Innovazione

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Sorveglianza delle batteriemie correlate al catetere vascolare (BCC): analisi delle BCC da CVC e midline presso l’AUSL della Romagna

N. Marcatelli, A. Amadori, M. Cricca, M. Fantini, P. Tatarelli,  M. Vanni, C. Biagetti

AUSL Romagna

Introduzione. Le infezioni correlate all’assistenza rappresentano una delle complicanze più frequenti in ambito sanitario. Tra queste, le batteriemie catetere correlate (CRBSI) sono una causa rilevante di morbilità e aumento dei tempi e costi di ospedalizzazione. L’utilizzo dei cateteri vascolari è molto diffuso sia in ambito ospedaliero che territoriale. Le linee-guida nazionali ed internazionali classificano i cateteri venosi in centrali (CVC), che includono PICC (catetere centrale ad inserzione periferica), FICC (catetere centrale ad inserzione femorale), CICC (catetere centrale ad inserzione cervico/toracico) e Port (cateteri venosi centrali totalmente impiantabili), e periferici, che includono Midline, Mini-Midline (o cannule periferiche lunghe) e ago-cannule periferiche. Tra i cateteri periferici, il Midline è l’unico che preveda un utilizzo a medio termine e che abbia una lunghezza tale da raggiungere la vena ascellare o succlavia. Storicamente i CVC sono considerati dispositivi a maggior rischio infettivo; tuttavia recenti evidenze scientifiche suggeriscono che i Midline possano avere un rischio di CRBSI analogo a un PICC. Alla luce di queste osservazioni, nel 2024 l’AUSL Romagna ha revisionato la procedura aziendale sugli accessi vascolari introducendo, tra le altre modifiche, la richiesta di emocoltura da catetere Midline, che non era in vigore nella precedente. SCOPO: Analizzare l’incidenza puntuale delle Batteriemie Correlate al Catetere Vascolare (BCC) su una vasta casistica aziendale: i tassi di positività delle emocolture eseguite da CVC, Catetere Arterioso Centrale (CAC) e da Midline nell’AUSL Romagna. Metodi. È stata condotta un’analisi retrospettiva sui dati di sorveglianza delle emocolture per adulti raccolti presso i vari ambiti dell’AUSL della Romagna (Forlì, Cesena, Rimini, Ravenna). Sono state analizzate n. 2.710 emocolture, suddivise per tipologia di dispositivo: n. 2.177 da CVC/CAC e n. 533 da Midline. La diagnosi di BCC è stata definita sulla base della positività delle emocolture da accesso vascolare con differenziale di tempo di positivizzazione rispetto al prelievo periferico. L’incidenza di BCC è stata calcolata come percentuale di episodi di BCC sul totale delle richieste per specifico dispositivo e reparto. Risultati. L’80,3% delle richieste di BCC ha riguardato i CVC/CAC mentre il 19.7% i Midline. Il tasso aziendale generale di BCC è risultato pari al 10% (270 positività su 2.710 richieste). I CVC/CAC hanno mostrato un tasso di BCC del 9,5% (207/2.177) mentre i Midline hanno registrato un’incidenza dell’11,8% (63/533). È stato eseguito in seguito il TEST CHI2 per la significatività statistica, con un p=0,110 differenza non statisticamente significativa (OR 1,28; IC95% 0,93–1,73). Le Unità Operative che hanno eseguito più emocolture sono state: la Terapia Intensiva di Rimini, di Forlì e di Ravenna, il Centro Ustioni e la Medicina di Cesena. Nonostante l’utilizzo maggiore degli accessi vascolari, le Terapie Intensive hanno mantenuto tassi di BCC contenuti, suggerendo l’efficacia dei protocolli di gestione e del “bundle” in utilizzo. Conclusioni. I dati evidenziano che i Midline, spesso percepiti come dispositivi a minor rischio infettivo rispetto ai CVC, presentano in realtà tassi di BCC sovrapponibili o superiori. Questo suggerisce la necessità di continuare a monitorare anche questa tipologia di device, continuare a formare gli operatori rispetto alle buone pratiche degli accessi vascolari, continuare ad implementare protocolli specifici di gestione del sito di inserzione altrettanto rigorosi per i cateteri periferici ad inserzione periferica che rimangono in sede a medio termine.

