Antimicrobial stewardship e antimicrobico resistenza

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Integrazione tra antimicrobial stewardship e prevenzione e controllo delle infezioni: utilizzo di un cruscotto informatizzato

C. Bolla, F. Zottarelli, F. Ferraris, V. Santosuosso, L. Savi, R. Cutaia, G. Aiosa, P. Toselli, B. Montanari, E. Marino, A. Pernecco, M. Ricci, I. Zenullari, A. Rocchetti, C. Pasqualini

Antimicrobial Stewardship Team, Azienda Ospedaliera Universitaria, ASL AL, Alessandria

Introduzione. L’antibiotico resistenza (AMR) rappresenta una vera sfida per i sistemi sanitari europei. Tutti i paesi europei sono chiamati a mettere in atto azioni concrete volte a ridurre l’impatto dell’AMR. L’Italia è uno dei paesi col più elevato tasso di patogeni multi-resistenti che rappresentano una minaccia per la salute pubblica sia in termini di morbilità e mortalità sia in termini di sostenibilità economica del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR 2022-2026) prevede l’attivazione di programmi di antimicrobial stewardship (AS) e interventi di Prevenzione e Controllo delle Infezioni (IPC). Tali interventi risultano spesso scollegati tra loro, frammentati tra ambito ospedaliero e territoriale, non permettendo quella visione d’insieme essenziale per un’efficace strategia di contrasto. L’integrazione di queste due aree in un unico sistema di monitoraggio strutturato e ripetibile rimane un bisogno insoddisfatto nella maggior parte dei contesti sanitari italiani. Metodi. La provincia di Alessandria, con un bacino d’utenza di circa 500.000 abitanti, ha un ospedale HUB e 5 ospedali Spoke con 1600 posti letto complessivi. Il gruppo locale di AS conduce programmi di monitoraggio e buon uso degli antibiotici, corretto impiego degli strumenti di diagnosi microbiologica, in stretta collaborazione con i gruppi di IPC, attraverso un monitoraggio globale e sinergico dei principali indicatori di AS e IPC. Nel 2022 è stato creato un cruscotto informatico, attualmente in fase di implementazione, che viene aggiornato trimestralmente ed integra e confronta i seguenti dati: i consumi antibiotici (definiti come dose definita giornaliera – DDD) ospedalieri e territoriali, gli isolati dei principali microrganismi Alert, l’aderenza all’igiene delle mani secondo la scheda OMS, i consumi di gel idroalcolico. Ogni item ha il suo trend dal 2022 e viene confrontato coi dati ufficiali regionali e nazionali per individuare un benchmarking. In caso di scostamenti importanti (non dovuti al caso ma statisticamente significativi) di uno o più di questi dati, vengono messe in campo azioni integrate di AS e IPC. Risultati. Tra il 2022 e il 2025 il consumo ospedaliero di antibiotici (J01) è diminuito del 3%. Anche l’obiettivo nazionale del PNCAR di riduzione ≥ 10% rispetto al 2022 di carbapenemi e fluorochinolonici è stato superato; in particolare i carbapenemi sono diminuiti del 34% (da 4.66 a 3.08 DDD/100 giorni ricovero) mentre i fluorochinoloni sono diminuiti del 45% (da 3.9 a 2.13 DDD/100 giorni ricovero). Riduzioni significative si sono osservate anche per Vancomicina (-56%) e linezolid (-41%). Parallelamente il consumo di gel idroalcolico è cresciuto complessivamente da 12,7L/1000 giorni degenza nel 2022 a 17,5/1000 giorni degenza nel 2025. A livello territoriale l’uso degli antibiotici del gruppo Access della classificazione OMS è aumentato dal 48,7% nel 2022 al 52,5% nel 2025, migliorando il rapporto Access/Watch. Conclusioni. L’approccio sinergico fra i team di AS e IPC è l’elemento cardine per azioni efficaci contro l’AMR. I risultati presentati dimostrano che il programma AS-IPC della Provincia di Alessandria, sviluppato e monitorato attraverso il cruscotto integrato, ha prodotto nel periodo 2022-2025 la riduzione significativa e sostenuta nel tempo del consumo di antibiotici ad alto rischio di sviluppare resistenza ed il miglioramento dell’igiene delle mani. Il cruscotto è lo strumento che ha permesso al gruppo AS-IPC di identificare i segnali di alert, orientare gli interventi verso i reparti critici e monitorarne prospetticamente l’impatto. È in atto l’ulteriore implementazione del cruscotto al fine di rendere sempre più automatizzate le elaborazioni e sempre più fruibili i risultati in tempi rapidi.

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Pressione antibiotica ospedaliera e consumo di antimicrobici nel settore veterinario: un’analisi descrittiva one health in Italia nel 2022

S. Ruggeri, V. Imbriano, L. Bresciano, S. Bazzolo, M. Castagnotto, V. Nunziata, C.M. Zotti, C. Vicentini

Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, Università degli Studi di Torino

Introduzione. La resistenza antimicrobica (AMR) richiede una sorveglianza integrata costante e coordinata tra i settori umano, animale e ambientale con un approccio One Health. Nel novembre 2022 il nostro gruppo ha coordinato l’ultima Point Prevalence Survey (PPS3) delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e dell’uso degli antibiotici nelle strutture sanitarie per acuti. Con il presente studio si persegue l’obiettivo di fornire una panoramica nazionale One Health sull’uso delle classi di antibiotici di importanza critica (Critically Important Antimicrobials, CIA), mettendo a confronto i dati con quelli sul consumo antimicrobico nel settore veterinario derivati dal report della European Surveillance of Veterinary Antimicrobial Consumption (ESVAC), per identificare eventuali disallineamenti nelle strategie di controllo settoriali e al fine di fornire indicazioni sulle priorità di intervento per l’armonizzazione dei consumi e il contrasto della selezioni di microrganismi resistenti in contesti assistenziali e produttivi. Metodi. È stata condotta un’analisi ecologica descrittiva utilizzando i dati aggregati nazionali del 2022 analizzando indicatori di prevalenza delle ICA in ambito umano ospedaliero e indicatori di resistenza raccolti da 325 ospedali per acuti in 19 Regioni/Province Autonome partecipanti alla survey. Per il comparto veterinario, sono stati utilizzati i dati di consumo di antimicrobici grazie al sistema di tracciabilità della Ricetta Elettronica Veterinaria (REV) – tranne che per quelli usati per la produzione di mangimi – e i dati di vendita normalizzati per il Population Correction Unit (PCU), ottenendo informazioni su cefalosporine di III e IV generazione, fluorochinoloni e polimixine. Sono stati inoltre osservati i risultati dei rapporti nazionali sulla sorveglianza di Enterobacterales resistenti ai carbapenemi (Carbapenem-Resistant Enterobacterales – CRE) e dei rapporti dell’Unione Europea (UE) relativi alle zoonosi e alla resistenza batterica per contestualizzare i trend nazionali. Risultati. L’indagine PPS3 su 60.404 pazienti ha evidenziato una prevalenza media del 41,67% di pazienti con almeno un trattamento antibiotico, calcolata sul totale degli ospedali. Le molecole più prescritte nella popolazione non covid-19 erano ceftriaxone (16,14%) e piperacillina protetta (15,91%); il carico di resistenza delle ICA è risultato interessante nella famiglia Enterobacterales, con il 31,38% degli isolati resistenti a cefalosporine di III generazione e il 13,3% resistente ai carbapenemi. Nel settore veterinario, le vendite totali nel 2022 sono scese a 157,5 mg/PCU, con una riduzione del 46,6% rispetto al 2016 (in cui si registrava il picco più alto) e del 9,2% rispetto al 2021. Il consumo di farmaci antimicrobici è rimasto basso: cefalosporine di III e IV generazione (0,08 mg/PCU), fluorochinoloni (0,90 mg/PCU) e polimixine (0,58 mg/PCU). Le tre classi di farmaci veterinari più vendute rimangono penicilline, tetracicline e sulfonamidi. Conclusioni. La sorveglianza in Italia rivela un disallineamento operativo tra i settori. I dati relativi all’uomo, supportati dal rapporto nazionale di sorveglianza su Enterobacterales resistenti ai carbapenemi per il 2022 (che mostra 4,3 casi/100.000 abitanti; 96,6% K. pneumoniae), evidenziano l’elevato carico di resistenza negli ospedali. Sebbene il settore veterinario sia riuscito a ridurre l’uso di antibiotici di interesse clinico e i rapporti sulle zoonosi dell’UE indichino tendenze stabili, persistono un’elevata resistenza agli antimicrobici comuni e una crescente resistenza alla ciprofloxacina sia negli isolati umani che animali. Questi risultati rafforzano la necessità di un approccio One Health per armonizzare le priorità di gestione degli antibiotici in tutti i settori. È fondamentale allineare le priorità di stewardship antibiotica e potenziare le misure di prevenzione delle infezioni per proteggere l’efficacia degli antimicrobici critici. Il completamento del sistema REV e i nuovi modelli di benchmarking veterinario offrono strumenti robusti che devono essere integrati con la sorveglianza clinica nazionale per ottimizzare l’uso dei farmaci e ridurre la pressione selettiva globale.

