Igiene delle mani

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Lavaggio chirurgico delle mani con acqua e clorexidina 4% versus frizione con gel alcolico al 70%: confronto microbiologico e sostenibilità ambientale

F. Gigola1, C. Montagnani2, I. Fanelli3, G. Carreras4, E. Severi1,  E. Parente4, R. Ceccantini3, R. Coletta1,5, E. Ciardini1, A. Morabito1,5

1Dipartimento di Chirurgia Pediatrica, IRCCS Meyer, Firenze; 2Unità di Malattie Infettive Pediatriche, AOU Meyer, IRCCS, Firenze; 3Cell Factory, AOU Meyer, IRCCS, Firenze; 4Gestione del rischio clinico (CRM), AOU Meyer, IRCCS, Firenze; 5Dipartimento NEUROFARBA, Università degli Studi di Firenze

Introduzione. L’antisepsi chirurgica delle mani rappresenta una misura fondamentale per la prevenzione delle infezioni del sito chirurgico. La frizione con preparati alcolici, raccomandata dalle linee guida internazionali come alternativa al tradizionale lavaggio con acqua e clorexidina, potrebbe inoltre offrire vantaggi in termini di sostenibilità ambientale grazie alla riduzione del consumo idrico, sebbene tutt’ora poco implementata in Italia. L’obiettivo del presente studio è valutare l’efficacia microbiologica del lavaggio delle mani con acqua + clorexidina al 4% rispetto alla frizione con gel alcolico al 70% per l’antisepsi chirurgica delle mani, considerando il beneficio ambientale legato alla riduzione del consumo idrico. Metodi. In sala operatoria, uno studio comparativo ha valutato due procedure di antisepsi: gel alcolico al 70% (Gruppo 1) e clorexidina al 4% con acqua (Gruppo 2). I campionamenti su mano destra e sinistra per contatto diretto dei polpastrelli e tamponi interdigitali, utilizzando terreni TSA (aerobiosi) e COS (anaerobiosi), hanno rilevato carica e identificazione microbiologica. Le variabili quantitative sono state confrontate mediante test di Mann-Whitney e le proporzioni mediante test esatto di Fisher. È stata considerata statisticamente significativa una p<0,05. Risultati. Sono state incluse 109 osservazioni: 50 nel gruppo 1 e 59 nel gruppo 2. La proporzione di osservazioni con almeno una coltura positiva era sovrapponibile: 54,0% nel gruppo 1 e 54,2% nel gruppo 2 (p=1,000). Non sono state osservate differenze significative in termini di carica microbica tra i due gruppi, con mediana pari a 1 UFC in entrambi. Le analisi per terreno e lato della mano non hanno mostrato differenze rilevanti, ad eccezione di una maggiore positività in anaerobiosi della mano sinistra nel gruppo 2 (20,3% vs 4,0%; p=0,019). I microrganismi più frequentemente identificati erano Staphylococcus warneri, Cutibacterium acnes, Bacillus cereus e Staphylococcus epidermidis. Il risparmio stimato di acqua nel gruppo con gel è stato del 50% (522l vs 1062l). Conclusioni. Nel campione analizzato, la frizione delle mani con gel alcolico al 70% ha mostrato una performance microbiologica sovrapponibile al lavaggio delle mani con acqua + clorexidina al 4%. La sua implementazione, già in atto in molti paesi e considerata nelle raccomandazioni internazionali, potrebbe ridurre il consumo idrico e migliorare l’ecosostenibilità delle procedure chirurgiche.

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Modelli di autovalutazione dell’igiene delle mani: introduzione e istruzioni per l’uso del WHO

I. Uccella, F. Biagini, P. Sabatini, G. Scialò, M.G. Colella

ASL Frosinone

Introduzione. L’igiene delle mani rappresenta nei contesti sanitari la misura più efficace e universalmente riconosciuta per prevenire le ICA e contrastare l’AMR. In Italia, il PNCAR ha recepito le direttive del WHO, dando indicazione alle ASL di adottare programmi mirati in linea con il Piano della Regione Lazio di Intervento Regionale sull’Igiene delle Mani al fine di identificare eventuali asimmetrie tra i Presidi Ospedalieri e i Distretti Territoriali, fornendo una base per interventi di efficientamento e programmazione strategica del rischio clinico. Metodi. Il 5 maggio 2026, giornata mondiale sulla sensibilizzazione all’ igiene delle mani, sul sito intranet della ASL FR è stato lanciato il questionario “HHSAF”, strumento standardizzato e validato a livello internazionale che quantifica le performance aziendali suddividendole in 4 macro-aree (Requisiti Strutturali e Tecnologici, Formazione del Personale, Monitoraggio e Feedback, Comunicazione Permanente), traducendo i punteggi in 4 livelli progressivi di capacità organizzativa: Inadeguato, Base, Intermedio e Avanzato. Il questionario è stato rielaborato sulla piattaforma Google Forms. Il suo link è stato inviato dalla Direzione Sanitaria ad ogni dipendente mediante e-mail aziendale. È stato distribuito ai dipendenti secondo le categorie: dirigenza medica, comparto ed altro (terapeutici-tecnici-studenti, ecc.), come indicato nel documento regionale. Risultati. Hanno partecipato alla compilazione del questionario n.1405/3859 dipendenti (36,07%). ▪ Sezione A (Requisiti Strutturali e Tecnologici) – Standard ottimali/Sicurezza: La somma dei livelli Base (38,21%) e Avanzato (29,40%) dimostra che il 67,61% dei rispondenti percepisce adeguata la disponibilità di risorse materiali e tecnologiche nei propri ambienti di lavoro. ▪ Sezione B (Formazione del Personale) – Forte spinta verso l’Eccellenza: il livello Avanzato si attesta come l’indicatore predominante a livello aziendale, raccogliendo il 36,87% delle preferenze (n. 518). ▪ Sezione C (Monitoraggio e Feedback) – Necessità di Riorganizzazione Flussi: Nonostante ci siano gel e soluzione idroalcolica (Sezione A) e le persone sappiano come usarli (Sezione B), mancano controlli periodici sul campo (audit) o, se fatti, i risultati non vengono comunicati ai reparti (feedback). ▪ Sezione D (Comunicazione Permanente) – Transizione Attiva e Consapevole: Il livello Inadeguato è il dato nettamente maggioritario a livello aziendale, raggiungendo il 41,01% nei Presidi e il 57,20% nei Distretti. Conclusioni. Analizzando l’andamento aggregato delle quattro macro-aree del Framework WHO, emerge la tenuta sul piano logistico e infrastrutturale che garantisce agli operatori gli strumenti minimi indispensabili per operare in sicurezza all’interno dei percorsi clinico-assistenziali. Anche l’offerta formativa viene riconosciuta valida. Tuttavia, affinché queste conoscenze teoriche e le dotazioni materiali si traducano in buona pratica clinica quotidiana appare evidente la necessità di effettuare profonda riorganizzazione dei sistemi di audit e dei flussi di comunicazione interna, in particolare per le strutture territoriali.