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Radian® In-Line Carousel, un antibiogramma fenotipico rapido per la gestione delle batteriemie: valutazione e implementazione del sistema in un setting di laboratorio

G. Gatti1, C. Colosimo2, M.S. Montanari1, A. Marzucco1, V. Arfilli1, P. Schiavone1, E. Giacobazzi1, F. Congestrì1, M. Pavoni1,  M. Morotti1, L. Caiazzo3, G. La Martire4, D. Larnè5, F. Albertini5,  F. Cristini4,6, C. Biagetti3, V. Sambri2,7, M. Cricca2,7

1Unità Operativa d Microbiologia, Laboratorio Unico di Pievesestina, AUSL della Romagna; 2Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC), Alma Mater Studiorum, Università di Bologna; 3Unità di Malattie Infettive, Ospedale Infermi, Rimini, AUSL della Romagna; 4Unità di Malattie Infettive, Ospedali di Forlì e Cesena, AUSL della Romagna; 5Unità di Malattie Infettive, Ospedale Santa Maria delle Croci, Ravenna, AUSL della Romagna; 6Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche (DIMEC), Alma Mater Studiorum, Università degli Studi di Bologna; 7Unità Operativa d Microbiologia, Laboratorio Unico di Pievesestina, AUSL della Romagna

Introduzione. Si stima che circa il 20% dei decessi a livello globale sia dovuto a batteriemie. L’identificazione rapida dell’etiologia e l’allestimento di un test fenotipico rapido di sensibilità ai farmaci antimicrobici (RAST) sono essenziali per l’adeguamento della terapia antimicrobica empirica e per la corretta gestione dell’infezione. In un’organizzazione laboratoristica centralizzata, dove giornalmente viene processato un elevato numero di campioni clinici, la riduzione dei tempi di risposta (TAT) rappresenta un’implementazione rilevante. Per questo motivo, il sistema automatizzato Radian® In-Line Carousel (RILC) (Copan Group, Brescia, Italia) è stato introdotto presso il Laboratorio Unico di Pievesestina – AUSL della Romagna (Hub Lab) per ottimizzare l’esecuzione del RAST e l’acquisizione dei risultati. L’innovazione del tradizionale metodo su disco diffusione può migliorare le prestazioni e ridurre i tempi diagnostici. Metodi. Sono state analizzate 181 emocolture positive per Staphylococcus aureus, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli o Pseudomonas aeruginosa. I campioni sono stati testati sia mediante flusso diagnostico standard basato su VITEK®2 (bioMérieux, Marcy-l’Étoile, Francia), sia mediante un protocollo alternativo basato sul sistema RILC. Il protocollo RILC prevedeva una diluzione iniziale di 1:3 dei campioni positivi in soluzione fisiologica. Successivamente, i campioni sono stati seminati su terreno Mueller-Hinton Agar (bioMérieux, Marcy-l’Étoile, Francia) mediante il sistema Walk Away Specimen Processor (Copan Group, Brescia, Italia). Gli antibiotici da testare per ogni campione sono stati selezionati automaticamente da RILC in base ai risultati della colorazione di Gram. L’incubazione delle piastre è stata eseguita in un incubatore automatizzato dove sono state acquisite immagini delle piastre dopo 4, 6 e 8 ore d’incubazione. Le zone d’inibizione sono state misurate da un Sistema Esperto e gli aloni interpretati secondo le linee guida EUCAST. I risultati ottenuti tramite il protocollo RILC sono stati poi confrontati con quelli ottenuti con VITEK®2. Risultati. I dati ottenuti con RILC hanno mostrato una concordanza (CA) del 98,5%, nessun minor error (MIN), un valore di 1.75% di major error (ME), mentre un 0,48% è stato attribuito a very major error (VME). E. coli ha registrato il maggior numero di ME (n=7) e VME (n=1), così come il numero più elevato di Area di Incertezza Tecnica (ATU) (n=70), specialmente nella classe delle Penicilline (n=59). Tramite RILC, la riduzione del TAT è stata di circa 13 ore (14:53 ore per i Gram-positivi e 11:18 ore per i Gram-negativi). Infine, il sistema RILC ha rilevato il 100% degli isolati S. aureus meticillino-resistenti, mentre il profilo ESBL è stato correttamente identificato nell’84% dei casi di E. coli. Conclusioni. Il principale vantaggio di questa strategia consiste nel fornire al clinico risultati rapidi e affidabili, consentendo un tempestivo adeguamento della terapia antibiotica empirica. Ciò contribuisce a ridurre l’uso inappropriato degli antibiotici e, di conseguenza, il rischio di sviluppo e diffusione della resistenza agli antimicrobici. Ad oggi, il sistema RILC è in fase d’implementazione presso l’Hub Lab dove verrà inserito in routine.

