Formazione – Educazione

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Bisogni formativi su prevenzione e controllo delle infezioni correlate all’assistenza nelle strutture residenziali assistenziali italiane: un’indagine nazionale per figure manageriali e operatori sanitari e socio-sanitari

G. Fadda, B. Bellini, C. Isonne, F. D’Ancona

Dipartimento Malattie Infettive, Istituto Superiore di Sanità, Roma

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano una criticità rilevante nelle strutture residenziali assistenziali (RSA), dove gli anziani fragili sono esposti a un maggiore rischio di esiti avversi. Valutare i bisogni formativi in materia di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) tra figure manageriali e operatori sanitari e socio-sanitari è essenziale per promuovere cure più sicure e rafforzare le strategie di prevenzione. Metodi. Sono stati analizzati i risultati di due survey nazionali condotte nelle RSA italiane. Un questionario era rivolto alle figure con ruolo dirigenziale/manageriale (risk manager, medici responsabili, direttori sanitari), l’altro agli operatori sanitari e socio-sanitari. Le analisi descrittive hanno esplorato i profili dei rispondenti, gli assetti organizzativi per l’IPC nelle diverse strutture e un’autovalutazione delle conoscenze. I bisogni formativi sono stati confrontati mediante ranking normalizzati e test U di Mann-Whitney. Risultati. L’analisi ha incluso 700 figure con ruolo dirigenziale/manageriale e 3.221 operatori sanitari. Protocolli/linee guida IPC erano ampiamente presenti (95,4%), ma solo il 45,7% dei risk manager ha segnalato la presenza di un team IPC dedicato e il 55,3% un sistema attivo di sorveglianza delle ICA. La formazione annuale è risultata il modello più frequente (54,5%), mentre il 16,7% ha riferito l’assenza di opportunità formative strutturate. I risk manager hanno generalmente valutato le proprie conoscenze IPC come intermedie, e oltre il 20% ha riportato una conoscenza limitata o assente del Piano Nazionale di Contrasto all’Antibiotico-Resistenza (PNCAR). Le priorità formative differiscono significativamente tra i due gruppi: i risk manager sembrano più focalizzati su temi «macro» legati alla gestione e pianificazione, mentre gli operatori sanitari più orientati al livello operativo. Conclusioni. I risultati evidenziano la necessità di rafforzare governance, sorveglianza e formazione in tema di IPC nelle RSA italiane. Interventi formativi mirati, differenziati per ruolo e integrati in modelli organizzativi più solidi, possono contribuire a migliorare la consapevolezza del personale e la prevenzione delle ICA.

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IPC OnBoard: una proposta formativa blended per l’infermiere neoassunto nella gestione del paziente in isolamento da contatto a coorte

F.E. Ammirato1, V. Zesi2, G. Varotti3, F. Bugna4, T. Covre5, B. Tescaro6, G. Carraro7

1UOC Microbiologia e virologia, AULSS 8 Berica, Vicenza; 2UOC Direzione Medica per le Funzioni Igienico Sanitarie e Prevenzione dei Rischi, AOUI Verona; 3UOC Medicina Media Intensità e Gastroenterologia, AULSS 8 Berica, Vicenza; 4UOC Malattie infettive, ASUIT Trento; 5UOSD Controlli delle attività dei soggetti privati socio-sanitari e convenzionati, AULSS 2 Marca Trevigiana; 6Direzione professioni sanitarie, AULSS 8 Berica; 7Direzione professioni sanitarie, ASUIT Trento