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Intelligenza artificiale e formazione sull’igiene delle mani: revisione della letteratura

R. Di Benedetto, P. Nardella, L. Santoro, A.M. Arbore, G. Di Ceglie

UOC Direzione Medica, PO Bisceglie, ASL BAT

Introduzione. Numerose evidenze scientifiche hanno dimostrato che il miglioramento dell’aderenza alle pratiche di igiene delle mani è associato a una significativa riduzione delle infezioni correlate all’assistenza (ICA). In tale contesto, la formazione e l’educazione del personale sanitario rappresentano interventi chiave per promuovere comportamenti appropriati e garantire l’efficacia delle strategie di prevenzione e controllo delle infezioni. Considerato il crescente interesse verso l’impiego dell’intelligenza artificiale (IA) in ambito sanitario, la presente revisione della letteratura si propone di analizzare le evidenze disponibili sul contributo dell’IA nei programmi formativi rivolti agli operatori sanitari, con particolare riferimento alla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza. Metodi. È stata condotta una revisione della letteratura attraverso il database Pubmed. Al fine di analizzare risultati aggiornati con le più recenti linee guida, sono stati selezionati gli articoli pubblicati dall’anno 2021 al 2026, inserendo come operatore booleano “and” e combinando i termini di ricerca “Hand Hygiene”, “Training” e “Artificial Intelligence”. Sono stati inclusi esclusivamente gli articoli contenenti tali termini nel titolo, al fine di garantire un’elevata pertinenza rispetto all’oggetto di studio. Risultati. Sono stati identificati 20 articoli di cui 5 sono stati inseriti nella revisione in base ai criteri di eleggibilità. Gli articoli analizzati evidenziano che l’intelligenza artificiale rappresenta uno strumento valido ai fini della formazione del personale sanitario oltre che un efficace strumento di valutazione della corretta esecuzione di tale pratica secondo le linee guida dell’OMS. Gli studi che hanno valutato l’applicazione dell’IA al monitoraggio dell’igiene delle mani hanno mostrato una stretta concordanza tra le valutazioni effettuate dai modelli di IA e quelle degli auditor esperti nella verifica della corretta esecuzione delle procedure di igiene delle mani, confermandone l’affidabilità come strumento educativo e di tutoraggio. In particolare, un sistema basato su algoritmi di deep learning ha dimostrato la capacità di riconoscere i passaggi della procedura di igiene delle mani secondo le indicazioni dell’OMS, attraverso due modalità complementari: una finalizzata a fornire feedback correttivi in tempo reale e una dedicata alla valutazione complessiva dell’esecuzione, con identificazione e riepilogo degli errori riscontrati. Negli articoli scientifici selezionati si afferma che l’intelligenza artificiale si configura come uno strumento rivoluzionario nella lotta contro le infezioni nosocomiali, offrendo soluzioni avanzate per la prevenzione, la sorveglianza e la gestione. Conclusioni. La letteratura a disposizione suggerisce che l’IA possa rappresentare una risorsa efficace per il training continuo degli operatori sanitari, favorendo l’apprendimento, il mantenimento delle competenze e il miglioramento della compliance alle pratiche di igiene delle mani. Per sfruttarne appieno il potenziale, il settore sanitario deve dare priorità a rigorosi standard di validazione, a una reportistica completa sulla qualità dei dati e sull’integrazione di strumenti di interpretabilità. La ricerca futura dovrebbe esplorare l’applicazione della tecnologia di IA in diversi contesti, al fine di convalidarne ulteriormente la fattibilità e l’adattabilità.