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Antifungal stewardship in un ospedale del nord Italia: consumi di antimicotici sistemici e target di intervento

M. Mantovani1, D. Bragantini2, S. Gian Luca3, A. Grotto4, I. Martignoni4, M. Filosofo4, A. Gaioni4, M. Gabera4

1Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Università degli Studi di Milano; 2Servizio di Infettivologia, Ospedale P. Pederzoli, Peschiera del Garda (VR); 3Laboratorio Analisi, Ospedale P. Pederzoli, Peschiera del Garda (VR); 4Servizio di Farmacia Ospedaliera, Ospedale P. Pederzoli, Peschiera del Garda (VR)

Introduzione. Le infezioni fungine invasive rappresentano un ambito di crescente rilevanza clinica, soprattutto nei pazienti fragili, critici o sottoposti a procedure assistenziali complesse. La Fungal Priority Pathogens List dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025 richiamano la necessità di rafforzare sorveglianza e risposte multidisciplinari One Health. Gli antimicotici sistemici presentano complessità d’impiego, tossicità e pressione selettiva; l’ottimizzazione del loro uso empirico, specialmente nelle infezioni intra-addominali (IAI), e l’integrazione di biomarcatori sono pilastri dell’antifungal stewardship. Tra questi, il 1,3-ß-D-glucano (BDG), componente della parete di molti miceti, rappresenta un biomarcatore panfungino utile soprattutto per l’elevato valore predittivo negativo (VPN), che può supportare la rivalutazione e la sospensione precoce della terapia empirica nei pazienti selezionati. Obiettivo del lavoro è stato descrivere, in un ospedale del Nord Italia, l’andamento dei consumi di antimicotici sistemici per identificare principi attivi, classi e aree a maggiore impatto, valutando il potenziale effetto dell’introduzione di nuovi strumenti diagnostici e definendo target per interventi educativi mirati. Metodi. È stata condotta un’analisi retrospettiva monocentrica dei dati di scarico della farmacia ospedaliera relativi al periodo gennaio 2020-dicembre 2025. Sono stati inclusi gli antimicotici appartenenti ad azoli, echinocandine, polieni e altri sistemici. I consumi, espressi in Defined Daily Dose (DDD)/100 giornate di degenza, sono stati stratificati per anno, principio attivo, classe e area assistenziale mediante statistica descrittiva. È stato inoltre considerato il potenziale impatto della metodica di screening del BDG, introdotta in uso clinico nel 2023. Risultati. Il consumo annuo di antimicotici sistemici è stato pari a 4.31 DDD/100 giornate nel 2020, 3.40 nel 2021, 4.12 nel 2022, 5.15 nel 2023, 4.98 nel 2024 e 3.90 nel 2025. Il picco si è osservato nel 2023, seguito da una stabilità nel 2024 e da una netta riduzione nel 2025, in concomitanza con il consolidamento dell’uso del BDG. Nell’intero periodo, il consumo è risultato prevalentemente attribuibile agli azoli (4.02 DDD/100 giornate; fluconazolo: 3.95), seguiti da echinocandine (0.24; caspofungin: 0.22) e polieni (0.06). Per area assistenziale, la maggiore intensità è stata rilevata in Terapia Intensiva (range 23.34-52.81 DDD/100 giornate), mentre l’area chirurgica ha mostrato valori più stabili (7.87-10.66). Conclusioni. L’analisi ha evidenziato un andamento variabile dei consumi, con picco nel 2023 e successiva flessione. La riduzione osservata nel 2025 suggerisce il beneficio clinico dell’introduzione del BDG (2023): l’elevato VPN di questo biomarcatore si rivela infatti uno strumento cruciale per supportare la sospensione precoce della terapia empirica non necessaria nei pazienti critici. I dati identificano due ambiti prioritari per successivi audit multidisciplinari e interventi educativi: l’implementazione di algoritmi di de-escalation guidati dal BDG in Terapia Intensiva e la razionalizzazione delle terapie empiriche nelle IAI in area chirurgica. In questo scenario, il farmacista ospedaliero contribuisce all’integrazione tra monitoraggio dei consumi e appropriatezza prescrittiva, favorendo il raccordo multidisciplinare con Infettivologia e Laboratorio Analisi.

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Consumo di antibiotici nel biennio 2023-2024 in Piemonte: progressi e criticità in relazione agli obiettivi PNCAR 2022-2025

V. Picottino1, V. Imbriano1, L. Bresciano1, L. Ferrara2, C.M. Zotti 1, C. Vicentini1

1Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, Università degli Studi di Torino; 2Settore Prevenzione, Sanità Pubblica, Veterinaria e Sicurezza alimentare, Regione Piemonte, Torino

Introduzione. Il Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022–2025 ha stabilito obiettivi quantitativi di stewardship: la riduzione del consumo totale di antibiotici e del rapporto tra antibiotici ad ampio e a stretto spettro (BtN) in ambito territoriale, analoghi indicatori per la popolazione pediatrica, in aggiunta all’aumento del rapporto tra consumo di amoxicillina ed amoxicillina associata ad acido clavulanico, la riduzione dell’uso di antibiotici in generale e specifica di fluorochinoloni e carbapenemi in ambito ospedaliero entro l’anno 2025 (con proroga al 2026) utilizzando il 2022 come anno di riferimento. Il monitoraggio standardizzato del consumo di antibiotici è essenziale per valutare i progressi e individuare le aree di miglioramento e le priorità di intervento. Abbiamo quindi descritto l’andamento dei consumi e dei suddetti indicatori nel contesto regionale piemontese. Metodi. La raccolta dei dati è avvenuta tramite il flusso dei dati territoriali ed ospedalieri dei sistemi informativi farmaceutici relativi al biennio 2023-2024. Il consumo di antibiotici in ambito territoriale è stato calcolato in dosi definite giornaliere (DDD)/1000 abitanti/die, l’uso ospedaliero in DDD/100 giornate di degenza. Il confronto dei consumi tra i diversi anni di sorveglianza è stato eseguito mediante valutazione della variazione percentuale e l’indice medio di variazione annua. Risultati. L’uso territoriale di antibiotici (13,32 DDD/1000 abitanti/die nel 2024) è aumentato del 6,8% rispetto al 2022, in controtendenza rispetto all’obiettivo di riduzione ≥10% entro il 2025; la stessa tendenza negativa è osservabile anche per il consumo sistemico territoriale in ambito pediatrico: il consumo è aumentato del 5,5% e non diminuisce come invece è auspicato dal PNCAR (riduzione del ≥10% dal 2022 al 2025). Altri obiettivi del PNCAR non sono stati raggiunti, ma è osservabile una tendenza positiva nel 2024 rispetto agli anni precedenti: il BtN in ambito territoriale è diminuito rispettivamente del 15% e del 17,9% nella popolazione adulta ed in quella pediatrica (target PNCAR ≥ 20%), il consumo di antibiotici in ambito ospedaliero (96,02 DDD/10 giorni di degenza) è diminuito del 4,7% (target PNCAR ≥ 5%) e nello specifico anche il consumo di carbapenemi si è ridotto dell’8,3% (target PNCAR ≥ 10%). Sono invece già stati raggiunti due obiettivi del PNCAR 2022-2025: la riduzione ≥ 10% del consumo ospedaliero di fluorochinoloni (-34,9%) e l’aumento ≥30% del rapporto tra il consumo pediatrico di amoxicillina ed amoxicillina/acido clavulanico (+40%). Conclusioni. I progressi rispetto ad alcuni indicatori PNCAR in Piemonte risultano incoraggianti, anche se non tutti gli obiettivi risultano attualmente raggiunti. Permangono criticità, in particolare per quanto riguarda il consumo territoriale di antibiotici, mentre l’uso ospedaliero mostra un trend soddisfacente. Risulta in aumento l’uso di antibiotici a spettro ristretto e ciò indica un miglioramento della qualità prescrittiva. Il monitoraggio regionale resta essenziale per orientare interventi mirati di stewardship e supportare le politiche regionali e nazionali sull’antimicrobico-resistenza.