Introduzione. La formazione del personale sanitario al momento dell’assunzione è riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come azione strategica prioritaria nell’ambito dei programmi di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC), eppure rappresenta la componente con il più basso livello di implementazione a livello globale. L’infermiere neoassunto costituisce una categoria particolarmente vulnerabile: collocato nella fase di novizio secondo il modello di Benner, dipende da regole esplicite e presenta un elevato carico cognitivo che limita il riconoscimento intuitivo delle situazioni a rischio. La gestione del paziente in isolamento da contatto a coorte rappresenta il contesto in cui queste vulnerabilità diventano più visibili e clinicamente rilevanti, richiedendo l’integrazione di competenze di livello base e intermedio prima ancora che queste siano consolidate. Metodi. Tra marzo e maggio 2026 è stata condotta una revisione narrativa della letteratura finalizzata alla progettazione di un intervento formativo sull’isolamento da contatto a coorte per infermieri neoassunti. Due quesiti di background hanno guidato l’analisi di documenti istituzionali e linee guida internazionali di IPC, integrata da un’analisi esplorativa delle pratiche formative adottate in quattro organizzazioni sanitarie di Veneto e Trentino-Alto Adige, al fine di identificare il baseline formativo esistente. Un quesito di foreground, strutturato secondo il modello PICO, ha orientato una ricerca su PubMed per confrontare l’efficacia delle metodologie formative interattive rispetto alla formazione tradizionale. Sono stati inclusi studi in lingua inglese pubblicati negli ultimi dieci anni, selezionati sulla base della pertinenza rispetto al quesito e al livello di evidenza. Le evidenze raccolte sono state integrate e valutate da un gruppo multidisciplinare mediante consenso esperto per definire contenuti e metodologia didattica dell’intervento. Risultati. Dalla consultazione di sette documenti istituzionali di riferimento internazionale sono state identificate sette aree di competenza IPC, articolate per livello (base e intermedio) e per dimensione (sapere e saper fare), specificamente pertinenti alla gestione del paziente in isolamento da contatto a coorte. L’analisi esplorativa delle pratiche formative nei contesti osservati ha evidenziato che tali competenze emergono in modo frammentato all’interno di percorsi generali sul rischio infettivo, senza integrazione contestualizzata allo specifico scenario clinico. La ricerca bibliografica ha evidenziato la maggiore efficacia dell’approccio blended rispetto alle metodologie tradizionali nello sviluppo integrato delle tre dimensioni della competenza. Dall’integrazione delle evidenze è stato progettato IPC OnBoard, un percorso blended articolato in due moduli sequenziali: IPC Study, sessione residenziale con stazioni pratiche, e IPC Game, un serious game che simula un turno di lavoro in aree con isolamento di coorte, fornendo feedback immediato. La verifica dell’apprendimento integra test a risposta multipla, tracciamento qualitativo delle scelte nel serious game e checklist osservazionale del tutor clinico. Conclusioni. IPC OnBoard si propone come strumento applicabile nei percorsi di onboarding infermieristico nelle organizzazioni sanitarie che intendano strutturare una formazione IPC contestualizzata attorno a scenari clinici reali e coerente con il profilo della Generazione Z. Colmare il divario tra formazione teorica e performance sicura sin dalle prime settimane di attività clinica rappresenta una priorità per la sicurezza delle cure, in particolare nei contesti ad elevato rischio infettivo come l’isolamento da contatto a coorte. Il lavoro presenta limiti legati alla natura concettuale della proposta: mancano dati di efficacia su popolazioni reali e la validazione sperimentale in contesti clinici rappresenta il passo successivo necessario.

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Da destinatario delle cure a partner per la sicurezza: patient engagement e proposta educativa per la prevenzione del rischio infettivo

G. Vantaggiato1, E. Rossetti2, M. Bedin3, V. Meneguzzo4, T. Basso5, B. Tescaro6, A. Peghetti7

1UOC Geriatria A, AOU Integrata di Verona; 2UOC Servizio Igiene e Sanità Pubblica, Dipartimento di Prevenzione, AULSS 8 Berica, Vicenza; 3Gruppo operatorio, AULSS 8 Berica, Vicenza; 4UOC Geriatria 1, AULSS 8 Berica, Vicenza; 5Direzione Medica di Presidio Ospedaliero, USSL7 Pedemontana, Asiago, Vicenza; 6Direzione delle professioni sanitarie, AULSS 8 Berica, Vicenza; 7Direzione Assistenziale, IRCCS AOU di Bologna, Policlinico di Sant’Orsola