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Il paradosso delle IA generative per il controllo delle ICA: fidarsi è bene, validare è essenziale

F. De Caro1, F. Della Rocca2, M. Tomeo2, A. Mea2, R. De Caro2,  F. Caggiano3, E. Tartaglia3, E. Santoro2, G. Boccia2, M. Capunzo2, G. Moccia3

1Laboratorio di “Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di salute delle comunità”, DIPMED, Università degli Studi di Salerno, Baronissi (SA); 2Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana”, Università degli Studi di Salerno, Baronissi (SA); 3AOU San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, Salerno

Introduzione. L’uso dei Large Language Models (LLM) sta trasformando la ricerca scientifica. Tuttavia, la loro affidabilità nella revisione della letteratura medica è dibattuta. Lo scopo di questo studio è valutare la performance di 4 chatbot di Intelligenza Artificiale (ChatGPT, Grok, Meta AI, Perplexity) nell’estrazione di letteratura scientifica primaria riguardante l’igiene e la sanificazione ospedaliera, misurandone l’affidabilità bibliografica e analizzando i trend tematici generati. Metodi. Un prompt standardizzato per la ricerca di 10 articoli sulla sanificazione ospedaliera è stato somministrato in tre iterazioni ai quattro chatbot, generando un totale di 120 articoli richiesti. I risultati sono stati filtrati escludendo le fonti non peer-reviewed. Sul database validato è stata condotta un’analisi della correttezza bibliografica, una classificazione delle allucinazioni testuali e un’analisi lessicale-tematica strutturata dei titoli e degli abstract degli articoli citati. Risultati. Solo 38 risposte su 120 (31,6%) hanno soddisfatto i criteri di inclusione risultando articoli scientifici realmente esistenti. Meta AI e Perplexity hanno registrato un tasso di fallimento del 100%, rifiutando il task o deviando su siti web divulgativi. Grok si è dimostrato il modello più stabile (22/30 articoli validi), mentre ChatGPT (16/30) ha mostrato un’alta incidenza di allucinazioni strutturate (generazione di DOI inesistenti, autori alterati e riviste fittizie). L’analisi testuale dei titoli validati (n=38) ha evidenziato la prevalenza di termini legati alle procedure (Disinfection/Cleaning) e allo spazio fisico (Environmental/Environment), seguiti da termini di inquadramento clinico (Hospital/Healthcare) e manageriale (Practice/Implementation/Systems). La categorizzazione degli argomenti ha delineato quattro macro-aree tematiche, che riflettono un chiaro equilibrio tra l’implementazione di nuove tecnologie e il fattore umano. Queste includono: la conferma dell’ambiente fisico come reservoir per patogeni multiresistenti; la spinta verso tecnologie automatizzate no-touch (sistemi UV-C e ozono); l’implementazione di protocolli di decontaminazione biologica (sistemi a base di probiotici); e, da ultimo, il ruolo cruciale del fattore umano (compliance e mantenimento delle buone pratiche) soprattutto in aree critiche come le Terapie Intensive e le Sale Operatorie. Conclusioni. L’utilizzo non supervisionato delle IA generative per la ricerca bibliografica medica rappresenta attualmente un rischio metodologico inaccettabile, evidenziato da un tasso di fallimento complessivo del 68,4% e dalla frequente generazione di allucinazioni. Nessun modello testato è attualmente in grado di sostituire l’interrogazione diretta delle banche dati scientifiche tradizionali. Tuttavia, se subordinati a una rigorosa validazione umana, i chatbot più performanti rivelano una spiccata capacità di sintesi tematica. Infatti, nonostante le intrinseche criticità legate all’affidabilità delle fonti, tali strumenti si confermano preziose bussole esplorative, capaci di delineare lo stato dell’arte e di intercettare i reali cambi di paradigma clinico, come l’urgente necessità di un approccio integrato tra automazione, biologia e fattore umano nel controllo delle Infezioni Correlate all’Assistenza.