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Determinanti di durata inappropriata nella profilassi antibiotica perioperatoria: analisi dei dati del programma di sorveglianza delle infezioni del sito chirurgico in Piemonte

I. Long, V. Picottino, L. Bresciano, A. Pascarella, V. Ravazzani,  C.M. Zotti, C. Vicentini

Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, Università degli Studi di Torino

Introduzione. La profilassi antibiotica perioperatoria rappresenta una misura fondamentale per la prevenzione delle infezioni del sito chirurgico (ISC). Tuttavia, una durata del trattamento superiore a quella raccomandata dalle linee guida può favorire l’insorgenza di antibiotico-resistenza e aumentare il rischio di eventi avversi. Identificare i fattori a livello associati a una durata della profilassi non conforme è quindi fondamentale per sviluppare interventi mirati di stewardship antibiotica e ridurre la quota di trattamenti non conformi. Metodi. È stato condotto uno studio di coorte osservazionale utilizzando i dati relativi alla durata della profilassi antibiotica perioperatoria ricavati dal Programma di Sorveglianza delle Infezioni del Sito Chirurgico SNICh2 a cui hanno partecipato 34 ospedali pubblici e 3 ospedali privati della Regione Piemonte nell’anno 2024. Sono state incluse le procedure chirurgiche monitorate nelle quali era stata somministrata profilassi perioperatoria. È stata eseguita un’analisi di regressione logistica multivariata per identificare i fattori associati a una durata della profilassi superiore a 24 ore. Le variabili indipendenti considerate comprendevano sesso, età e classificazione dell’American Society of Anesthesiologists (ASA); la variabile dipendente era rappresentata da una durata della profilassi antibiotica superiore a 24 ore. Sono inoltre state effettuate analisi per specifiche categorie di intervento. Risultati. Il numero totale di procedure chirurgiche monitorate in cui è stata somministrata la profilassi perioperatoria è risultata pari a 9.489. In 632 casi la durata della profilassi ha superato le 24 ore, corrispondendo a una non conformità del 6,66%. L’analisi di regressione logistica multivariata ha evidenziato che un’età inferiore a 75 anni si associa a una minore probabilità di durata inappropriata della profilassi. Analizzando le singole categorie chirurgiche, emerge che nelle procedure di chirurgia cardiaca (CARD) i pazienti con classificazione ASA 1 o 2 presentavano una minore probabilità di ricevere una profilassi superiore a 24 ore (odds ratio 0,294; intervallo di confidenza, IC al 95% 0,087–0,997; p<0,049). Inoltre, per gli interventi di chirurgia del colon e protesi d’anca, è stato osservato che l’esecuzione dell’intervento in regime elettivo risultava associata ad una significativa riduzione del rischio di profilassi antibiotica superiore a 24 ore (chirurgia del colon: odds ratio 0,507; IC 95% 0,389–0,661; p<0,001; protesi d’anca: odds ratio 4,355; IC 95% 2,919–6,498; p<0,001). Conclusioni. Lo studio ha consentito di identificare categorie chirurgiche e predittori clinico-organizzativi sui quali concentrare gli interventi di stewardship antibiotica, al fine di migliorare l’appropriatezza prescrittiva e contenere il rischio di antibiotico-resistenza.

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Indicatori ESAC-Net per l’uso di antibiotici in Piemonte, Italia: confronto con gli standard europei

V. Imbriano1, V. Picottino1, L. Bresciano1, L. Ferrara2, C.M. Zotti1,  C. Vicentini1

1Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, Università degli Studi di Torino; 2Settore Prevenzione, Sanità pubblica, Veterinaria e Sicurezza alimentare, Regione Piemonte, Torino

Introduzione. La Rete Europea di Sorveglianza del Consumo di Antimicrobici (ESAC-Net) fornisce indicatori di qualità standardizzati per confrontare la prescrizione di antibiotici tra i paesi dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo. Applicare tali indicatori su scala regionale permette di andare oltre il dato nazionale e di cogliere l’eterogeneità geografica interna a paesi ad alto consumo come l’Italia, caratterizzata da marcate differenze tra regioni. Questo studio valuta gli indicatori ESAC-Net in Piemonte e ne confronta i risultati con i riferimenti nazionali ed europei. Metodi. I dati relativi al consumo degli antibiotici per il periodo 2023-2024 sono stati estratti dai database farmaceutici regionali per i setting di assistenza convenzionata, distribuzione diretta e assistenza ospedaliera. Sono stati calcolati gli indicatori ESAC-Net tra antibiotici ad ampio spettro e a spettro ristretto (broad-to-narrow, BtN) in ambito territoriale e la proporzione di antibiotici ad ampio spettro e/o di ultima linea sul consumo ospedaliero totale. La classificazione Access, Watch, Reserve (AWaRe) è stata applicata a entrambi i setting. Le analisi sono state stratificate per popolazione geriatrica (>65 anni) e pediatrica (0-13 anni). Risultati. Il consumo territoriale complessivo in Piemonte nel 2024 (13,3 DDD/1000 abitanti/die) risulta inferiore alla media europea ponderata per popolazione (18,8 DDD/1000 abitanti/die). Il rapporto BtN nella comunità è migliorato da 12,7 (2023) a 10,8 (2024), risultando superiore al doppio della media europea (4,6), pur superando la media nazionale (12,3). La percentuale di consumo ospedaliero di antibiotici ad ampio spettro e/o di ultima linea è diminuita dal 54% (2023) al 48% (2024), comparabile alla media italiana (52%) ma superiore al benchmark ESAC-Net (39,6%). Tali valori riflettono in parte le basse proporzioni di antibiotici Access in ambito territoriale (54,6%) e ospedaliero (39,9%), entrambe inferiori all’obiettivo del 65% stabilito dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) e alle medie europee. Nella popolazione geriatrica si osserva un ricorso marcatamente più elevato agli antibiotici Watch (49,5%), con un rapporto BtN specifico di 15,92, oltre tre volte superiore a quello rilevato nella popolazione pediatrica (4,57), indicando schemi prescrittivi sostanzialmente diversi tra le due fasce d’età. Conclusioni. Nonostante i trend di miglioramento osservati, gli indicatori di qualità prescrittiva del Piemonte mostrano divari persistenti rispetto agli standard europei, in linea con quanto rilevato a livello nazionale. Questi risultati sottolineano la necessità di interventi di antimicrobial stewardship mirati in particolare alla popolazione geriatrica, che presenta i profili prescrittivi più critici. Il monitoraggio su scala regionale tramite indicatori ESAC-Net si conferma uno strumento praticabile ed efficace per i paesi caratterizzati da elevata variabilità geografica interna, offrendo un modello replicabile per altre regioni europee con profili di consumo simili.

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Costruzione di un percorso aziendale multidisciplinare di terapia antimicrobica parenterale in regime ambulatoriale (OPAT): l’esperienza di un’ASST lombarda