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Gamification e feedback tecnologico: un nuovo paradigma formativo per consolidare l’igiene delle mani tra i futuri professionisti sanitari

G. Moccia1, M. Tomeo2, A. Mea2, F. Della Rocca2, R. De Caro2,  A. Maisto3, E. Santoro2, G. Boccia2, M. Capunzo2, F. De Caro3

1Laboratorio di “Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di salute delle comunità”, DIPMED, Università degli Studi di Salerno, Baronissi (SA); 2Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana”, Università degli Studi di Salerno, Baronissi (SA); 3AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, Salerno

Introduzione. Le Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) rappresentano una priorità di sanità pubblica e l’igiene delle mani ne costituisce la principale misura preventiva. Nonostante la formazione teorica, la corretta esecuzione pratica peggiora nel tempo, poiché la didattica tradizionale fatica a correggere gli automatismi errati. Questo studio valuta l’efficacia di un dispositivo basato su tecnologia UV e intelligenza artificiale per oggettivare le performance di igiene delle mani nei futuri professionisti sanitari, analizzandone l’impatto formativo, l’accettabilità e il ruolo della gamification rispetto alla didattica tradizionale.
Metodi. L’intervento ha coinvolto 182 studenti di Medicina e Professioni Sanitarie dell’Università di Salerno. La prova pratica è stata condotta utilizzando il Semmelweis Scanner, un dispositivo in grado di rilevare, tramite imaging UV e algoritmi di Intelligenza Artificiale, le superfici cutanee coperte da un gel fluorescente (simulante la soluzione idroalcolica) e di restituire un feedback visivo e un punteggio percentuale. Il test, valutato su quattro aree (palmo e dorso bilaterali), è stato classificato come “Superato” con copertura ≥95%. Un successivo questionario ha indagato la percezione soggettiva e l’impatto visivo dell’esperienza formativa. Risultati. L’analisi automatizzata sui 182 test ha registrato una copertura media totale del 94,1% (DS 2,5), facendo emergere una forte discrepanza tecnica tra la frizione delle aree palmari e quelle dorsali. Nello specifico, per il palmo sinistro e destro la media di copertura è stata rispettivamente del 96,3% (DS 10,8) e 96,2% (DS 10,8), con tassi di superamento del test dell’86,8% e dell’85,7%. Al contrario, le aree dorsali si sono rivelate critiche, con tassi di superamento diminuiti al 67,1% a sinistra (copertura media 92,5%, DS 15,3) e al 59,3% a destra (media 91,4%, DS 14,7). Dal questionario, a cui hanno risposto 150 studenti (età media = 22,0 anni, DS 4,6) è emerso un netto contrasto tra percezione e realtà oggettiva: pre-test, il 92,7% riteneva la propria tecnica ottima/buona; post-test, l’80,6% ha scoperto “zone d’ombra” inaspettate (dorso 30,7%, polsi 28,0%, pollici 26,0%). L’impatto della grafica a colori ha reso immediatamente comprensibili gli errori nel 92% degli intervistati. Il 78,5% di chi indossava monili ha compreso visivamente il motivo per cui le linee guida ne vietano l’uso. Il 71,3% ha dichiarato di accettare più facilmente la correzione dalla macchina rispetto al feedback di un formatore umano. L’assegnazione del punteggio numerico ha innescato un meccanismo di gamification (effetto sfida) per il 78,7% del campione. Dopo l’esperienza, l’83,3% è certo di modificare la propria pratica quotidiana (motivazione media 4,5/5, DS 0,8). Per il futuro, il 96,6% auspica approcci formativi ibridi o puramente pratici e l’82% ripeterebbe periodicamente il test. Conclusioni. Il training tecnologico sull’igiene delle mani è in grado di evidenziare pericolose carenze pratiche, che possono tradursi in un pericolo di trasmissione crociata di germi patogeni nella pratica quotidiana. Il feedback visivo oggettivo e la gamification abbattono le resistenze psicologiche, promuovendo una rapida autocorrezione. L’inserimento sistematico di tale modalità teorico-pratica nei curricula accademici consolida abitudini professionali virtuose, rappresentando un investimento strategico. Ciò è essenziale per ridurre nel lungo periodo l’incidenza delle ICA, ponendo le basi per una cultura preventiva solida e duratura.

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Igiene delle mani nei pazienti ricoverati: conoscenze, comportamenti e barriere. Un’indagine trasversale presso l’AOU di Sassari

G.M. Deriu1, S. Soddu1, A. Arghittu2, S. Roggio1, M. Carta3,  M. Chessa3, M. Manca3, P. Castiglia1

1Direzione medica di Presidio, Igiene, Epidemiologia e Infezioni Ospedaliere, AOU Sassari; 2Dipartimento di Innovazione, Università degli Studi di Sassari; 3Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Università degli Studi di Sassari