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Disinfezione ambientale al perossido d’idrogeno attraverso nebulizzazione: esperienza sul campo

E.C. Sartania1, M. Stillavato2, J.M. Robbin3, A. Massobrio2, M. Audino1, M. Zompa1, T. Francisci1

1SC Banca del Sangue ed Immunoematologia, AOU CDSS, Torino; 2SC Biochimica Clinica, A.O.U. CDSS Regina Margherita, Torino; 3SC Oncoematologia Pediatrica, AOU CDSS Regina Margherita, Torino.

Introduzione. Il perossido di idrogeno (H2O2), è un principio attivo efficace contro numerosi microrganismi di cui si considera l’applicazione mediante vaporizzazione-aerosolizzazione. Il suo meccanismo d’azione è legato alle proprietà ossidanti e alla denaturazione dei componenti essenziali di microrganismi quali membrane lipidiche, proteine ed acidi nucleici. L’attività antimicrobica scaturisce la formazione di potenti ossidanti, radicali idrossilici e i “singlet” dell’ossigeno, in grado di causare danni irreversibili ai componenti cellulari. Esiste un tipico processo di decontaminazione basato su H2O2 sotto forma di gas plasma con il quale un tasso prestabilito viene vaporizzato e iniettato in una camera di decontaminazione. L’obiettivo è quello di favorire la rapida formazione di un film sottile di H2O2 sulle superfici esposte. Erogata la quantità necessaria, si passa alla fase di aerazione, dove il vapore di perossido viene convertito cataliticamente in ossigeno e acqua. Il perossido d’idrogeno può essere applicato per disinfezione delle superfici-ambienti mediante aerosol o vapore. La diffusione mediante aerosol, con apparecchiature in grado di produrre particelle nell’ordine di 0,3-0,5 m, ne consente una diffusione uniforme nell’ambiente. La nostra esperienza sul campo ha consentito di valutare l’efficacia di un sistema di nebulizzazione al perossido di idrogeno, applicato mediante dispersione di particelle con dimensioni 0,14-0,5 m, all’interno di camere bianche in cui viene eseguita la manipolazione di cellule staminali finalizzata al trapianto di midollo osseo. Metodi. La metodologia ha previsto l’utilizzo di un sanificatore professionale in grado di nebulizzare soluzioni di H2O2 all’8% (24 vol.) diluito da soluzione al 35% (130 vol.) in laboratorio da personale dedicato. La fase di nebulizzazione è seguita da un intervallo di 15 minuti, per permettere l’azione biocida del vaporizzato, con successiva fase di aerazione catalitica. Tra il 2024 e il 2025, sono stati condotti (n=19) campionamenti microbiologici attivi dell’aria e (n=31) campionamenti microbiologici delle superfici, con periodicità semestrale, ai fini della classificazione