P. Giacalone1, G. Dusi1, M.C. Darvini1, L. Signorini2, S. Lovatti2,  L. Previtali2

1SC Farmacia; 2SC Servizio Vaccinazione e Sorveglianza Malattie Infettive

ASST Garda, Desenzano del Garda, Brescia

Introduzione. La Terapia Antimicrobica Parenterale in regime ambulatoriale, nota internazionalmente come Outpatient Parenteral Antimicrobial Therapy (OPAT), è un modello organizzativo che consente la prosecuzione di terapie antibiotiche endovenose al di fuori del ricovero ordinario, garantendo continuità assistenziale e riduzione dell’esposizione a patogeni multiresistenti (MDR). In assenza, presso un’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) lombarda, di un percorso strutturato e condiviso tra ospedale e territorio per la gestione di tali terapie, si è ritenuto necessario sviluppare una procedura operativa aziendale dedicata, fondata sui principi dell’Antimicrobial Stewardship e coerente con il Position Paper della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), le Linee Guida della Infectious Diseases Society of America (IDSA) e la normativa di riferimento (Decreto Ministeriale 77/2022; Legge Regionale Lombardia 22/2021). Metodi. È stato costituito un gruppo di lavoro multidisciplinare composto dalla Struttura Complessa di Farmacia Ospedaliera e dalla Struttura Complessa Servizio Vaccinazioni e Sorveglianza Malattie Infettive dell’ASST, con il coinvolgimento delle Unità Operative di degenza di tre presidi ospedalieri, della Centrale Operativa Territoriale (COT), dei Medici di Medicina Generale (MMG) e dei Distretti Territoriali. Nell’arco di alcuni mesi di lavoro condiviso sono stati definiti: campo di applicazione e soggetti coinvolti; un diagramma di flusso dalla segnalazione del caso alla validazione infettivologica e farmaceutica, fino all’attivazione del canale erogativo; le responsabilità di ciascun attore; i criteri clinici, sociali e ambientali di eleggibilità; le patologie infettive candidabili al percorso; i tre canali erogativi previsti dal modello SIMIT (assistenza domiciliare integrata, ambulatoriale territoriale, ambulatoriale ospedaliero); il protocollo di monitoraggio clinico, biologico e tecnico dell’accesso vascolare; le modalità di follow-up, incluso il dosaggio terapeutico dei farmaci ove indicato, e di chiusura del caso. La procedura è corredata da sette allegati operativi, tra cui consenso informato, piano terapeutico, modulo di accettazione per il MMG e scheda di comunicazione clinica specialista-MMG. Risultati. Il lavoro multidisciplinare ha portato alla definizione di una procedura operativa aziendale OPAT formalizzata, applicabile a un ampio spettro di indicazioni, che integra la validazione infettivologica e farmaceutica come presidio di appropriatezza prescrittiva. Il percorso definisce una governance chiara, con la Centrale Operativa Territoriale quale regia dei flussi tra ospedale, Medico di Medicina Generale e territorio, e introduce strumenti documentali standardizzati per la comunicazione clinica. L’analisi di sostenibilità economica, basata su evidenze di letteratura e studi SIMIT, stima un costo medio della giornata di degenza per acuti di 450-600 euro, a fronte di 80-120 euro in regime OPAT, con un risparmio netto potenziale superiore al 70%, oltre a un atteso beneficio sulla riduzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) da germi multiresistenti. Conclusioni. La costruzione condivisa di un percorso OPAT aziendale, frutto della collaborazione strutturata tra Farmacia Ospedaliera e Servizio Malattie Infettive, costituisce un’applicazione concreta dei principi dell’Antimicrobial Stewardship al continuum ospedale-territorio. La standardizzazione dei criteri di eleggibilità, dei canali erogativi e degli strumenti di comunicazione clinica pone le basi per un’implementazione sicura ed efficiente del modello, con ricadute attese su qualità delle cure, sicurezza del paziente, riduzione delle ICA e sostenibilità economica. I prossimi passi prevedono l’avvio della fase applicativa e la raccolta sistematica di indicatori di processo e di esito.

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Antimicrobial stewardship e appropriatezza prescrittiva dei carbapenemi nei reparti di medicina dei presidi ospedalieri dell’ASL TO5 (Piemonte): risultati di un audit clinico multidisciplinare

G. Barbera1, S. Audagnotto2, S. Chignasco3, O. Franza4, B. Mitola3, T. Mosci3, A. Pisciotta5, F. Riccardi3, L. Veronesi6, C. Macchiolo3

1Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche, Università degli Studi di Torino; 2Clinica di Malattie Infettive, Ospedale Amedeo di Savoia, ASL Città di Torino; 3SC Direzione Sanitaria dei Presidi Riuniti, ASL TO5; 4Dipartimento Area Medica - ASL TO5; 5SC Farmacia Ospedaliera, ASL TO5; 6SC Medicina Interna Chieri, ASL TO5

Introduzione. L’antimicrobico-resistenza (AMR) rappresenta una criticità ormai consolidata nei contesti sanitari, determinando un aumento della complessità nella gestione delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e nell’impatto degli esiti clinici. In tale contesto, i programmi di antimicrobial stewardship (AMS) rivestono un ruolo strategico nel promuovere un uso appropriato degli antibiotici, limitando l’insorgenza di microrganismi multiresistenti e riducendo gli eventi avversi e i costi sanitari. La Regione Piemonte, in coerenza con il Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR), ha definito specifici indicatori finalizzati al monitoraggio dell’appropriatezza prescrittiva, del consumo di antibiotici e delle attività di stewardship. Tra questi è inclusa la verifica della prescrizione e consumo dei carbapenemi, anche mediate la progettazione di azioni di miglioramento quali audit su cartelle e incontri con i clinici. Obiettivo dello studio è stato valutare appropriatezza prescrittiva ed efficacia clinica dell’utilizzo dei carbapenemi nei reparti di Medicina dei Presidi Ospedalieri aziendali, identificando possibili aree di miglioramento. Metodi. È stato costituito un gruppo multidisciplinare composto da Direzione Medica, Infermiere Specialiste del Rischio Infettivo, farmacisti ospedalieri e infettivologi e clinici. Dopo la condivisione degli obiettivi e della metodologia con il Dipartimento Area Medica, è stata predisposta una scheda standardizzata per la raccolta dati. Sono stati identificati tutti i pazienti ricoverati nei tre reparti di Medicina ai quali erano stati prescritti carbapenemi nel periodo gennaio-settembre 2023, mediante analisi dei dati della Farmacia Ospedaliera. Le cartelle cliniche sono state revisionate inizialmente dalle ISRI e successivamente rivalutate con un infettivologo esterno al reparto. Per ciascun caso sono state raccolti diverse informazioni, tra cui indicazione clinica, appropriatezza prescrittiva, presenza di alternative terapeutiche, durata del trattamento ed esito clinico. I risultati sono stati discussi all’interno del gruppo di lavoro e successivamente restituiti ai reparti coinvolti. Risultati. A fronte di 102 cartelle cliniche estrapolate, 85 sono state ritenute idonee alla valutazione e riferite a pazienti ricoverati nei reparti di Medicina dei Presidi Ospedalieri di Chieri (n=29), Moncalieri (n=25) e Carmagnola (n=31). I microrganismi maggiormente coinvolti sono risultati Enterobacterales produttori ESBL, prevalentemente Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Proteus mirabilis. Sono stati inoltre riscontrati isolamenti di Pseudomonas aeruginosa (in alcuni casi MDR), Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA), Staphylococcus hominis, Enterococcus faecalis/faecium, Enterobacter aerogenes, Acinetobacter baumannii MDR e casi di infezione da Clostridioides difficile. L’efficacia clinica complessiva del trattamento con carbapenemi è risultata elevata, con esito favorevole in 75/85 pazienti (88,2%). I casi non efficaci sono stati 8/85 (9,4%) e sono risultati principalmente correlati alla presenza di microrganismi produttori di carbapenemasi (CRE), a decessi per cause concomitanti o al mancato follow-up clinico. Per quanto riguarda l’appropriatezza prescrittiva, 41/85 trattamenti (48,2%) sono stati giudicati appropriati, 32/85 (37,6%) non appropriati e 12/85 (14,1%) appropriati con riserva. Le principali criticità emerse riguardavano la disponibilità di alternative terapeutiche, quali piperacillina/tazobactam ad alte dosi associato o meno ad aminoglicosidi, nonché la necessità di ottimizzare durata del trattamento e strategie di de-escalation terapeutica. Conclusioni. L’audit ha confermato l’elevata efficacia clinica dei carbapenemi, evidenziando al contempo alcune criticità nell’appropriatezza prescrittiva, puntualmente analizzate e contestualizzate. L’approccio multidisciplinare e il feedback strutturato ai clinici si sono confermati strumenti fondamentali dell’antimicrobial stewardship, consentendo di individuare specifiche aree di miglioramento e di promuovere interventi mirati per un utilizzo sempre più appropriato e razionale degli antibiotici.

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Trend della resistenza ai carbapenemi nei principali batteri gram-negativi: studio retrospettivo quadriennale presso l’AST Pesaro-Urbino