Introduzione. L’igiene delle mani rappresenta la principale misura di prevenzione delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA); tuttavia, le strategie multimodali esistenti sono focalizzate prevalentemente sugli operatori sanitari, trascurando il ruolo di pazienti e visitatori come potenziale vettore di trasmissione crociata. Studi di prevalenza condotti presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari (AOU) negli anni 2018, 2021, 2022 e 2025 hanno evidenziato una prevalenza di pazienti con almeno una ICA rispettivamente del 7,3%, 9%, 8,9% e 6,10%, confermando la rilevanza locale del problema. Per valutare conoscenze, attitudini e comportamenti dei pazienti ricoverati in merito all’igiene delle mani, e con il fine di identificare le barriere logistiche e formative su cui costruire un programma educativo multimodale, è stato implementato un Progetto di Sensibilizzazione all’Igiene delle Mani di pazienti e visitatori, promosso dalla Struttura Complessa Direzione Medica di Presidio AOU in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Sassari. Metodi. Uno studio osservazionale trasversale è stato condotto su 121 pazienti ricoverati in 8 unità operative a medio-alto rischio infettivo (Terapia Intensiva Neonatale - TIN, Ortopedia e Traumatologia, Pediatria, Ematologia, Cardiologia, Clinica Ortopedica, Chirurgia Generale e d’Urgenza, Patologia Medica), selezionate in base alla tipologia di pazienti assistiti. È stato somministrato un questionario anonimo strutturato in 4 domande aperte, 7 dicotomiche e 1 a gradiente, volto a rilevare comportamenti dichiarati, formazione ricevuta durante la degenza, disponibilità dei presidi igienici e momenti di igienizzazione praticati secondo i 5 momenti adattati ai pazienti (Chadwick 2019). La somministrazione del questionario è avvenuta in presenza, previo consenso informato, a cura del personale della SC Direzione Medica di Presidio e dei medici in formazione specialistica. Nei reparti di TIN e Pediatria, la rilevazione è stata effettuata presso i genitori o caregiver conviventi che assistevano i minori durante la degenza, considerati parte integrante del percorso assistenziale ai fini dell’indagine. Risultati. Il 91% dei pazienti ha dichiarato di igienizzarsi le mani durante la degenza; tuttavia, solo il 21% ha riferito di aver ricevuto informazioni sulle modalità di esecuzione. Il gap formativo è risultato particolarmente marcato in Clinica Ortopedica e Pediatria, dove nessun paziente ha dichiarato di aver ricevuto informazioni né sull’importanza dell’igiene delle mani né sulle modalità di esecuzione. All’opposto, i pazienti della TIN hanno mostrato i valori più alti: il 75% ha ricevuto informazioni sull’importanza della pratica e il 62% sulle modalità di esecuzione. Riguardo alla disponibilità dei presidi, il 38% dei pazienti ha dichiarato di avere acqua e sapone, il 36% carta asciugamani e il 34% gel alcolico. Il momento di igienizzazione più praticato è risultato “prima di mangiare” (69%), seguito da “dopo il bagno” (64%) e “prima/dopo ferite o dispositivi” (61%); il momento meno osservato è stato “entrata/uscita dalla stanza” (52%), quello a maggior rilievo epidemiologico per la prevenzione della trasmissione crociata. Il 48% dei pazienti dichiara di igienizzarsi più spesso in ospedale rispetto a casa, il 35% meno spesso. Conclusioni. Il divario tra adesione dichiarata e formazione ricevuta indica che il comportamento è guidato dall’abitudine personale più che da un orientamento strutturato. I dati supportano un approccio multimodale che integri interventi logistici (gel al letto, ripristino continuativo dei dispenser), educativi (orientamento all’ingresso, materiale informativo) e organizzativi (operatori come promotori attivi dell’igiene dei pazienti). Inoltre, i risultati ottenuti dimostrano che la centralità del paziente e la sua integrazione sistematica nei programmi di prevenzione è condizione necessaria per una cultura condivisa della sicurezza.

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Progetto di sensibilizzazione dell’igiene delle mani rivolto agli operatori dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Sassari: risultati pre- e post-formazione

A. Palmieri1, S. Soddu1, A. Arghittu2, S. Roggio1, P. Castiglia1,  F. Carboni3, L. Marrosu3, M. Sechi3, G.M. Deriu1

1Direzione Medica di Presidio, Igiene, Epidemiologia e Infezioni Ospedaliere, AOU Sassari; 2Dipartimento di Innovazione, Università degli Studi di Sassari; 3Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina preventiva, Università degli Studi di Sassari

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza rappresentano uno degli eventi avversi più diffusi in ambito sanitario. Evidenze epidemiologiche suggeriscono che tra i fattori responsabili della trasmissione dei microrganismi potenzialmente patogeni, le mani degli Operatori Sanitari (OS) che prestano assistenza hanno un ruolo fondamentale. Secondo la strategia multimodale promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), al fine di migliorare l’adesione all’igiene delle mani degli OS, cambiamento di sistema, promemoria, istruzione e osservazione diretta con feedback sono elementi fondamentali. In particolare, l’OMS ha codificato il modello dei cinque momenti quale riferimento internazionale: prima del contatto con il paziente, prima di manovra asettica/pulita, dopo il contatto con fluidi biologici, dopo il contatto con il paziente, dopo il contatto con l’ambiente circostante il paziente. Per valutare attitudini e comportamenti degli OS in merito all’igiene delle mani è stato implementato un Progetto di Sensibilizzazione promosso dalla Struttura Complessa Direzione Medica di Presidio, Igiene, Epidemiologia e Infezioni Ospedaliere dell’AOU in collaborazione con la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università degli Studi di Sassari. Metodi. Il progetto ha previsto l’osservazione dell’adesione all’igiene delle mani (lavaggi e frizioni alcoliche) prima e dopo un intervento formativo strutturato in tre Unità Operative dell’AOU di Sassari (Ematologia, Ortopedia e Traumatologia del PO Santissima Annunziata, Pediatria) selezionate per elevata intensità assistenziale e rischio infettivo specifico. L’Osservazione diretta degli OS durante l’attività assistenziale è stata effettuata al fine di valutare l’adesione all’igiene delle mani secondo i 5 momenti OMS e per categoria professionale. L’intervento formativo ha previsto lezioni frontali integrate ad esercitazioni pratiche mediate l’ausilio di box pedagogici e campionamenti microbiologici volontari delle mani e degli ornamenti personali. Al fine di evitare l’effetto Hawthorne, le osservazioni post-formazione sono state effettuate ad oltre tre mesi dell’evento formativo. Risultati. Nella fase pre-formazione, l’adesione per i cinque momenti OMS è risultata rispettivamente del 26,5%, 50%, 37,5%, 31% e 50% in Ematologia; del 19,6%, 0%, 16,7%, 27,6% e 27% in Ortopedia; dello 0%, 0%, 0%, 23,5% e 13,3% in Pediatria. Per categoria professionale, l’adesione pre-formazione è stata del 31,4% (infermieri), 54,5% (medici), 33,3% (OSS) e 0% (fisioterapisti/altro tecnico) in Ematologia; del 25,7% (infermieri), 21,4% (medici), 37,5% (OSS) e 0% (fisioterapisti) in Ortopedia; dell’8,7% (infermieri), 30,8% (medici), 7,7% (OSS) e 0% (altro tecnico) in Pediatria. Nella fase post-formazione, l’adesione per i cinque momenti OMS è risultata del 61,4%, 85,7%, 64,1%, 55,6% e 50% in Ematologia; del 66,7%, 50%, 33,3%, 85% e 68,7% in Ortopedia; del 38,8%, 33,3%, 70,2%, 55% e 68,7% in Pediatria. Per categoria professionale, l’adesione post formazione è stata del 69,3% (infermieri), 70% (medici), 67% (OSS) e 50% (tecnici) in Ematologia; del 75,5% (infermieri), 70% (medici), 67% (OSS) e 50% (tecnici) in Ortopedia; del 58,1% (infermieri), 33,3% (medici), 54,5% (OSS) e 28,6% (tecnici) in Pediatria. L’adesione complessiva all’igiene delle mani ha riportato valori post intervento formativo pari al 67,97% in Ematologia, al 72,9% in Ortopedia e al 53,7% in Pediatria contro il 35%, 24,1% e 14,3% pre-formazione rispettivamente. Conclusioni. L’intervento formativo-osservazionale ha visto un miglioramento dell’adesione in tutti e tre i reparti considerati, con risultati post-formazione soddisfacenti in Ematologia e, in particolare, in Ortopedia. Per contro, la Pediatria mostra margini di miglioramento più ampi, soprattutto nel coinvolgimento del personale medico e tecnico. La disomogeneità dei risultati suggerisce la necessità di percorsi formativi differenziati e di audit periodici con restituzione tempestiva dei dati registrati. I risultati confermano l’utilità del modello adottato quale strumento di miglioramento continuo della sicurezza del paziente presso l’AOU di Sassari.