GMP dei locali. I campionamenti sono stati affidati a una ditta specializzata, con l’obiettivo di monitorare la presenza di microrganismi aerobi mesofili e la riduzione della contaminazione microbiologica ambientale rispetto ai cicli di sanificazione tradizionali. Si è operato in condizioni di sterilità seguendo le linee guida della norma UNI EN 17141:2021 (Annex E) tramite piastre a contatto agar sangue e tamponi. L’analisi per la ricerca della carica microbica totale a 30°C è stata condotta secondo il metodo UNI EN ISO 4833-2:2022 su terreno Plate Count Agar. Risultati. I risultati hanno evidenziato il mantenimento nei limiti della carica microbiologica nelle camere sottoposte a trattamento con il sistema di nebulizzazione H2O2, confermando l’ipotesi che questa metodologia sia efficace nel controllo della contaminazione ambientale microbiologica. I dati mostrano come, rispetto ai controlli di baseline, i livelli di colonizzazione batterica siano invariati o diminuiti, con valori spesso al di sotto delle soglie di rilevabilità microbiologica. Conclusioni. Il metodo si configura come alternativa affidabile, con il potenziale di essere esteso ad altri contesti di cura sensibili. Grazie alla capacità di generare una copertura tridimensionale omogenea, la nebulizzazione satura l’ambiente raggiungendo tutte le superfici difficilmente accessibili manualmente con i metodi tradizionali. Il processo si affranca così dai limiti intrinseci dell’applicazione manuale, riducendo la dipendenza dal fattore operatore per il completamento della copertura. Inoltre, il ridotto tempo di contatto e le caratteristiche chimiche del formulato consentono di preservare l’integrità dei materiali, riducendo l’usura delle superfici rispetto all’azione aggressiva delle soluzioni alcoliche. Ne consegue che i sistemi di sanificazione tramite vaporizzazione di agenti ossidanti possano rappresentare un avanzamento nel campo della decontaminazione ambientale, con impatti positivi sulla tutela della salute pubblica e sulla prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza.

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Whole genome sequencing per la sorveglianza dell’antibiotico-resistenza: studio pilota in ceppi di Acinetobacter baumannii isolati in un ospedale del Centro Italia

M. Tamburro1, A. Lombardi1, I. Fanelli1, G. Matarese2, C. Castelli2, G. Ripabelli1

1Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute “Vincenzo Tiberio”, Campobasso, Università degli Studi del Molise; 2Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva, Campobasso, Università degli Studi del Molise