A. Ambrosino, E. Menichetti, P. Notaris, S. Mandalà, S. Barocci

UOC di Patologia Clinica, AST Pesaro-Urbino, Urbino

Introduzione. L’antimicrobico-resistenza (AMR) rappresenta una delle principali sfide per i sistemi sanitari a livello globale. In particolare, la diffusione di Enterobacterales resistenti ai carbapenemi (CRE) e di batteri Gram-negativi multi-resistenti limita significativamente le opzioni terapeutiche disponibili ed è associata a un incremento di morbosità, mortalità e costi assistenziali. In questo contesto, la sorveglianza microbiologica svolge un ruolo fondamentale nel monitoraggio dell’evoluzione epidemiologica, consentendo di individuare precocemente variazioni nei pattern di resistenza e supportando le attività di infection prevention e antimicrobial stewardship. Metodi. È stato condotto uno studio retrospettivo osservazionale presso l’Unità Operativa Complessa di Patologia Clinica dell’AST Pesaro-Urbino sui principali Gram-negativi nel quadriennio 2022-2025. In dettaglio, sono stati inclusi 7.424 isolati clinici di Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter baumannii. L’identificazione è stata eseguita mediante spettrometria di massa MALDI-TOF (Matrix Assisted Laser Desorption/Ionization Time-of-Flight), mentre il profilo di antibiotico-resistenza è stato caratterizzato mediante sistema automatizzato di microdiluizione in brodo e interpretato secondo i breakpoint EUCAST (European Committee on Antimicrobial Susceptibility Testing). Per ciascun anno sono stati valutati il numero di isolati testati, la distribuzione nei diversi campioni clinici e la suscettibilità ai carbapenemi (imipenem, meropenem, ertapenem e meropenem/varbobactam). L’andamento temporale delle resistenze è stato valutato mediante Cochran-Armitage test; la significatività statistica è stata fissata a p<0,05. Risultati. Tra i campioni biologici più rappresentativi, E. coli è risultato il patogeno dominante nei campioni urinari (n=3.268, 65,6%), frequentemente isolato anche da emocolture (n=360, 49,6%) e bile (n=79, 84,0%), coerentemente con il suo ruolo di principale agente eziologico delle infezioni urinarie e di infezioni addominali. K. pneumoniae è stato il principale microrganismo isolato nei tamponi rettali di sorveglianza (n=542, 89,3%) indicando un’elevata circolazione di ceppi colonizzanti, mentre P. aeruginosa è risultato il patogeno più frequentemente isolato in broncoaspirato (n=202, 39,4%) ed espettorato (n=15, 42,9%). A. baumannii, invece, ha mostrato una distribuzione più contenuta, ma rilevante, in emocolture (n=138, 19,1%) e nei campioni respiratori (espettorato: n=12, 34,3%; lavaggio broncoaleveolare: n=12, 46,2%). L’analisi dei trend di resistenza ha evidenziato un marcato e costante incremento della resistenza a tutti i carbapenemi testati in K. Pneumoniae (meropenem: 32,3% nel 2022 vs 59,8% nel 2025; p-trend<0.001) che si mantiene alta, in linea con quanto riportato dalla sorveglianza nazionale AR-ISS (Antibiotico-Resistenza - Istituto Superiore di Sanità). Il meropenem/varbobactam ha mantenuto una maggiore attività rispetto ai carbapenemi tradizionali, pur mostrando un rapido incremento nel 2025. Tuttavia, l’interpretazione del relativo andamento temporale richiede cautela, per via del progressivo aumento del numero di isolati testati nel corso dello studio. Al contrario, E. coli ha mantenuto livelli di resistenza costantemente bassi, senza variazioni rilevanti (meropenem p-trend=0,089; ertapenem p-trend=0,246; imipenem p-trend=0.015). P. aeruginosa ha mostrato una significativa riduzione passando dal 31% nel 2022 al 9,2% nel 2025 (p-trend=0,0018), mentre A. baumannii ha mantenuto livelli di resistenza estremamente elevati durante tutto il quadriennio, senza variazioni significative (meropenem: 90% nel 2022 vs 83% nel 2025; p-trend =0,556). Conclusioni. L’incremento della resistenza ai carbapenemi osservato in K. pneumoniae, si inserisce perfettamente in un contesto regionale caratterizzato da un aumento della stessa classe di antibiotici, come riportato nei recenti report OsMed (Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali) della Regione Marche. Questo dato conferma la necessità di continui e strutturati programmi di antimicrobial stewardship al fine di supportare strategie mirate a contenere la diffusione delle resistenze.

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Impatto di un programma di antimicrobial stewardship collaborativa: analisi pre-post dei dati preliminari del progetto reverse in un ospedale del Nord-Est Italia

A. Tedesco1, F. Rizzolo1, A. Zaffagnini1, F. Postal2, P. Berloni3,  V. Montresor4, R. Tessari4, E. Bertocchi5, S. Boninsegna6, N. Soriolo7, A. Angheben1

1Dipartimento di Malattie Infettive e Tropicali e Microbiologia; 2Servizio Sistemi Informativi; 3Dipartimento di Medicina Interna; 4Farmacia; 5Chirurugia generale, Malattie tropicali e Microbiologia; 6Unità di Gastroenterologia; 7Direzione sanitaria Ospedale Sacro Cuore Don Calabria, IRCCS, Negrar di Valpolicella, Verona

Introduzione. L’antimicrobial stewardship (ABS) comprende un insieme di interventi finalizzati a ottimizzare l’uso degli antibiotici, migliorando gli esiti clinici e contrastando lo sviluppo di resistenze antimicrobiche. I programmi di stewardship possono adottare modelli differenti, da approcci restrittivi basati su autorizzazioni preventive a strategie collaborative ed educative, come il modello di ABS handshake. La valutazione della loro efficacia richiede il monitoraggio sistematico di indicatori che consentono di valutare indirettamente l’appropriatezza prescrittiva. Metodi. Presso l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (VR), dal 2019 è stato adottato un programma di ABS restrittiva basato sulla autorizzazione preventiva per tutti gli antibiotici appartenenti alle categorie WATCH e RESERVE secondo la classificazione AWaRe dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), ad eccezione del ceftriaxone e dell’amoxicillina/acido clavulanico ad alto dosaggio per via endovenosa (categoria ACCESS). Nell’ambito del progetto europeo REVERSE (Horizon 2020), finalizzato alla riduzione della resistenza antimicrobica nei contesti ospedalieri ad alta prevalenza, il modello di ABS restrittiva è stato sostituito da un approccio di tipo handshake nei reparti di Chirurgia Generale, Urologia, Medicina Generale, Gastroenterologia e Geriatria (149 posti letto). L’intervento (Giugno 2025) ha compreso un programma di formazione rivolto al personale sanitario, la formazione di champion nei reparti, la predisposizione di raccomandazioni per la terapia antibiotica empirica delle principali sindromi infettive e la revisione delle profilassi antibiotica pre-operatoria adattate all’epidemiologia locale. Le raccomandazioni sono state distribuite tramite un manuale denominato FAI (Farmaci Antibiotici Indipendenti, “Come cavarsela senza l’infettivologo”) e attraverso una versione digitale disponibile mediante applicazione. Per valutare l’impatto dell’intervento sono state analizzate, mediante statistica descrittiva, le principali metriche di consumo antibiotico: Defined Daily Dose (DDD), classificazione AWaRe, Days of Therapy (DOT) e Length of Therapy (LOT), espresse in rapporto alle giornate di degenza (GD) e rilevate su base trimestrale. Gli indicatori sono stati confrontati tra il periodo pre-intervento (ottobre 2024-giugno 2025) e il periodo post-intervento (luglio-dicembre 2025). Risultati. Il consumo complessivo di antibiotici è rimasto sostanzialmente stabile, da una media di 42 DDD/100 GD nel periodo pre-intervento a 45 DDD/100 GD nel periodo post-intervento. L’analisi dei consumi secondo la classificazione AWaRe ha evidenziato un incremento dell’utilizzo degli antibiotici appartenenti alla categoria ACCESS, passati da una media di 19,1 a 25 DDD/100 GD (+30,6%). Parallelamente, si è osservata una riduzione del consumo degli antibiotici WATCH, diminuiti da 20,6 a 17,8 DDD/100 GD (−13,4%), e degli antibiotici RESERVE, passati da 3,0 a 2,7 DDD/100 GD (−10,0%). L’analisi dei consumi delle singole molecole ha mostrato un incremento dell’utilizzo di amoxicillina/acido clavulanico pari al 16,9%, passando da 81,8 a 95,7 DOT/1000 GD. Al contrario, il consumo di ceftriaxone si è ridotto del 27,0%, passando da 103,7 a 75,7 DOT/1000 GD. Tra gli antibiotici ad ampio spettro, il consumo di piperacillina/tazobactam e cefepime si è ridotto rispettivamente del 5,7% e del 3,2%, mentre il ceftazidime ha mostrato un lieve incremento (+4,3%). Tra i glicopeptidi, il consumo di vancomicina si è ridotto del 34,6% (da 13,1 a 8,5 DOT/1000 GD). Infine, la media delle LOT è diminuita da 329 a 307 LOT/1000 GD, corrispondente a una riduzione complessiva del 6,7%. Conclusioni. Il passaggio da un modello di ABS restrittivo a uno collaborativo, supportato da formazione, champion e raccomandazioni terapeutiche, ha mantenuto stabile il consumo complessivo di antibiotici, favorendo l’uso di molecole a spettro ristretto e la riduzione della durata delle terapie. Questi risultati supportano l’efficacia di un approccio non restrittivo, basato su educazione e confronto multidisciplinare, nel promuovere un uso più appropriato degli antibiotici e nell’ottimizzare l’impiego dei consulenti infettivologi.