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Dall’osservazione al cambiamento: il collaborative learning come strategia implementativa per migliorare l’aderenza all’igiene delle mani

V. Zesi1, I. Girlanda1, F. Bonato1, M.L. Castellini1, M. Tresente1,  M. Venturini1, P. Scamperle1, L. Brizzi1, L. Montesarchio1,  F. Palladini1, C. Ferrari2, M. Camparsi3, E. Polati3, M. Fadini4,  V. Di Francesco4, A. Strenghetto5, S. Friso5, R. Bacchin6, B. Magnan6, M. Balsano6, G.L. Tunisi1

1UOC Direzione Medica per le Funzioni Igienico Sanitarie e Prevenzione dei Rischi; 2UOC Direzione Professioni Sanitarie; 3UOC Anestesia e Rianimazione B; 4UOC Geriatria A; 5UOC Medicina Generale B; 6UOC Ortopedia e Traumatologia

AOUI Verona

Introduzione. L’igiene delle mani rappresenta la misura più efficace per la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza; tuttavia, mantenere elevati livelli di aderenza rimane una sfida. Oltre alla formazione tradizionale, strategie implementative basate sulla restituzione dei dati osservazionali, sul coinvolgimento attivo dei professionisti e sulla definizione condivisa di azioni di miglioramento potrebbero favorire cambiamenti comportamentali più efficaci. Obiettivo dello studio è valutare l’efficacia di un intervento di collaborative learning sull’aderenza all’igiene delle mani e sull’utilizzo improprio dei guanti come sostituto dell’igiene delle mani. Metodi. Studio osservazionale pre-post condotto tra gennaio e giugno 2026 in quattro unità operative (Terapia Intensiva Generale, Ortopedia, Geriatria e Medicina Generale) di un ospedale universitario. Il progetto prevedeva tre fasi: osservazione basale, intervento di collaborative learning e osservazione post-intervento. L’intervento, rivolto a 200 professionisti (medici, infermieri e OSS), consisteva in sessioni multidisciplinari nei reparti con restituzione dei dati osservazionali, analisi delle barriere all’aderenza e definizione condivisa di strategie di miglioramento. L’aderenza all’igiene delle mani è stata valutata mediante osservazione diretta secondo i cinque momenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO). L’associazione tra periodo post-intervento e outcome è stata stimata mediante regressione logistica multivariabile, aggiustata per reparto, professione e osservatore. Risultati. Sono state osservate 1617 opportunità di igiene delle mani (803 pre-intervento e 814 post-intervento). L’aderenza complessiva è aumentata dal 61,0% (IC95% 57,6-64,3) al 74,8% (IC95% 71,8-77,8). Il periodo post-intervento è risultato associato a una maggiore probabilità di aderenza (OR aggiustato 1,89; IC95% 1,49-2,39; p<0,001). L’incremento più marcato dell’aderenza è stato osservato nel secondo momento WHO (”prima di una procedura asettica”), con un aumento dal 28,4% al 65,4%. Parallelamente, l’utilizzo improprio dei guanti come sostituto dell’igiene delle mani si è ridotto dal 28,1% al 18,7% (OR aggiustato 0,61; IC95% 0,47-0,79; p<0,001). Conclusioni. Un intervento di collaborative learning multidisciplinare, basato sulla restituzione dei dati osservazionali e sulla definizione condivisa di strategie di miglioramento, è risultato associato a un incremento significativo dell’aderenza all’igiene delle mani e a una riduzione dell’utilizzo improprio dei guanti come sostituto dell’igiene delle mani. Questi risultati supportano il potenziale ruolo del collaborative learning come strategia implementativa per promuovere il cambiamento dei comportamenti professionali nell’ambito dei programmi di Infection Prevention and Control.