Introduzione. Il sequenziamento dell’intero genoma (WGS) può potenziare le capacità della sorveglianza, fornendo precise indicazioni sulle strategie per il contrasto alla diffusione della resistenza agli antimicrobici. In questo studio, è stata condotta l’analisi basata su WGS di A. baumannii isolati nell’ambito della sorveglianza “alert organism” nel Presidio Ospedaliero (PO) Hub della Regione Molise, al fine di identificare le relazioni esistenti (albero filogenetico), i cloni circolanti (sequence type) e il profilo genetico alla base della resistenza (resistoma). Metodi. Sono stati analizzati 12 ceppi di A. baumannii isolati nel PO, presso il quale è stata anche testata la suscettibilità agli antibiotici mediante sistema automatizzato BD PhoenixTM. WGS (short-read) è stato eseguito con tecnologia Illumina (Eurofins Genomics), previa estrazione del materiale genetico attraverso Maxwell RSC (Promega). Dopo il controllo qualità dei campioni e l’allineamento con il genoma di riferimento (ATCC 19606), è stata svolta l’analisi filogenetica confrontando la presenza di Single Nucleotide Polymorhisms (SNPs) e ricostruendo le relazioni evolutive tra gli isolati, la tipizzazione Multilocus Sequence Typing (MLST) determinando i sequence type (ST) e l’identificazione dei determinanti di resistenza antimicrobica. Risultati. I ceppi (non duplicati) di A. baumannii sono stati selezionati in quanto tutti, tranne uno (Ab1018), sono stati isolati da pazienti ricoverati nel reparto di medicina interna, dei quali 10 tra febbraio e dicembre 2025 e due (Ab591/593) in agosto 2024. Inoltre, la totalità dei ceppi del 2025 è stata caratterizzata fenotipicamente dal medesimo resistotipo, presentando resistenza a carbapenemi (Ertapenem, Imipenem, Meropenem), aminoglicosidi (Amikacina, Gentamicina, Tobramicina), fluorochinoloni (Ciprofloxacina, Levofloxacina), penicilline/inibitori delle beta-lattamasi (Amoxicillina-clavulanato), β-lattamici (Ampicillina), cefalosporine (Cefuroxime), antibiotici fosfonici (Fosfomicina) e sulfonamidi/trimetoprim (Trimetoprim-sulfametossazolo), risultando sensibili solo a polimixine (Colistina). L’analisi in silico delle matrici di relazioni ha evidenziato una notevole distanza genetica per due ceppi (Ab1018/903) tra essi e con gli altri, mentre è stata osservata una similarità del 100% per gli isolati del 2024 (Ab591/593), che si sono differenziati dai rimanenti otto. Tra questi ultimi, tre isolati (Ab830/834/855) hanno presentato elevata similarità. Per tutti i ceppi è stato identificato ST2. È stata osservata una grande varietà di geni che mediano la resistenza a diverse classi di antibiotici. In tutti i ceppi, sono stati identificati blaADC-25 e sul1, che conferiscono rispettivamente resistenza a cefalosporine e sulfonamidi. Molto frequenti (91,7%) sono stati anche tet(B) per la resistenza alle tetracicline, aph(6)-Id, aph(3’’)-Ib e armA per la resistenza agli aminoglicosidi, blaOXA-66 (variante di blaOXA-51-likes) per la resistenza ai carbapenemi, msr(E) e mph(E) per la resistenza ai macrolidi. L’analisi del resistoma ha evidenziato il 50% degli isolati con identico assetto di geni di resistenza, mentre i ceppi Ab1018/903/591/593 sono risultati quelli più differenti. Conclusioni. I dati hanno evidenziato importanti relazioni genetiche tra gli isolati di A. baumannii, separando nettamente quelli isolati in un differente reparto e arco temporale. Lo studio ha anche mostrato che la circolazione di ST2 (clone internazionale IC2 ad alto rischio) è endemica e persistente a livello locale, in linea con i dati in letteratura che descrivono una sua elevata prevalenza in Europa, oltre ad una frequente associazione con focolai in ambito ospedaliero. L’analisi del resistoma, identico per la metà dei ceppi, consente di supportare l’ipotesi che ST2 rispetto ad altre lineage non-ST2 si sia evoluto in un assetto genetico stabile per molteplici determinanti di resistenza. I risultati di WGS, fornendo un quadro dettagliato delle relazioni tra gli isolati, dei cloni circolanti e del background genetico di resistenza, possono efficacemente informare e rafforzare la sorveglianza di A. baumannii.