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Across the border: un esempio di sorveglianza transfrontaliera finalizzata al controllo delle antibiotico-resistenze

M. Busetti1, M. Di Santolo1, G. Flaminio1, M. Fabricci2, A. Jurisevič Dodič3, T. Gantar4, K. Štrancar Fatur4, S. Jeverica4

1SC Microbiologia e Virologia, Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI), Trieste; 2Direzione Medica, Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI), Trieste; 3Laboratorio Nazionale per la Salute, l’Ambiente e gli Alimenti, Capodistria, Slovenia; 4Ospedale Generale di Isola, Isola, Slovenia

Introduzione. Sebbene l’epidemiologia della resistenza agli antimicrobici (AMR) differisca sostanzialmente tra Italia e Slovenia, tali differenze risultano meno rilevanti nel contesto regionale transfrontaliero. Gli Ospedali di Trieste (ASUGI) e l’Ospedale Generale di Isola (IGH), situati sulle sponde opposte del Golfo di Trieste, hanno una collaborazione di lunga data nella gestione delle emergenze. Inoltre, la mobilità transfrontaliera di residenti, lavoratori pendolari e turisti favorisce la circolazione sia dei pazienti sia dei microrganismi, rendendo l’AMR una sfida condivisa. Scopo dello studio è quello di confrontare i tassi di resistenza e i loro andamenti temporali nei microrganismi ESKAPE a livello ospedaliero, analizzando gli isolati clinici del periodo post-pandemico 2021-2025. Metodi. Sebbene i due centri utilizzino metodi diversi per l’antibiogramma (in ASUGI prevalentemente mediante microdiluizione in brodo e in IGH prevalentemente mediante diffusione su disco), in entrambe le sedi i risultati sono stati interpretati con i breakpoint clinici EUCAST. Per ciascun centro è stata calcolata la proporzione annua di isolati resistenti (R), considerando il primo isolato per paziente e specie batterica, escludendo gli isolati da colture di sorveglianza. Sono stati presi in considerazione 5 microrganismi ESKAPE (Staphylococcus aureus, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Pseudomonas aeruginosa), confrontando i tassi medi di resistenza e i relativi trend temporali nel periodo 2021-2025. Risultati. Complessivamente i tassi di AMR sono risultati più elevati in ASUGI rispetto a IGH per tutti i patogeni. Le differenze più marcate sono state osservate per S. aureus, con un tasso di MRSA del 31% rispetto al 7%, accompagnato da una maggiore resistenza a clindamicina, levofloxacina, eritromicina e gentamicina. In E. faecium la principale differenza ha riguardato la resistenza alla vancomicina (27% vs. 2%). Gli Escherichia coli di ASUGI hanno mostrato una maggiore frequenza di resistenza a ciprofloxacina (30% vs. 14%), amoxicillina/acido clavulanico (39% vs. 25%) e cefotaxime (18% vs. 7%), mentre la resistenza al meropenem è risultata assente in entrambi i centri. Analogamente K. pneumoniae ha presentato livelli di resistenza più elevati in ASUGI per la maggior parte degli antibiotici, inclusi amoxicillina/acido clavulanico (39% vs. 25%), cefotaxime (27% vs. 15%), ciprofloxacina (28% vs. 17%) e meropenem (10% vs. 0%); unica eccezione trimetoprim-sulfametossazolo, con una resistenza lievemente superiore in IGH (21% vs. 24%). Anche P. aeruginosa ha mostrato livelli di resistenza più elevati in ASUGI, specie verso piperacillina/tazobactam (21% vs. 8%), ciprofloxacina (22% vs. 10%), cefepime (17% vs. 6%), ceftazidime (18% vs. 8%), imipenem (19% vs. 7%) e meropenem (11% vs. 3%). Per quanto riguarda i trend temporali, è stata osservata una divergenza progressiva tra i due centri, particolarmente per E. faecium e K. pneumoniae, mentre gli andamenti sono risultati convergenti per S. aureus, E. coli e P. aeruginosa. Conclusioni. L’implementazione di efficaci strategie di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) per contrastare l’AMR negli ospedali limitrofi caratterizzati da scambi transfrontalieri di pazienti richiede la conoscenza sia dell’epidemiologia locale delle resistenze sia delle caratteristiche della rete di trasferimento dei pazienti. Il presente studio basato sui dati di laboratorio affronta il primo di questi aspetti. Le rilevanti differenze nei tassi di AMR osservate tra i due centri regionali suggeriscono che uno screening all’ingresso mirato ai pazienti precedentemente ricoverati nel sistema sanitario ASUGI potrebbe essere indicato al momento del ricovero presso IGH. Al contrario, i pazienti trasferiti da IGH ad ASUGI sembrano presentare un rischio inferiore di introduzione di microrganismi multiresistenti. La sorveglianza epidemiologica basata sul laboratorio e la cooperazione tra i diversi centri rappresentano due elementi importanti nella prevenzione della diffusione delle antibiotico-resistenze.

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Importanza dell’utilizzo della “fast microbiology” nella gestione della sepsi

C. Sias1, F.M. Di Lella1, B. Neroni1, G. Panella1, M.C. Castellucci1, P. Marsella1, M.C. Ceschi1, G. Brocco1, I. Uccella2, C. Gargiulo3, A. Ciamberlano1

1UOC Patologia Clinica; 2Direzione Sanitaria Aziendale; 3UOC SIMT

ASL Frosinone

Introduzione. La sepsi rappresenta una delle principali cause di mortalità e morbilità a livello globale. L’evoluzione rapida della malattia verso condizioni critiche, quali shock settico e insufficienza multiorgano, rende fondamentale l’identificazione tempestiva dell’agente eziologico e l’avvio precoce di una terapia antimicrobica appropriata. Ogni ora di ritardo nella somministrazione di un trattamento adeguato è associata a un significativo aumento della mortalità, per questo la “fast microbiology” sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella gestione diagnostica della sepsi. Le tecnologie microbiologiche rapide consentono di ridurre drasticamente i tempi necessari per l’identificazione dei microrganismi responsabili e geni di resistenza associati, rispetto ai metodi colturali convenzionali. L’integrazione di metodiche innovative, quali i test molecolari multiplex, permettono di ottenere informazioni diagnostiche essenziali in poche ore anziché in giorni. Metodi. I flaconi per emocolture sono stati incubati nel sistema automatizzato BACT/ALERT VIRTUO di bioMérieux. Su parte delle emocolture positive, con caratteristiche di positività entro 24-36 ore dall’incubazione, condizioni critiche del paziente, provenienza da reparti di rianimazione, pediatria, ematologia senza precedenti, è stato eseguito il pannello BCID2 (BioFireDiagnostics, bioMérieux). Contestualmente tutti i flaconi positivi sono stati seminati sui terreni di coltura, come da gold standard. Risultati. Nel 2025 presso la UOC Patologia Clinica della ASL di Frosinone, Polo Ospedaliero Fabrizio Spaziani sono state incubati nello strumento BACT/ALERT VIRTUO 9588 flaconi per emocoltura, 7523 negativi (78,45%) e 2065 positivi (21,54%). Dalle emocolture positive sono stati eseguiti 450 pannelli filmarray. Non tutte le emocolture sono risultate monomicrobiche e il totale delle positività rilevate è stato di 396 patogeni, tra cui 19 A. baumannii, 50 E. coli (38% ESBL), 43 K. pneumoniae (60,5% ESBL e 13,9% KPC), 20 P. aeruginosa, 33 Enterococchi di cui 3 vancomicina resistenti (VRE 9,09%), 51,5% E. faecalis e 48,5% E. faecium, 56 S. aureus (26,8% MRSA), 102 S. epidermidis (meca/c 82.,3%). Le candidemie in totale sono risultate essere 37 di cui 12 C. albicans (32,4%; 1 polimicrobica con C. parapsilosis), 4 C. glabrata (10,8%), 16 C. parapsilosis (43,3%; 2 polimicrobiche con C. tropicalis), 5 C. tropicalis (13,5%). Nell’epidemiologia locale non sono risultate positività per H. influenzae, L. monocytogenes, S. agalactiae, C. auris, C. krusei, C. neoformans e tra le resistenze genotipiche a IMP e mcr-1. Conclusioni. L’utilizzo del pannello BCID2 ha consentito l’identificazione rapida di 396 patogeni e dei principali marker genetici di resistenza presenti nella realtà ospedaliera di Frosinone. L’elevata prevalenza di ceppi produttori di ESBL tra Enterobacterales, la presenza di K. pneumoniae produttrici di KPC, di S. aureus meticillino-resistenti e di enterococchi VRE sottolineano il crescente impatto delle resistenze antimicrobiche nella pratica clinica quotidiana e la necessità di strategie diagnostiche tempestive. Inoltre, la distribuzione delle specie di Candida osservata conferma l’importanza delle fungemie nel contesto ospedaliero e la necessità di un riconoscimento precoce per l’avvio di una terapia antifungina mirata. L’assenza di alcuni patogeni e meccanismi di resistenza inclusi nel pannello BCID2 fornisce informazioni epidemiologiche utili per il monitoraggio locale e per l’aggiornamento dei protocolli terapeutici empirici. Pertanto l’applicazione della “fast microbiology” favorisce una più rapida ottimizzazione della terapia antimicrobica, contribuendo non solo a migliorare gli esiti clinici dei pazienti settici, ma anche a promuovere i principi dell’antimicrobial stewardship, limitando l’uso inappropriato di antibiotici ad ampio spettro e contrastando la diffusione delle resistenze antimicrobiche. Per tali ragioni, la diagnostica microbiologica rapida rappresenta oggi uno degli strumenti più promettenti per il miglioramento della gestione clinica della sepsi e della qualità delle cure nei contesti ospedalieri.