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Analisi descrittiva applicata al programma osservazione igiene mani della fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori: strategie per la programmazione di interventi di miglioramento

S.C. Lorelli, L. Bresolin, C. Riboldi, S. Lumia, S. Marchesi, V. Lollo, M.M.E. Massari, A. Andreassi

Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, Monza

Introduzione. L’igiene delle mani rappresenta la misura più efficace, economica e standardizzata per il contrasto alle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA) e per la prevenzione e il controllo delle infezioni (IPC). In ambito sanitario, le mani degli operatori costituiscono il principale veicolo di trasmissione di patogeni, spesso associati a fenomeni di antibiotico-resistenza (AMR). Di conseguenza, promuovere l’aderenza alle linee guida sull’igiene delle mani non è solo un requisito procedurale, ma un pilastro fondamentale per garantire la sicurezza del paziente, ridurre la morbilità ospedaliera e ottimizzare la gestione delle risorse sanitarie. Tuttavia, per progettare interventi realmente efficaci, è fondamentale identificare con precisione quali dei “5 Momenti” cardine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) presentino le maggiori criticità e i tassi di aderenza più bassi nella pratica quotidiana. Metodi. Nello studio sono stati analizzati i dati relativi all’adesione dell’Igiene Mani nei reparti di degenza della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori nel primo Semestre 2026. La raccolta è stata suddivisa per tre aree cliniche: area Medica, area Chirurgica, alta Intensità di Cura; le osservazioni sono state condotte su tutte le figure professionali afferenti al reparto (dirigenza, comparto, tirocinanti). La raccolta dati è stata effettuata nel periodo dal 01/01/2026 al 30/06/2026 tramite osservazione diretta dichiarata sul campo da parte delle IPC nurses con contestuale registrazione dei dati su database interno; il numero complessivo della frequenza delle osservazioni per area tiene conto del numero delle Unità Operative ivi afferenti, del livello di assistenza e delle giornate di degenza ordinaria complessive (GDO). Le osservazioni sono state standardizzate secondo la metodologia OMS (Manuale per gli Osservatori 2009) e raccolte tramite la Scheda di Osservazione OMS. Dal 30/06/2026 al 06/07/2026 è stata effettuata l’elaborazione descrittiva dei dati rilevati nello studio volta all’analisi della compliance a seconda della figura professionale, del momento e dell’area dipartimentale osservati. Risultati. In questo studio sono state osservate ed analizzate n. 1213 opportunità di cui: n. 389 (32,1%) prima del contatto con il paziente, n. 47 (3,9%) prima di una manovra asettica, n.76 (6,3%) dopo il contatto con liquidi biologici, n. 228 (18,8%) dopo il contatto con il paziente e n. 473 (39,0%) dopo il contatto con l’ambiente circostante al paziente. Dall’elaborazione dei dati è emerso che il momento più disatteso sul totale delle osservazioni è “Prima del contatto con il paziente” con una compliance totale del 45,7%, mentre quello più ottemperato è “Dopo il contatto con liquidi biologici” con una compliance totale del 72,0%. In merito a “Prima di una manovra asettica”, “Dopo il contatto con il paziente” e “Dopo il contatto con l’ambiente circostanza al paziente” la compliance totale si attesta rispettivamente a 68,6%, 69,0% e 68,4%. A seconda dell’area clinica osservata, il momento più atteso risulta essere “prima di una manovra asettica” per l’area medica e intensiva, “dopo il contatto con il paziente” per l’area chirurgica. Conclusioni. I risultati evidenziano come la percentuale di adesione vari in base all’area di assistenza, al momento e alla figura professionale osservata, sottolineando la necessità di adottare strategie mirate sulla base delle specificità della singola UO. Lo sviluppo di programmi di formazione continua e di peer-education (formazione auditor interni, incontri periodici tra specialisti rischio infettivo e personale di reparto, condivisione alle UU.OO. dei dati rilevati dagli auditor ISRI) risulta essere un’esigenza imprescindibile al fine di consolidare la memoria procedurale dei “5 Momenti” e migliorare stabilmente l’aderenza alle pratiche di IPC.

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La promozione dell’infection prevention and control (IPC) nelle strutture socio-sanitarie: proposta incentrata sull’igiene delle mani

M.G. Silvotti1, A. Messeni2, P. Cella1

1UO Igiene delle Strutture Sanitarie, Dipartimento Rete Ospedale e Territorio, Azienda USL di Piacenza; 2Azienda Servizi alla Persona “Città di Piacenza”, Piacenza