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano una delle principali sfide per la sicurezza delle cure. Sebbene le strategie di infection prevention and control (IPC) siano tradizionalmente rivolte agli operatori sanitari, negli ultimi anni è emersa la necessità di coinvolgere attivamente anche il paziente quale protagonista della prevenzione del rischio infettivo. Nei pazienti autosufficienti sottoposti a isolamento da contatto o coorte, la partecipazione consapevole alle misure preventive può contribuire a migliorare l’aderenza ai comportamenti raccomandati, ridurre il rischio di trasmissione dei microrganismi e migliorare l’esperienza assistenziale. L’obiettivo del presente lavoro è stato duplice: analizzare le strategie di patient engagement descritte in letteratura nell’ambito della prevenzione del rischio infettivo e tradurre le evidenze emerse in una proposta educativa strutturata e replicabile. Metodi. È stata condotta una revisione narrativa della letteratura mediante consultazione delle banche dati PubMed, Scopus e CINAHL, integrata dall’analisi di documenti istituzionali e linee guida di riferimento (WHO, CDC, ECDC). La strategia di ricerca è stata sviluppata secondo il framework PICO. Sono stati inclusi studi pubblicati dal 2021 al 2025 riguardanti pazienti adulti autosufficienti sottoposti a isolamento da contatto o coorte e interventi di educazione sanitaria, comunicazione, empowerment e coinvolgimento attivo nei programmi di IPC. Sono stati esclusi gli studi relativi a pazienti affetti da covid-19. Gli articoli selezionati sono stati sottoposti ad analisi tematica per identificare le principali strategie di coinvolgimento del paziente e le criticità applicative. Risultati. Sono stati inclusi undici studi pubblicati tra il 2021 e il 2025. Dall’analisi emerge un progressivo cambiamento del ruolo del paziente, da destinatario passivo delle cure a partner attivo nei programmi di IPC. L’isolamento da contatto determina frequentemente conseguenze psicologiche, relazionali e comunicative che possono influenzare negativamente l’aderenza alle misure preventive. Le strategie maggiormente efficaci comprendono interventi di educazione personalizzata, comunicazione chiara e bidirezionale, materiali informativi dedicati, promozione dell’health literacy ed empowerment del paziente. Persistono tuttavia importanti criticità, legate alla variabilità organizzativa, alle differenze socioculturali, alla limitata accessibilità dei materiali educativi e all’eterogeneità degli interventi descritti, che rendono ancora limitate le evidenze disponibili sulla loro efficacia. Conclusioni. Il patient engagement costituisce un elemento fondamentale per garantire un’assistenza centrata sulla persona anche nei contesti di isolamento da contatto. Le evidenze disponibili suggeriscono che un’adeguata informazione, associata a strategie di supporto educativo e relazionale, possa migliorare la comprensione delle misure assistenziali, ridurre il disagio psicologico correlato all’isolamento e favorire una partecipazione più consapevole al percorso di cura. In questo contesto, la proposta educativa GERMANO (Gestione del Rischio Microbiologico Attivo negli Ospedali) si propone come strumento di supporto all’educazione del paziente, integrando contenuti informativi, comunicativi e motivazionali. L’approccio proposto mira a promuovere empowerment, alleanza terapeutica e continuità comunicativa tra paziente, caregiver e professionisti sanitari. Saranno necessari studi futuri per valutarne l’efficacia e l’applicabilità nei diversi contesti assistenziali.

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Strategie di coinvolgimento del caregiver nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza in pazienti sottoposti a isolamento da contatto: revisione della letteratura e proposta di uno strumento educativo multimodale

D. Coltro1, G. De Rosso2, E. Moro3, S. Scalco4, B. Zorzetto5,  F. Danieli6, B. Tescaro7, S. Vincenzi8

1UOC Oculistica, AULSS 8 Berica, Vicenza; 2UOC Ortopedia e Traumatologia, AULSS 8 Berica, Vicenza; 3UOC Cardiochirurgia, AULSS 8 Berica, Vicenza; 4UOC Servizio Igiene e Sanità Pubblica, AULSS 8 Berica, Vicenza; 5UOC Terapia Intensiva Neonatale, AULSS 8 Berica, Vicenza; 6Dottore in Comunicazione, Università degli Studi di Padova; 7Direzione delle Professioni Sanitarie, AULSS 8 Berica, Vicenza; 8Coordinamento della Didattica LMSIO, Università degli Studi di Verona