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Epidemiologia molecolare di ceppi di Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) isolati nel periodo 2024-2026 in un ospedale del Centro Italia

G. Ripabelli1, G. Santoro1, A. Lombardi1, M. Scutellà2, M. Tamburro1

1Università degli Studi del Molise, Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute “Vincenzo Tiberio, Campobasso; “Azienda Sanitaria Regionale del Molise, UOSVD di Microbiologia e Diagnostica Molecolare Avanzata Presidio Ospedaliero “A. Cardarelli”, Campobasso

Introduzione. Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA) è un patogeno altamente diffuso, sia in ambito comunitario, sia ospedaliero, ed è associato a molteplici complicanze cliniche, anche fatali. In questo studio, è stato determinato il profilo di resistenza di ceppi isolati da pazienti ospedalizzati presso l’ospedale Hub della Regione Molise. Inoltre, è stata valutata la prevalenza dei principali determinanti di resistenza e di virulenza, con l’obiettivo di integrare questi dati nelle attività di sorveglianza. Metodi. Nel periodo compreso tra novembre 2024 e febbraio 2026, sono stati segnalati 31 ceppi di S. aureus isolati da pazienti ricoverati presso il Presidio Ospedaliero “A. Cardarelli”, per i quali è stata testata la suscettibilità agli antibiotici mediante sistema automatizzato. Per la caratterizzazione molecolare sono stati eseguiti saggi di multiplex-PCR finalizzati alla ricerca dei geni: mecA, codificante per la proteina che lega la penicillina PBP alterata, PBP2a; mecC, omologo di mecA; Panton-Valentine o PVL, codificante la citotossina leucocidina e spa codificante la proteina A grazie, alla quale il batterio riesce ad eludere la risposta immunitaria dell’ospite. Risultati. Tutti gli isolati sono risultati resistenti ad ampicillina, cefoxitina, imipenem, oxacillina, penicillina e linezolid, mentre la resistenza è stata del 96% e 87% rispettivamente per ciprofloxacina e moxifloxacina. Tuttavia, è stata osservata una completa suscettibilità a daptomicina, linezolid, mupirocina, teicoplanina, tigeciclina e vancomicina ed elevata verso tetraciclina e trimetoprim-sulfametossazolo (entrambi 90%), gentamicina (84%) ed eritromicina (74%). L’indagine molecolare ha rilevato la presenza del gene mecA in tutti i ceppi analizzati, ad eccezione di un isolato, negativo anche per mecC. Solo tre ceppi hanno presentato il gene PVL. Gli ampliconi di spa hanno mostrato dimensioni comprese tra 300 e 600 bp e i risultati preliminari del sequenziamento relativi a 21 ceppi hanno evidenziato 8 spa-type. Di questi, t002 (38,1%) è risultato prevalente, seguito da t022 (14,3%), mentre t010, t127, t32 e t4184 sono stati associati a 2 ceppi ciascuno e t4801e t005 a singoli isolati. Conclusioni. I risultati hanno evidenziato un profilo di multiresistenza caratterizzato da una elevata resistenza ai β-lattamici, a fronte della totale suscettibilità a diverse classi di antibiotici. L’elevata prevalenza del gene mecA conferma il suo ruolo come principale determinante della resistenza alla meticillina in S. aureus, in linea con i dati in letteratura. La mancata identificazione di mecA e mecC in un ceppo MRSA suggerisce il possibile coinvolgimento di meccanismi alternativi di resistenza. La limitata diffusione del gene PVL indica una bassa circolazione di ceppi ad elevata virulenza, mentre l’elevata variabilità del gene spa evidenzia una marcata eterogeneità genetica. La predominanza di spa type t002 e la presenza di t022 e t032, sottolinea un trend in accordo con dati precedentemente ottenuti nel contesto epidemiologico locale. La caratterizzazione molecolare è in grado di fornire informazioni utili per il rafforzamento della sorveglianza e il monitoraggio dei cloni circolanti.

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La sensibilizzazione della popolazione generale sulla resistenza antimicrobica: risultati di un’indagine condotta in occasione della giornata europea per l’uso consapevole degli antibiotici, 18 novembre 2025

S. Soddu1, A. Arghittu2, G.M. Deriu1, A. Palmieri1, F. Fais3,  E. Balzano1, F. Carboni3, P. Castiglia1

1Direzione medica di Presidio, Igiene, Epidemiologia e Infezioni ospedaliere, AOU Sassari; 2Dipartimento di Innovazione, Università degli Studi di Sassari; 3Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva, Università degli Studi di Sassari

Introduzione. La resistenza antimicrobica (AMR) costituisce una delle principali minacce per la salute pubblica a livello globale, con un impatto crescente su morbosità, mortalità e sostenibilità dei sistemi sanitari. Insieme alla sorveglianza clinica e alla promozione dell’antimicrobial stewardship, le iniziative di informazione e responsabilizzazione della popolazione generale, sono indispensabili nella prevenzione, secondo l’approccio One Health. Al fine di sensibilizzare la popolazione generale, operatori sanitari e pazienti, il 18 Novembre di ogni anno si celebra la Giornata Europea per l’Uso Consapevole degli Antibiotici inserita nella settimana mondiale sull’Uso Consapevole degli Antimicrobici. In questo contesto, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari (AOU) il 18 Novembre 2025 ha promosso una iniziativa di sensibilizzazione sul tema rivolta alla popolazione generale. Nell’ambito delle varie iniziative, un obiettivo è stato valutare il livello di conoscenza e la percezione dei pazienti e visitatori afferenti alla AOU sui temi della resistenza antimicrobica al fine di orientare le future strategie di comunicazione. Metodi. Un’indagine osservazionale trasversale è stata condotta tramite la somministrazione di un questionario anonimo, strutturato con item a risposta chiusa (vero/falso/non risposta), a cittadini che hanno avuto accesso, il 18 novembre 2025, a due punti informativi allestiti presso l’AOU di Sassari, nei plessi Cliniche-Palazzo Clemente e Santissima Annunziata. Il questionario, somministrato da personale sanitario dell’AOU e da medici in formazione specialistica in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Sassari, era composto da 12 item, relativi alle conoscenze su trasmissione, prevenzione e gestione corretta della terapia antibiotica, al concetto di AMR relativamente a batteri, virus e funghi, al ruolo della zootecnia secondo l’approccio One Health, agli effetti indesiderati degli antibiotici ed al loro consumo. Sono stati raccolti complessivamente 178 questionari validi. Per ciascun item è stata calcolata la percentuale di risposte corrette, errate e non fornite, ed è stato costruito un punteggio di conoscenza complessivo (0-12). Risultati. Il punteggio medio di conoscenza è risultato pari a 10,68 su 12. Alcuni degli item relativi alle conoscenze di base, quali aderenza alla prescrizione medica, aderenza all’igiene delle mani e il contributo della popolazione generale al contenimento dell’AMR hanno ottenuto le percentuali più elevate di risposte corrette, 97,8%, 95,5% e 94,9% rispettivamente. Le maggiori criticità sono emerse sull’item relativo all’inefficacia degli antibiotici contro i virus, identificata correttamente solo dal 68,0% dei rispondenti, e sulla condivisione di antibiotici con familiari, ritenuta erroneamente accettabile dal 17,4% del campione. Conclusioni. I risultati indicano che la popolazione generale coinvolta nell’indagine ha mostrato una elevata consapevolezza dei comportamenti raccomandati per un uso appropriato degli antibiotici; tuttavia, persistono lacune conoscitive sui principi fondamentali, quali la non efficacia degli antibiotici contro le infezioni virali e l’inappropriatezza della condivisione della terapia tra familiari. Tali evidenze confermano la necessità di rafforzare, nelle future edizioni delle iniziative di sensibilizzazione, i contenuti comunicativi su questi temi specifici, anche attraverso strumenti dedicati come il sito regionale PROCARe Sardinia a supporto degli obiettivi di antimicrobial stewardship e dell’approccio One Health.