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Save-Epi: studio pilota di sorveglianza semi-automatizzata delle infezioni correlate all’assistenza in ambito internistico

M. Fezzi1, D. Fasan1, M. Morra1, C. Indraccolo2, A.G. Salvadori1,  E. Cichellero1, F. Soldani3, E. Carrara1, E. Tacconelli1,  Gruppo di Lavoro Save-Epi4

1UOC Malattie Infettive, Dipartimento di Diagnostica e Sanità Pubblica, Università degli Studi di Verona; 2Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Verona; 3UOC Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (AOUI) Verona; 4Direttori e referenti reparti del Dipartimento Medico Generale, AOU Integrata, Verona

Introduzione. L’automazione della sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) rappresenta un approccio emergente, che permette una raccolta dati standardizzata e integrabile nei flussi clinici e un’ottimizzazione delle risorse. In Italia, tuttavia, la sua implementazione resta limitata ed eterogenea. A partire dal 14 ottobre 2025 è in corso un progetto pilota di sorveglianza prospettica semi-automatizzata delle ICA e della relativa antibiotico-resistenza nel dipartimento Medico Generale di AOUI Verona. Metodi. Sono oggetto di studio le seguenti ICA microbiologicamente documentate: batteriemie (BSI), infezioni delle vie urinarie (UTI), infezioni delle basse vie respiratorie (LRTI) e infezioni da C. difficile (CDI), con definizioni adattate dal protocollo della Point Prevalence Survey 2022-2023 v6.1 dello European Centre for Disease Control. Il sistema prevede lo screening automatizzato dei referti microbiologici positivi, che sono processati, assortiti e integrati secondo criteri temporali definiti con i dati dei flussi amministrativi per generare segnalazioni di possibili ICA. Le segnalazioni sono inviate settimanalmente in forma pseudonimizzata ai referenti dei reparti e caricate su una piattaforma digitale di raccolta dati (REDCap). La validazione clinica, attraverso il data entry di informazioni cliniche essenziali e guidata da algoritmi diagnostici implementati in REDCap, consente la conferma o esclusione dell’ICA e la sua corretta attribuzione di reparto. È stata condotta formazione dei referenti ICA e i dati raccolti sono stati sottoposti a monitoraggio da parte di esperti. Outcome primario è la riduzione del numero di ricoveri da sottoporre a revisione manuale. Secondariamente sono stati osservati outcome di sistema (completezza e qualità del data entry) ed epidemiologici (densità di incidenza normalizzata delle ICA e sottotipi principali). Risultati. Dai primi sei mesi di studio e nove dei reparti coinvolti, su 2.541 pazienti ricoverati (36.416 giorni-paziente), il sistema ha generato 391 segnalazioni relative a 294 pazienti da valutare, con una riduzione del carico di lavoro dell’88,4% rispetto alla sorveglianza manuale. La validazione è stata completata nell’84,9% delle segnalazioni inviate; il monitoraggio della qualità ha modificato la diagnosi epidemiologica finale nel 14,2% dei casi. Sono state confermate 117 ICA: 52 BSI (44,4%), 42 UTI (35,9%), 16 RTI (13,7%) e 7 CDI (6,0%), con un’incidenza complessiva di 3,2 casi/1.000 giorni-paziente. Il 45% dei pazienti era portatore di catetere venoso centrale e il 54% di catetere vescicale. Conclusioni. Lo studio dimostra la fattibilità di un sistema di sorveglianza semi-automatizzata delle ICA in medicina, standardizzata e associata a una marcata riduzione del carico di lavoro. Il monitoraggio dei dati ha evidenziato che l’implementazione del sistema richiede un adeguato training del personale. Le fasi successive prevedono la validazione a confronto con la sorveglianza manuale e l’utilizzo dei dati per interventi di prevenzione, controllo delle infezioni e stewardship antimicrobica.