Introduzione. L’igiene delle mani è la misura cardine per prevenire le infezioni correlate all’assistenza (ICA). Sebbene consolidata in ambito ospedaliero, nelle Strutture Socio-sanitarie l’applicazione sistematica delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) risente di una spiccata eterogeneità organizzativa, carenza di studi dedicati e assenza di standard di benchmarking univoci. Lo studio mira a testare e valutare l’applicabilità e la sostenibilità del metodo di osservazione diretta dell’adesione all’igiene delle mani nelle Case Residenza Anziani (CRA) accreditate dell’AUSL di Piacenza. L’intento è traslare la strategia OMS in strumenti di prevenzione agili e sostenibili, analizzando al contempo la percezione del rischio, il clima organizzativo e la consapevolezza degli operatori al fine di orientare interventi mirati di mutamento culturale e istituzionalizzare le buone pratiche. Metodi. È stato condotto uno studio pilota quasi-sperimentale, descrittivo e multicentrico. Il campionamento non probabilistico ha visto l’adesione volontaria di due CRA municipalizzate, CRA1 e CRA2, 108 posti letto ciascuna. Le CRA eleggibili sono di livello “Avanzato” secondo il Framework di autovalutazione della Regione Emilia-Romagna, con osservazione diretta annuale, adesione superiore al 60%, punteggio di sezione 3.4 minimo di 85 punti e consumi di gel idroalcolico superiori al valore mediano regionale (4,1 litri per 1000 giornate di presenza nel 2025). Le osservazioni si sono svolte tra novembre 2025 e febbraio 2026 adottando una strategia di inclusione totale degli operatori in turno. Le fasi operative hanno compreso: un audit preliminare; l’identificazione e la formazione di un team multidisciplinare di osservatori interni (Contact Champion: OSS, infermieri, coordinatori, animatori) tramite un percorso strutturato condotto dal Referente Aziendale senior; l’adattamento funzionale della scheda cartacea OMS al contesto delle CRA; una campagna di comunicazione istituzionale per operatori e familiari/caregiver. I dati raccolti sono stati inseriti nel database Excel strutturato per il calcolo dell’indice di adesione globale e stratificato. Parallelamente è stata condotta un’indagine qualitativa di percezione tramite questionario OMS digitalizzato su piattaforma REDCap, che ha registrato 336 rispondenti. Per garantire la validità interna ed esterna e mitigare l’effetto Hawthorne, sono stati standardizzati gli strumenti, calibrate le rilevazioni in doppio e distribuite le osservazioni in modo discreto su diversi turni e categorie professionali. Risultati. Sono state registrate 405 opportunità di igiene delle mani in CRA1 e 704 in CRA2. L’aderenza globale è risultata pari all’87,16% in CRA1 e all’88,1% in CRA2. Le figure core hanno mostrato i livelli di adesione più elevati, superando la media di Struttura: in CRA1 Infermieri 91,2% e OSS 90,4%; in CRA2 OSS 91,4% e Infermieri 89,7%. Valori inferiori sono stati registrati tra i fisioterapisti (75% CRA1, 67% CRA2), gli animatori (74% CRA1, 80% CRA2) e i medici (62% CRA1, 81% CRA2). L’analisi dei consumi di gel idroalcolico ha validato l’efficacia dell’intervento: in un Nucleo di CRA2 si è registrato un incremento da 6,3 litri/mese (baseline 2024) a 11 litri/mese nel trimestre di implementazione, stabilizzandosi a 11,3 nel 2026. Incrementi analoghi, più contenuti, si sono osservati nei nuclei a maggiore carico assistenziale di CRA1 (da 4-5 a 6,3-7 Litri/mese). L’indagine qualitativa rivela una solida base culturale: il potenziale di miglioramento risiede nell’istituzionalizzazione di sistemi di audit e feedback per allineare la percezione soggettiva alle performance reali del gruppo. Conclusioni. Lo studio valida la sostenibilità di un modello d’intervento basato sulla preventiva profilazione territoriale (prerequisiti organizzativi, strutturali e di risorse delle singole realtà). L’incremento dei consumi di gel e l’alta aderenza rilevata dimostrano che la sorveglianza attiva stimola efficacemente il cambiamento comportamentale. La metodologia è stata formalmente integrata nei Piani Programmatici delle Strutture, garantendo sistematicità al monitoraggio. Grazie alla sua natura scalabile e flessibile, il modello si configura come una best practice esportabile per il miglioramento continuo della sicurezza delle cure nelle CRA.

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Implementazione di un programma sostenibile di sorveglianza e miglioramento dell’igiene delle mani in un’azienda ospedaliero-universitaria: esperienza di quattro campagne osservative

N. Pagnucci1, G. Arzilli1, G. Gemignani2, A. D’Ercole2, S. Fondelli1,  P. Andrea Davide1, A. Baggiani1, S. Frangioni2, V. Salomoni2,  E. Falsiroli2, L. Marini2, B. Marigliano2, G. Fabbri2, C. Rizzo1

1Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Pisa; 2AOU Pisana

Introduzione. L’osservazione diretta rappresenta il gold standard per il monitoraggio dell’aderenza all’igiene delle mani, ma la sua applicazione sistematica è spesso limitata dall’elevato impiego di risorse umane dedicate. Negli ospedali universitari, l’integrazione tra attività formative e programmi di miglioramento della qualità può rappresentare una strategia sinergica per rendere sostenibile la sorveglianza nel tempo. Obiettivo dello studio è descrivere l’implementazione e i risultati di un programma aziendale di sorveglianza e miglioramento dell’igiene delle mani sviluppato presso un’Azienda Ospedaliero-Universitaria del centro Italia. Metodi. Da maggio 2024 è stato implementato presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana un programma di sorveglianza periodica dell’igiene delle mani, esteso a tutti i setting assistenziali (reparti di degenza, terapie intensive, pronto soccorso, sale operatorie, ambulatori e servizi) e rivolto a tutte le categorie professionali, inclusi studenti e medici in formazione specialistica. Le osservazioni sono state effettuate dagli studenti del Corso di Laurea in Infermieristica, preventivamente formati attraverso un percorso strutturato comprendente Team-Based Learning (TBL), approfondimento dei “Cinque Momenti” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), addestramento all’utilizzo dell’applicazione Speedy Audit e simulazione di scenari osservazionali realistici. Durante le campagne, gli studenti sono stati affiancati da tutor clinici esperti con funzioni di supervisione metodologica. Sono state realizzate quattro campagne osservative della durata di due giorni ciascuna (maggio 2024, febbraio 2025, novembre 2025 e maggio 2026). Al termine di ogni rilevazione, i risultati sono stati restituiti alle strutture aziendali; le unità operative con minore compliance sono state successivamente coinvolte in interventi formativi mirati, comprendenti sessioni teoriche e simulazioni pratiche. Risultati. Nel periodo di studio sono state condotte quattro campagne aziendali consecutive, durante le quali sono state osservate complessivamente 95.728 opportunità di igiene delle mani. La compliance complessiva è aumentata in modo significativo dal 53,1% della prima campagna (10.572/19.896) al 68,7% nella seconda (14.628/21.279), raggiungendo l’83,9% nella terza (29.129/34.735) e mantenendosi stabilmente elevata nella quarta rilevazione (80,7%, 15.595/19.818). Il programma ha consentito di strutturare una sorveglianza continuativa dell’intera Azienda, integrando audit periodici, feedback strutturato dei risultati e formazione mirata, senza ricorrere esclusivamente a personale dedicato al controllo delle infezioni. Conclusioni. Il programma ha dimostrato che il coinvolgimento attivo degli studenti di Infermieristica, supportato da metodologie didattiche innovative e strumenti digitali, rappresenta una strategia efficace, pedagogicamente valida e sostenibile per la sorveglianza dell’igiene delle mani su scala aziendale. Il consolidamento della compliance nel tempo testimonia la validità del modello basato su audit e feedback continuo. Questo approccio offre un modello virtuoso e replicabile per le realtà ospedaliere universitarie, capace di coniugare la formazione sul campo dei futuri professionisti sanitari con il miglioramento continuo della sicurezza delle cure.