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresentano una delle principali sfide della sicurezza del paziente a livello globale. Sebbene le strategie di infection prevention and control (IPC) siano tradizionalmente orientate agli operatori sanitari, la letteratura evidenzia come i caregiver possano fungere da potenziali vettori di infezione. La loro formazione rimane sporadica, non strutturata e raramente inserita in percorsi sistematici di IPC. Il progetto ha avuto un duplice obiettivo: analizzare le strategie per il coinvolgimento dei caregiver nella prevenzione delle ICA in pazienti in isolamento da contatto e tradurre tali evidenze in una proposta educativa strutturata e replicabile. Metodi. Nella prima fase è stata condotta una revisione della letteratura sulla banca dati PubMed, con filtro temporale 2010-2026, integrata dalla consultazione di linee guida internazionali. La strategia di ricerca ha utilizzato l’acronimo PIO: Popolazione (caregiver di pazienti in isolamento da contatto in ospedale per acuti), Intervento (educazione nelle pratiche IPC), Outcome (aumento di conoscenze e competenze nei caregiver). Dopo duplice selezione per titolo, abstract e testo integrale, con criteri di inclusione ed esclusione predefiniti, sono stati selezionati gli studi riportanti in modo esplicito strategie e strumenti formativi. La seconda fase ha visto l’ideazione di una proposta educativa denominata GERMANO (GEstione del Rischio Microbiologico Attivo Negli Ospedali). Risultati. Sono stati inclusi nove studi che mostrano notevole eterogeneità per disegno, popolazione e outcome misurati. Le modalità formative più utilizzate includono l’educazione verbale (73% dei casi – prevalentemente erogata dal personale infermieristico) e il materiale scritto, che rappresenta lo strumento più diffuso (96% dei casi). La mera trasmissione di informazioni si dimostra insufficiente a modificare i comportamenti dei caregiver; i video 3D hanno determinato un miglioramento significativo delle abilità pratiche rispetto alla formazione tradizionale; la formazione tramite video multilingue ha prodotto una qualità dell’igiene delle mani almeno equivalente alla formazione face-to-face. Gli approcci multimodali integrati, che combinano componenti verbali, visive, dimostrative e ambientali sono risultati i più efficaci, con incrementi dell’aderenza all’igiene delle mani dallo 0,43% fino al 47,6%. La proposta educativa denominata GERMANO (Gestione del Rischio Microbiologico Attivo Negli Ospedali) è stata ideata con il supporto di esperti in comunicazione: prevede una piattaforma digitale integrata, accessibile tramite QR code o link, che combina video educativi multilingue, vignette illustrate con codici cromatici e infografiche scaricabili e affiancata da elementi di nudging ambientale. Conclusioni. Nessun metodo formativo singolo si dimostra efficace: è l’approccio multimodale strutturato a offrire la maggiore probabilità di cambiamento comportamentale duraturo. La proposta educativa tramite piattaforma digitale integrata, può rispondere in modo efficace, garantendo l’approccio combinato di diverse strategie, affiancata anche ad interventi ambientali. Ulteriori studi, condotti in contesti italiani con disegni sperimentali robusti, sono necessari per valutarne l’efficacia clinica e la sostenibilità organizzativa.

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Dall’aula alla corsia: come l’università di Salerno ridisegna la formazione su ICA e AMR

F. De Caro1, A. Mea2, F. Della Rocca2, M. Tomeo2, R. De Caro2,  E. Santoro2, G. Boccia2, M. Capunzo2, G. Moccia1

1Laboratorio di “Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di salute delle comunità”, DIPMED; 2Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana” Università degli Studi di Salerno, Baronissi (SA)

