da Kp ed Ec nel primo semestre 2026 rispetto al 2025, pur confermando la persistente circolazione di ceppi di Kp resistenti ai carbapenemi. La più alta incidenza di infezioni urinarie si riscontra nel reparto di Geriatria, in presenza di una popolazione anziana, con un’età superiore ai 65 anni, fragile ed avente spesso multipatologie. Si nota inoltre una prevalenza di infezioni sostenute da Kp, resistente ai carbapenemi, nei primi sei mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 ed una minore presenza di infezioni sostenute da Ec resistente alle cefalosporine di terza generazione. Tale sorveglianza ospedaliera ha permesso di valutare, in tempo reale, l’andamento dei microrganismi rilevati e del loro profilo di antibiotico-resistenza. La tempestività del flusso informativo tra Patologia Clinica - Settore di Microbiologia, Direzione Medica e Reparti Clinici del Presidio Ospedaliero si è dimostrato uno strumento fondamentale per attuare interventi preventivi mirati e contrastare la diffusione di infezioni sostenute da germi multiresistenti.

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Epidemiologia delle colonizzazioni da Klebsiella pneumoniae nell’Ospedale Annunziata di Cosenza nel triennio 2023-2025

S. Dodaro, M. Cosentino, C. Gaccione, M.V. Mauro, F. Passarelli, O. Savino, F. Greco

UOC Microbiologia e Virologia, PO Annunziata, AO Cosenza

Introduzione. La diffusione di enterobatteri resistenti ai carbapenemi (CRE) rappresenta una delle principali sfide per la sanità pubblica sia a livello nazionale che internazionale. La carbapenemasi più frequentemente rilevata è la KPC, tuttavia nell’ultimo decennio si è osservata la comparsa sporadica o in forma di outbreak di ceppi produttori di metallo-b-lattamasi (MBL), caratterizzati da opzioni terapeutiche limitate. A seguito del primo isolamento di un ceppo di Klebsiella pneumoniae NDM+, il nostro ospedale ha implementato il protocollo di sorveglianza rettale già in uso, integrando la coltura tradizionale con un test molecolare eseguito direttamente da tampone. La sorveglianza rettale, inizialmente riservata ai pazienti considerati a rischio di colonizzazione da CRE, è stata progressivamente estesa a tutti i pazienti ricoverati, in seguito alla revisione del protocollo effettuata nei primi mesi del 2025. I pazienti risultati colonizzati sono stati sottoposti ad isolamento funzionale e monitorati per l’eventuale sviluppo di infezioni da CRE. Metodi. L’esame colturale è stato eseguito su terreno cromogenico (ChromID CARBA Agar, Biomerièux), l’identificazione di specie mediante spettrometria di massa (VITEK MS, Biomerièux) ed il test molecolare mediante real-time PCR (Allplex Entero-DR Assay, Seegene). Risultati. L’analisi ha riguardato il periodo 2023-2025, durante il quale sono stati eseguiti n. 20012 tamponi rettali di sorveglianza per ricerca di CRE. Nel triennio sono stati identificati, rispettivamente, n.194 pazienti colonizzati nel 2023, n.231 nel 2024 e n.471 nel 2025. Per quanto riguarda la distribuzione delle carbapenemasi, nel 2023 ha predominato KPC (84%), seguita da NDM/OXA (10%), NDM (4%) e VIM (2%). Nel 2024 si è osservata una riduzione di KPC (56%) associata ad un incremento delle altre carbapenemasi, NDM/OXA (27%), NDM (5%), OXA (7%), VIM (4%), VIM/OXA e IMP/OXA (1%). Nel 2025 il trend si è ulteriormente modificato con una diminuzione di KPC (45%) e un aumento delle altre MBL, rappresentate principalmente da NDM/OXA (29%) e NDM (14%), oltre a OXA (6%), VIM (3%), KPC/NDM (3%). Conclusioni. I risultati ottenuti, in linea con quanto riportato in letteratura, evidenziano un progressivo incremento di diffusione delle metallo-b-lattamasi rispetto agli anni precedenti. Nonostante il potenziamento del protocollo di sorveglianza finalizzato all’identificazione precoce dei pazienti colonizzati ed il costante impegno del Laboratorio di Microbiologia nell’esecuzione tempestiva dei test e nella rapida comunicazione dei risultati, le persistenti criticità strutturali e la carenza di personale nel nostro ospedale hanno probabilmente favorito la diffusione di ceppi produttori di NDM, che nel corso di soli tre anni sono arrivati a rappresentare circa un terzo di tutte le colonizzazioni da CRE.