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Le sfide prioritarie per la prevenzione e controllo delle infezioni e antimicrobial stewardship secondo i professionisti: un’indagine qualitativa tra i partecipanti a un webinar nazionale

F. Fonda1, L. Tesei2, A. Palese2, S. Brusaferro3

1Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Roma, Italia e SOC Accreditamento, Qualità e Rischio Clinico, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASU FC), Udine; 2Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Udine; 3Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Udine, SOC Accreditamento, Qualità e Rischio Clinico, Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASU FC), Udine

Introduzione. La crescente diffusione dell’antimicrobico-resistenza e delle infezioni correlate all’assistenza (ICA) impone di tradurre le strategie nazionali di infection prevention and control (IPC) e antimicrobial stewardship (AMS) in azioni concrete a livello regionale e delle singole organizzazioni sanitarie. Tuttavia, resta poco esplorato quali sfide gli stessi professionisti percepiscano come prioritarie e, al tempo stesso, realisticamente affrontabili nei propri contesti. L’indagine ha inteso raccogliere e analizzare tali percezioni. Metodi. Durante un webinar nazionale della Società Italiana Multidisciplinare per la Prevenzione delle Infezioni nelle Organizzazioni Sanitarie (SIMPIOS) dedicato a IPC e AMS, con circa 200 partecipanti collegati, è stato chiesto ai partecipanti di identificare quali fossero le sfide prioritarie ritenute più importanti, ma fattibili, nei rispettivi contesti per IPC e AMS, tramite la piattaforma di interazione Mentimeter. Le risposte libere sono state esaminate mediante analisi tematica qualitativa. Le risposte sono state codificate, raggruppate per similarità e in temi omogenei dal gruppo di ricerca. Risultati. Sono state raccolte 59 risposte individuali, di lunghezza variabile da una singola parola (es. “collaborazione”) a circa trenta parole. Sono emersi otto temi ricorrenti. Primo, (a) collaborazione multidisciplinare e interdisciplinare, intesa come lavoro condiviso tra professionisti diversi (”collaborazione tra diverse figure professionali per ottenere un risultato comune che sia efficace efficiente e sostenibile”). Secondo, (b) il personale dedicato, la sua valorizzazione e riconoscimento a fronte della carenza di risorse umane (”implementare le figure professionali che si occupano di IPC che abbiano un riconoscimento di figura e un riconoscimento economico”; “valorizzazione, salario e fidelizzazione”). Terzo, (c) l’integrazione e continuità ospedale-territorio e la costruzione di reti anche interregionali (”ancora manca relazione ospedale territorio”; “creare rete tra le regioni”). Quarto, (d) la gestione e interoperabilità dei dati con sorveglianza affidabile e tempestiva (”interoperabilità dei dati”; “monitoraggio longitudinale con dati affidabili e indici omogenei, sorveglianza real time”), inclusa la capacità di “trasformare i dati in azioni concrete”. Quinto, (e) la formazione, sensibilizzazione e consapevolezza rivolte a operatori, medici e cittadini (”creare percorsi formativi ad hoc per medici”; “valorizzare l’IPC nei singoli professionisti, aumentare la consapevolezza”). Sesto, (f) l’uso appropriato degli antibiotici e la gestione clinica delle infezioni, con distinzione tra infezione e colonizzazione, precauzioni standard e igiene delle mani (”maggior capacità nella scelta dell’antibiotico per distinguere infezione e colonizzazione e contrastare le antibiotico-resistenze”; “evitare terapie antibiotiche empiriche laddove possibile”). Settimo, (g) il coinvolgimento e supporto delle direzioni aziendali (”porre interesse per la tematica da parte della direzione”; “piena condivisione della tematica da parte della direzione aziendale”). Ottavo, (h) la leadership autorevole con priorità condivise e aderenza ai protocolli comuni (”mancanza di figure forti, leader con obiettivi definiti proporzionati alle risorse”). Conclusioni. I professionisti individuano come priorità soprattutto la collaborazione multidisciplinare e la disponibilità di personale dedicato e valorizzato, cui si affiancano l’integrazione ospedale-territorio, la gestione dei dati, la formazione e il commitment delle direzioni. Le sfide percepite come “fattibili” appaiono prevalentemente organizzative e culturali più che tecnologiche: agire su queste leve può favorire l’implementazione concreta delle strategie di IPC e AMS nei diversi contesti assistenziali.