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Igiene delle mani nelle infezioni correlate all’assistenza: dalla responsabilità individuale alla responsabilità organizzativa

F. De Caro1, M. Baldi2, G. D’Arienzo2, A. Mea2, F. Della Rocca2,  M. Tomeo2, S. Carucciolo2, R. De Caro2, E. Santoro2, G. Boccia2,  M. Capunzo2, G. Moccia1

1Laboratorio di “Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di salute”, DipMed; 2Dipartimento di Medicina e Chirurgia “Scuola Medica Salernitana” Università degli Studi di Salerno, Baronissi (SA)

Introduzione. L’igiene delle mani rappresenta la misura più efficace per prevenire le infezioni correlate all’assistenza (ICA), ma l’aderenza degli operatori sanitari rimane costantemente inferiore ai livelli raccomandati. Pur essendo ampiamente studiati i determinanti dell’aderenza e l’efficacia degli interventi di miglioramento, manca una sintesi critica che interpreti tali evidenze ai fini dell’attribuzione della responsabilità professionale nelle ICA. La presente revisione analizza criticamente la letteratura per definire il contributo della responsabilità individuale e organizzativa nella mancata igiene delle mani. Metodi. È stata condotta una revisione narrativa mediante ricerca nel database PubMed. Dei 42 articoli identificati, dopo la valutazione di titoli, abstract e testo completo, sono stati inclusi 13 studi pubblicati tra il 2000 e il 2024. Sono stati selezionati in base ai determinanti dell’aderenza all’igiene delle mani, all’efficacia degli interventi di miglioramento e al ruolo dei fattori individuali e organizzativi nella prevenzione delle ICA. Risultati. Lo studio di Pittet et al. (2000), condotto su oltre 20.000 osservazioni, ha dimostrato che un programma multimodale basato su formazione, disponibilità della soluzione idroalcolica, audit e feedback e sostegno della leadership migliora stabilmente l’aderenza, riducendo le ICA. Tale approccio è stato successivamente sistematizzato da Allegranzi e Pittet (2009) nella strategia multimodale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La revisione sistematica di Erasmus et al. (2010) ha evidenziato come i fattori individuali spieghino solo parzialmente la variabilità dell’aderenza, orientando progressivamente l’attenzione della letteratura verso i determinanti organizzativi piuttosto che verso il singolo operatore. Su questa linea si collocano gli studi di Van Buijtene e Foster (2019), che confermano il ruolo di leadership e supporto organizzativo, e Goedken et al. (2019), che ridefiniscono l’accountability in senso educativo piuttosto che sanzionatorio. A conferma di questa interpretazione, Meng et al. (2019) mostrano che l’efficacia dei sistemi tecnologici di monitoraggio dipende dalla loro integrazione organizzativa, mentre Braun et al. (2020) e Mistri et al. (2023) consolidano il ruolo della cultura della sicurezza quale determinante dell’efficacia degli interventi di infection prevention. Johnson e Hessels (2024) e Alshagrawi e Alhodaithy (2024) confermano l’associazione tra leadership, supporto organizzativo, clima di sicurezza e aderenza ai programmi di prevenzione, coerentemente con Jukola e Gadebusch Bondio (2023), che interpretano la prevenzione delle ICA come espressione di una responsabilità collettiva dell’organizzazione sanitaria. Infine, la meta-analisi di Bajunaid et al. (2024) conferma la maggiore efficacia degli interventi multimodali rispetto agli interventi esclusivamente educativi (OR 2,26), confermando su base statistica il percorso avviato da Pittet. In parziale controtendenza, Gilbert et al. (2009), con un contributo etico-filosofico, sottolineano che il miglioramento organizzativo non sostituisce la responsabilità professionale del singolo operatore, ma la integra. Conclusioni. La revisione evidenzia una progressiva evoluzione nell’attribuzione della responsabilità, dal singolo operatore a un modello che riconosce il ruolo centrale dei determinanti organizzativi. La mancata igiene delle mani nella genesi delle ICA non può essere interpretata esclusivamente come responsabilità individuale: responsabilità professionale e responsabilità organizzativa rappresentano dimensioni integrate di un’unica strategia di prevenzione, nella quale l’operatore è responsabile del gesto e l’organizzazione delle condizioni che ne favoriscono l’adozione.