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Andamento delle resistenze antimicrobiche nei patogeni alert in ambito ospedaliero: risultati di una sorveglianza

V. Paolozzi1, A. Battistini2, B. Guglielmi2, M. Cappellin2, M. Paoletti2, F. Scola2, A. Talamini2, A. Marchese3, A. Orsi1, M. Ogliastro1

1Dipartimento di Scienze della Salute, Università degli Studi di Genova; 2UO Igiene, IRCCS AOM Ospedale Policlinico San Martino, Genova; 3UO Microbiologia, IRCCS, AOM Ospedale Policlinico San Martino, Genova

Introduzione. La sorveglianza delle resistenze antimicrobiche nei patogeni alert rappresenta uno strumento fondamentale per orientare le strategie di prevenzione, controllo delle infezioni e antimicrobial stewardship. Metodi. È stata condotta un’analisi retrospettiva su tutti i campioni biologici risultati positivi per microrganismi presso l’AOM Policlinico San Martino nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2025 e il 31 dicembre 2025. Successivamente, l’analisi è stata filtrata per specifici patogeni alert: Escherichia coli resistente ai fluorochinoloni, Escherichia coli resistente ai carbapenemi, Escherichia coli resistente alle cefalosporine di terza generazione, Acinetobacter species resistenti ai carbapenemi, Klebsiella pneumoniae resistente alle cefalosporine di terza generazione, Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemici, Pseudomonas aeruginosa resistente ai carbapenemi, Staphylococcus aureus resistente a oxacillina, Streptococcus pneumoniae resistente alle penicilline, Enterococcus faecalis ad alta resistenza alla gentamicina, Enterococcus faecium resistente alla vancomicina. Sono stati inclusi esclusivamente gli isolati provenienti da siti sterili (emocolture e liquor) per i quali fosse disponibile un antibiogramma completo. Per ciascun patogeno e periodo di riferimento sono state calcolate le proporzioni di resistenza, confrontandole con i dati nazionali ed europei disponibili per l’anno 2024 (report ECDC). Risultati. La proporzione di Escherichia coli resistente ai fluorochinoloni è risultata pari al 41,6%, superiore sia al valore europeo (22,6%) sia a quello italiano (34,6%). La resistenza ai carbapenemi in Escherichia coli è stata invece dello 0,2%, in linea con il dato europeo (0,3%) e con quello italiano (<1%). La proporzione di Escherichia coli resistente alle cefalosporine di terza generazione è risultata del 26,1%, superiore al dato europeo (16,0%) ma lievemente inferiore a quello italiano (27,7%). Per Acinetobacter species, la proporzione di isolati resistenti ai carbapenemi è stata del 4,3%, nettamente inferiore sia al valore europeo (31,6%) sia a quello italiano (74,3%). La proporzione di Klebsiella pneumoniae resistente alle cefalosporine di terza generazione è risultata pari al 32,1%, superiore al dato europeo (24,9%) ma inferiore a quello italiano (52,9%). Per Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi, la proporzione osservata è stata del 4,8%, inferiore sia al valore europeo (11,3%) sia a quello italiano (9,0%). Pseudomonas aeruginosa resistente ai carbapenemi ha mostrato una proporzione del 10,9%, superiore al dato europeo (5,1%) ma inferiore a quello italiano (13,8%). Staphylococcus aureus resistente all’oxacillina ha evidenziato una prevalenza del 26,4%, in linea con il dato italiano del 2024 (25,7%) ma superiore al benchmark europeo (14,2%). Streptococcus pneumoniae resistente alle penicilline ha mostrato una proporzione del 5,3%, sostanzialmente sovrapponibile al dato europeo (5,4%) e inferiore a quello italiano (13,3%). Per Enterococcus faecalis resistente alla gentamicina sono state rilevate percentuali molto elevate (95,5%), marcatamente superiori sia al valore italiano (36,3%) sia a quello europeo (22,6%). Infine, Enterococcus faecium resistente alla vancomicina ha mostrato una prevalenza del 32,2%, sostanzialmente sovrapponibile al benchmark italiano (34,9%) ma superiore a quello europeo (16,5%). Conclusioni. I risultati evidenziano un quadro eterogeneo delle resistenze nei patogeni alert isolati da siti sterili, con criticità per Enterococcus faecalis ad alta resistenza alla gentamicina probabilmente dovuto al numero esiguo di campioni testati. Il confronto con i benchmark nazionali ed europei sottolinea l’importanza di sistemi locali di sorveglianza tempestivi per supportare interventi mirati di controllo delle infezioni e politiche di uso appropriato degli antibiotici.

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Sviluppo di un’applicazione interattiva per l’analisi integrata di audit longitudinali e trasversali sull’uso degli antibiotici nel progetto REVERSE

M. Morra, D. Fasan, E. Carrara, E. Tacconelli

Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, Unità di Malattie Infettive, Verona

Introduzione. Gli audit clinici rappresentano uno strumento chiave dei programmi di gestione degli antimicrobici per valutare l’appropriatezza delle prescrizioni e orientare interventi di miglioramento mirati. Il progetto REVERSE prevede l’esecuzione periodica di audit trasversali, condotti come rilevazioni puntuali di prevalenza, e di audit longitudinali, che seguono la prescrizione nel tempo, sull’uso degli antibiotici nei reparti ospedalieri coinvolti. La gestione integrata di dati eterogenei raccolti con le due metodologie richiede uno strumento informatico dedicato, capace di restituire in modo rapido e riproducibile indicatori di appropriatezza stratificati per sede di infezione, tipo di terapia e periodo temporale. Obiettivo del lavoro è stato lo sviluppo di un sistema informatico per la visualizzazione interattiva dei risultati degli audit del progetto REVERSE. Metodi. È stata sviluppata un’applicazione web interattiva in linguaggio R, basata sul framework Shiny e sul pacchetto bslib per l’interfaccia utente, con visualizzazioni realizzate mediante i pacchetti ggplot2, ggupset, reactable e visNetwork. Il sistema integra i dati provenienti da audit trasversali e longitudinali, classificando ciascuna prescrizione per tipo di terapia (empirica, target, profilassi chirurgica, profilassi medica), sede di acquisizione dell’infezione (comunitaria od ospedaliera) e giudizio di appropriatezza (appropriata/adeguata, inappropriata, non valutabile). L’utente può filtrare dinamicamente i dati per antibiotico, intervallo temporale, tipo di audit, tipo di terapia e tipo di infezione. L’applicazione calcola indicatori sintetici di appropriatezza mostrati tramite riquadri numerici codificati cromaticamente in base a soglie predefinite, genera un grafico a insiemi per l’appropriatezza combinata per sede di infezione, una tabella interattiva delle ragioni di inappropriatezza raggruppate per antibiotico e sede, e una rete di co-occorrenza che collega antibiotici, sedi di infezione e ragioni di inappropriatezza. Un modulo dedicato consente inoltre l’analisi dell’andamento mensile della percentuale di appropriatezza nel tempo. Risultati. Il sistema sviluppato fornisce un cruscotto interattivo unico per l’analisi congiunta di audit trasversali e longitudinali, con indicatori di appropriatezza aggiornati dinamicamente in base ai filtri selezionati dall’utente. Il modulo a insiemi consente di identificare rapidamente le combinazioni di sedi di infezione più frequentemente associate a prescrizioni inappropriate, mentre la rete di co-occorrenza permette di esplorare in modo intuitivo le relazioni tra antibiotico, sede di infezione e ragione di inappropriatezza. Il modulo di andamento temporale consente il monitoraggio nel tempo della percentuale di appropriatezza, supportando l’identificazione di variazioni nel periodo osservato e la valutazione dell’impatto di eventuali interventi di stewardship. L’architettura modulare del sistema ne consente l’estensione ad altri reparti e ad altre metodologie di audit. Conclusioni. Lo sviluppo di un sistema informatico basato su R e Shiny ha permesso di integrare in un’unica piattaforma interattiva i dati di audit trasversali e longitudinali raccolti nell’ambito del progetto REVERSE, fornendo uno strumento di supporto alla valutazione continua dell’appropriatezza prescrittiva antibiotica. Il sistema rappresenta un modello riutilizzabile per l’implementazione di programmi di audit e feedback nell’ambito della gestione degli antimicrobici, favorendo un utilizzo più efficiente e tempestivo dei dati raccolti.