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Infezioni da Clostridioides difficile nell’Ospedale Annunziata di Cosenza: due anni a confronto

S. Dodaro1, M. Cosentino1, C. Gaccione1, M.V. Mauro1, F. Passarelli1, F. Rose2, O. Savino1, F. Greco1

1UOC Microbiologia e Virologia; 2UOC Direzione Medica di Presidio PO Annunziata, AO Cosenza

Introduzione. Clostridioides difficile (CD), denominazione introdotta nel 2016 in sostituzione di Clostridium difficile, è un bacillo Gram-positivo, anaerobio, sporigeno, ampiamente diffuso nell’ambiente e presente nel tratto intestinale dell’uomo e degli animali. Negli ultimi tre decenni l’infezione da C. difficile (CDI) ha registrato un progressivo incremento a livello mondiale, rappresentando oggi la principale causa di infezione correlata all’assistenza (ICA). Le manifestazioni cliniche sono estremamente variabili e comprendono forme lievi di diarrea fino a quadri severi quali megacolon tossico, perforazione intestinale, sepsi e decesso. La capacità di formare spore consente al microrganismo di sopravvivere a lungo nell’ambiente. La trasmissione avviene prevalentemente attraverso superfici contaminate e tramite le mani del personale sanitario contaminate dalle spore. Nel nostro Ospedale è in vigore una procedura diagnostica che prevede l’esecuzione di test per CDI, esclusivamente in pazienti con diarrea di nuova insorgenza, non spiegabile da altre cause, caratterizzata da almeno tre scariche nelle 24 ore precedenti. L’indagine viene eseguita esclusivamente su campioni di feci non formate, che corrispondono ai valori da 5 a 7 di un’apposita classificazione (scala di Bristol). L’unica eccezione è rappresentata dal sospetto di ileo associato a CDI, condizione che deve essere esplicitamente segnalata al Laboratorio affinché il campione non venga considerato “non idoneo”. L’algoritmo diagnostico adottato prevede inizialmente la ricerca dell’antigene comune glutammato deidrogenasi (GDH), in caso di negatività si referta come “Assenza di C. difficile”. Nei campioni GDH positivi si procede con la ricerca delle tossine A/B e la contemporanea positività di GDH e tossine viene refertata come “Presenza di C. difficile produttore di tossina”. Nei casi con GDH positivo e tossine negative viene eseguito il test molecolare. Metodi. La ricerca del GDH viene eseguita mediante saggio di chemiluminescenza (Liason C. difficile GDH, DiaSorin), come pure la ricerca delle tossine (Liason C. difficile Toxins A/B, DiaSorin), mentre il test molecolare viene eseguito mediante real-time PCR (Xpert C. difficile BT, GenXpert, Cepheid). Risultati. Nel biennio 2024-2025 sono state effettuate complessivamente n.1472 richieste di diagnostica per CDI: n.699 nel 2024 e n.773 nel 2025. Non sono emerse differenze significative nella distribuzione dei casi tra i due sessi. Come atteso è stata osservata una maggiore frequenza d’infezione nei pazienti di età avanzata: gli ultrasessantenni rappresentavano l’88% dei casi nel 2024 e il 91% nel 2025. La maggior parte dei pazienti proveniva dai reparti di Medicina che hanno rappresentato l’83% dei casi nel 2024 e il 63% nel 2025. Il tasso di positività delle richieste diagnostiche è rimasto sostanzialmente stabile nei due anni, pari al 19,3% nel 2024 ed al 19,8% nel 2025. Analogamente anche l’incidenza dei casi sul totale dei ricoveri annuali si è mantenuta pressoché invariata (0,61% nel 2024 e 0,64% nel 2025). Conclusioni. L’approccio diagnostico adottato presso il nostro Ospedale, basato sulla tempestiva esecuzione dei test, sulla rapida refertazione e sulla trasmissione di un report di allerta alla Direzione Medica, ha consentito l’attivazione precoce delle misure di prevenzione e, conseguentemente, un controllo della diffusione di CD. L’analisi del biennio evidenzia una sostanziale stabilità del numero dei casi, nonostante il progressivo incremento dell’età media dei pazienti ricoverati e la crescente complessità clinica associata alle comorbilità. Questi risultati suggeriscono l’efficacia del percorso diagnostico-assistenziale adottato e sottolineano l’importanza di mantenere e rafforzare la collaborazione multidisciplinare (clinici, microbiologi, igienisti) al fine di garantire un efficace controllo delle infezioni correlate all’assistenza.