Introduzione. Gli operatori sanitari sono esposti a complessi rischi occupazionali di natura biologica, chimica e fisica, e rivestono un ruolo determinante nel controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza (ICA). La letteratura scientifica evidenzia come la formazione pre-laurea sia il momento cruciale per strutturare una solida e duratura cultura della sicurezza. Questo studio valuta l’efficacia di un intervento formativo teorico-pratico rivolto agli studenti delle professioni sanitarie dell’Università degli Studi di Salerno, volto a colmare le lacune conoscitive iniziali e a favorire l’acquisizione di competenze operative standardizzate e necessarie alla tutela del lavoratore e del paziente. Metodi. È stato erogato un modulo formativo intensivo di 8 ore a un campione di 438 studenti dei corsi di laurea in Medicina e Professioni sanitarie dell’Università di Salerno. Il programma ha integrato lezioni frontali su normativa, epidemiologia delle ICA e risk management, con sessioni pratiche (igiene mani, gestione dei dispositivi per la prevenzione delle punture accidentali e dei Dispositivi di Protezione Individuale). L’efficacia dell’intervento è stata misurata tramite un questionario strutturato di 30 domande, somministrato in modalità pre-test e post-test. L’analisi statistica ha valutato il miglioramento conoscitivo generale e lo switch di risposte corrette su item critici legati a ICA e antibiotico-resistenza (AMR). Risultati. L’analisi del campione (n=438) ha mostrato un incremento estremamente significativo delle conoscenze. La media del punteggio totale nel pre-test si è attestata a 23/30 (DS ±5,5), con una quota di superamento della sufficienza del 85,6%. Nel post-test, il punteggio medio è salito a 29/30 (DS±1,76), con il 99,5% dei partecipanti che ha superato la prova. Accanto all’innalzamento delle performance, si evidenzia una drastica riduzione della deviazione standard, a dimostrazione di un forte effetto di convergenza che ha uniformato i livelli di competenza dell’intero campione e azzerato i divari conoscitivi iniziali. Esaminando i singoli item, si evidenziano radicali miglioramenti nelle aree critiche: l’identificazione dei cateteri venosi come dispositivi medici maggiormente associati alla formazione di biofilm e al rischio di ICA è salita dal 78,8% al 99,1%. Sul tema dell’AMR, la corretta definizione dei ceppi batterici Multidrug-Resistant (MDR) come resistenti a più classi di antibiotici contemporaneamente è passata dall’82,9% al 97,0%. Notevole anche l’evoluzione delle competenze sulle strategie terapeutiche future: la terapia fagica con batteriofagi personalizzati come approccio promettente contro i batteri multiresistenti è stata riconosciuta dal 96,8% degli studenti nel post-test rispetto al 74,6% iniziale, azzerando le risposte errate sulla sospensione dei programmi di sorveglianza. Infine, la comprensione delle strategie di contrasto all’antibiotico-resistenza ha registrato un incremento sul quesito relativo all’uso profilattico e terapeutico non motivato da chiara indicazione clinica, con risposte corrette passate dal 69,5% al 97,7%. Conclusioni. L’intervento formativo ha dimostrato un’efficacia straordinaria nel consolidare le competenze fondamentali per la gestione del rischio clinico e infettivo. Alla luce di questi risultati, l’Università di Salerno ha deciso di istituzionalizzare questo insegnamento, inserendo permanentemente un modulo di 12 ore nel core curriculum di tutti i corsi di laurea sanitari. Il corso è stato così trasformato da adempimento preventivo per l’accesso ai tirocini a materia d’esame fondante del percorso di studi. Investire strutturalmente sulla formazione degli studenti permette di diffondere una cultura della sicurezza uniforme, capace di prevenire gli infortuni sul lavoro e di tutelare i pazienti fragili dalla trasmissione delle ICA attraverso l’applicazione consapevole delle buone pratiche.

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Combattere l’antimicrobico resistenza secondo l’approccio One Health: una nuova area intranet per il progetto PROCARe Sardinia

A. Arghittu1, S. Soddu2, G.M. Deriu2, S. Manai Ferretti2, E. Balzano2, V. Cabras2, P. Castiglia2

1Dipartimento di Innovazione, Università degli Studi di Sassari; 2Direzione medica di Presidio, Igiene, Epidemiologia e Infezioni ospedaliere, AOU Sassari

Introduzione. Il fenomeno dell’antimicrobico resistenza (AMR) sostenuta da microrganismi multiresistenti (MDR) è un’emergenza di Sanità Pubblica e, in proposito, l’Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che entro il 2050 le morti per infezioni sostenute da MDR potrebbero superare le morti per cancro. Numerosi antibiotici sono diventati parzialmente o del tutto inefficaci riducendo lo spettro terapeutico a disposizione del clinico. Ciò rende necessarie strategie integrate secondo l’approccio One Health. In tale contesto, la comunicazione sanitaria e la digitalizzazione costituiscono strumenti fondamentali per promuovere appropriatezza prescrittiva, formazione e sensibilizzazione. In quest’ambito, il Piano Regionale di Prevenzione 2020-2025 della Regione Sardegna, nel “Programma Predefinito PP 10 - Misure per il contrasto dell’antimicrobico resistenza” ha previsto l’implementazione di un sito web interamente dedicato al tema: il Progetto Regionale Organico PROCARe Sardinia con una area pubblica e due aree intranet riservate ad operatori sanitari e scolastici rispettivamente. Metodi. Il progetto ha previsto la realizzazione di una piattaforma digitale articolata in tre macro-aree dedicate a professionisti sanitari, scuola e popolazione generale. La sezione dedicata ai sanitari è stata progettata per favorire la condivisione di protocolli, linee guida, case report e procedure operative tra le strutture sanitarie regionali mediante forum e comunità di pratica. L’area scuola, sviluppata in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, è dedicata a progetti educativi, contest e materiali divulgativi rivolti agli studenti. La sezione destinata alla popolazione generale prevede la pubblicazione di news, eventi e approfondimenti sul tema AMR. Per potenziare la rete dei professionisti ed efficientare lo scambio di informazioni cliniche, nel Marzo 2026 è stata attivata una area intranet riservata agli operatori sanitari regionali al fine di facilitare la collaborazione multidisciplinare, il coordinamento organizzativo e l’accesso condiviso a materiali clinici e formativi. Dal punto di vista strutturale e funzionale, l’accesso alla rete intranet è regolato da una rigorosa politica di governance informatica che prevede tre specifici profili gerarchici: Utenti autorizzati, Praticanti (operatori in formazione e sul campo) e Manager gestionali (responsabili della supervisione e del coordinamento dei flussi informativi). Di futura implementazione sarà una area intranet gemella riservata agli operatori scolastici (Istituti comprensivi, Istituti paritari e Università) regionali. Risultati. La governance scientifico-editoriale del progetto ha visto l’istituzione di un’unità di coordinamento regionale (consiglio direttivo, comitato scientifico, comitato operativo) coadiuvata da referenti territoriali e ospedalieri, un manager gestionale e un board editoriale multidisciplinare composto da igienisti, infettivologi, microbiologi, farmacisti clinici e veterinari. L’avvio dell’infrastruttura intranet (https://in.pro-care.it/) ha registrato l’adesione di 9.834 iscritti operanti a livello di praticanti e regolarmente autenticati. All’interno della piattaforma sono state implementate 9 sezioni con funzionalità operative volte a favorire l’attività clinico-assistenziale e di stewardship: Calendario, Archivio, Progetti, E-Learning, Forum, Blog & News, Messaggi, Guide, Supporto tecnico. Dalla data di pubblicazione del sito (18 Novembre 2024) a Marzo 2026, sono state registrate 77.911 interazioni con 21.827 pagine visualizzate. Conclusioni. PROCARe Sardinia rappresenta un modello innovativo di integrazione tra sanità pubblica, comunicazione digitale e approccio One Health. L’attivazione dell’area intranet costituisce uno strumento strategico per rafforzare la collaborazione tra professionisti sanitari, promuovere appropriatezza prescrittiva e diffondere buone pratiche assistenziali. Parallelamente, le attività rivolte alla scuola e alla popolazione generale contribuiscono quotidianamente allo sviluppo di una cultura della prevenzione sostenibile e condivisa.