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Implementazione progressiva di un programma di sorveglianza microbiologica per MRSA: impatto sull’attività di screening in un’azienda ospedaliero universitaria

C. D’Avino, I. Mulas, A. Palmieri, M. Dettori, G. Deiana, G.M. Deriu, S. Soddu, P. Castiglia

SC Direzione Medica Di Presidio, Igiene, Epidemiologia e infezioni Ospedaliere, AOU Sassari

Introduzione. L’antibiotico-resistenza rappresenta una delle principali sfide per la sicurezza delle cure. Lo screening microbiologico dei pazienti a rischio costituisce uno strumento essenziale per identificare precocemente i soggetti colonizzati da Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), limitandone la trasmissione intraospedaliera mediante l’applicazione tempestiva delle misure di prevenzione e controllo. Nell’ambito di un progetto di potenziamento della sorveglianza microbiologica presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari è stato progressivamente esteso il programma di screening per MRSA ai reparti individuati come a maggiore rischio e, successivamente, ne è stata formalizzata l’applicazione mediante una procedura aziendale approvata del Comitato Infezioni Correlate all’Assistenza (CICA), che ha ampliato la platea dei pazienti eleggibili allo screening. Metodi. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo confrontando l’attività di screening eseguita nel triennio precedente all’estensione del programma (luglio 2019-giugno 2023) con quella successiva (luglio 2023-giugno 2026), nonché a seguito dell’approvazione della nuova procedura. Sono stati analizzati il numero di pazienti scrinati e i positivi per MRSA, valutando le variazioni dell’attività di sorveglianza e delle capacità di identificazione dei soggetti colonizzati. Risultati. Nel periodo successivo all’estensione dello screening è stato osservato un marcato incremento dell’attività di screening, con un aumento del numero medio mensile dei tamponi da 29,5 a 125,1 (+324%; p<0,001). L’incremento è il risultato progressivo nel corso del triennio successivo: la media mensile è passata da 51,7, nei primi due anni a 271,8 nell’ultimo anno, in concomitanza con il consolidamento del programma e l’approvazione della procedura aziendale. Parallelamente è aumentato il numero assoluto di soggetti colonizzati identificati, mentre il tasso di positività è rimasto sostanzialmente invariato (1,57% vs 1,58%; p=0,98). Conclusioni. L’estensione del programma ha consentito di incrementare significativamente la capacità di intercettare precocemente i portatori di MRSA suggerendo che il maggiore numero di casi identificati sia attribuibile principalmente all’ampliamento della copertura dello screening, a fronte di un tasso di positività sostanzialmente invariato. L’esperienza dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari evidenzia come il rafforzamento della sorveglianza microbiologica, sostenuto da un intervento organizzativo strutturato e della governance del CICA, possa favorire l’implementazione di programmi di screening su larga scala, supportando le strategie di prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza e migliorando la gestione del rischio infettivo.